Da Di Maio a Renzi, fino a Berlusconi: i meravigliosi spendaccioni coi soldi dei figli

Sforare il famoso parametro del 3% del rapporto deficit/Pil: ecco l’imperativo categorico della politica italiana tutta, dall’estrema destra alla sinistra radicale. Che altrimenti come facciamo a mantenere la nostra bella (e italianissima) repubblica degli sprechi?

Zalone Linkiesta
5 Gennaio Gen 2018 0745 05 gennaio 2018 5 Gennaio 2018 - 07:45
WebSim News

«Se non sfori il 3% del deficit, non crei nuova ricchezza e il debito continua a peggiorare».
«Buttiamo giù il debito ma torniamo a un deficit del 3%, per dare ossigeno economia».
«Saremo al suo fianco se comunicherà all'Europa, senza chiedere il permesso, che per rilanciare l’economia sarà necessario andare oltre il fatidico 3% del rapporto debito-Pil»
«Dobbiamo minacciare di uscire dall’Europa, ma assolutamente senza farlo!»

No, non stanno parlando gli alleati di ferro di una granitica alleanza elettorale, bensì gli acerrimi nemici che si sfideranno alle prossime elezioni e che già oggi non lesinano colpi bassi: nell’ordine, si tratta di citazioni tratte dal vangelo secondo Di Maio, Renzi, Bersani e Berlusconi. Nemici in tutto tranne che sulle coperture delle loro mirabolanti (o meno) proposte economiche. Semplice: spendere di più di quanto si incassi, derogando gli impegni presi, e inseriti in Costituzione coi voti di tutti loro (Cinque Stelle esclusi, che non c’erano), di far tornare e mantenere il bilancio dello Stato in pareggio.

Date in mano del deficit a un politico italiano e gli restituirete la fantasia, la baldanza di chi può promettere qualunquemente, la magnanimità di chi può restituire il sorriso a un popolo con un colpo di bacchetta magica, in spregio a quell’orribile e antipatico orpello che si chiama futuro

No, assolutamente. Perché facendo deficit - e aumentando i debiti - si possono finanziare mirabolanti tagli delle tasse, poderosi investimenti in infrastrutture al Sud, bonus di ogni genere e sorta, magari pure una bella lievitazione delle pensioni o degli stipendi dei dipendenti pubblici, perché no, una finestrella di nuove assunzioni e l’abolizione della Legge Fornero. Date in mano del deficit a un politico italiano e gli restituirete la fantasia, la baldanza di chi può promettere qualunquemente, la magnanimità di chi può restituire il sorriso a un popolo con un colpo di bacchetta magica, in spregio a quell’orribile e antipatico orpello che si chiama futuro.

Già, perché deficit (e debito) hanno questo piccola controindicazione: che lo pagheranno gli elettori di domani, i nostri figli e nipoti. Ma da che mondo e mondo non sono molto più simpatici e divertenti quei papà che cambiano una macchina al mese, e che se ne tornano ogni sera con regalo nuovo, anche quando non se lo possono permettere, come Checco Zalone in “Sole a catinelle”? Non sono quelle, le famiglie felici? Chi di voi, sinceramente, preferirebbe un papà come Wolfgang Schauble, uno che quando ha lasciato il ministero delle finanze tedesco è stato salutato da un flash mob dei dipendenti, che hanno disegnato un enorme “zero” umano - lo schwarze Null - sotto la sua finestra, per ringraziarlo di aver riportato in pareggio le entrate e le uscite dello Stato tedesco. Schauble, che infatti aveva un padre rigorosissimo, «un commercialista più ligio dell'ufficio fiscale». Che inferno.

Meglio noi. Meglio i 2 miliardi all’anno che spendiamo per mantenere in vita gli sprechi dell’autonomia siciliana. Meglio una qualità della spesa pubblica che il World Economic Forum, poco più di un anno fa, ha valutato al 130esimo posto su 136 Paesi al mondo, la peggiore in Europa, dietro l’Ucraina e poco avanti a Yemen e Venezuela. Meglio dieci regioni italiane su venti che nel giro di quindici anni scarsi di autonomia, sono riuscite a far saltare i conti della sanità. Meglio Atac, il cui personale costa dodici volte il carburante con cui circolano i mezzi pubblici. Meglio 48mila euro per Spelacchio. Meglio le grandi infrastrutture come la Brebemi o la Pedemontana Veneta. Tutti miracoli che ci sono riusciti rispettando i parametri di Maastricht, peraltro. Pensate a che meraviglie potremmo fare sforandoli. Abbiamo già i brividi.

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