Siamo diffidenti di tutto? Non rimane che fidarsi delle singole persone

Siamo in un’epoca in cui la fiducia non si è annullata, semplicemente si è disgregata ed è passata dalle istituzioni agli individui. Che ora hanno molta più responsabilità. Lo spiega un saggio della docente di Oxford Rachel Botsman

Damien Hirst

Un’immagine della mostra “Treasures from the Wreck of the Unbelievable” di Damien Hirst, appena terminata a Palazzo Grassi, Venezia, e dedicata al rapporto tra verità e bugie

MIGUEL MEDINA / AFP

5 Gennaio Gen 2018 1210 05 gennaio 2018 5 Gennaio 2018 - 12:10
Tendenze Online

A Palazzo Grassi a Venezia si è conclusa da pochi giorni la grandiosa mostra Treasures from the Wreck of the Unbelievable di Damien Hirst: il quotatissimo artista contemporaneo ha simulato il ritrovamento del carico di una nave antica piena di incredibili tesori. Ma fra statue di Topolino e busti della cantante Rihanna, l’inganno dura poco, anche se molti visitatori giravano per le sale con un dubbio ricorrente: saranno opere autentiche? La verità giace da qualche parte fra le bugie e la verità era la scritta che accoglieva all’ingresso della mostra ed è questo, credo, che la rende una delle più ironiche e suggestive testimonianze di questa nostra epoca in cui i contorni delle certezze vengono sfumati dalle sempre più insistenti ombre del dubbio.

Da Democrito (che, appunto, diceva: “La natura ha sepolto la verità nel fondo del mare”) in poi, l’umanità si è sempre interrogata sul concetto di verità. Non solo la filosofia e l’arte, ma anche la nascita stessa dei romanzi, e poi del cinema e di tante altre forme di espressione umana: la finzione è, paradossalmente, un’invenzione che l’uomo ha introdotto per indagare meglio la realtà. Eppure oggi questi aspetti assumono un’importanza ancora più essenziale perché sulla verità e l’affidabilità si giocano importanti partite che hanno in mano i destini della nostra società: quelle della libertà di espressione, della responsabilità e – in definitiva – del potere.

Se un tempo infatti si consideravano detentori della verità coloro che erano più vicini a Dio, la rivoluzione scientifica, la laicizzazione della società e progressivamente l’avvento dell’epoca contemporanea hanno frammentato il fronte dell’incrollabile certezza. Di chi fidarsi dunque? Degli scienziati? Dei politici? Dei guru della tecnologia? Di nessuno? Rispondere a questi quesiti non è affatto banale. Anche io fatico a darmi una risposta definitiva, eppure è su questo filone che si definirà il nostro futuro. Perché dalla verità deriva la fiducia e dalla fiducia la legittimazione a prendere decisioni per gli altri, per la comunità.

In un mondo che non crede in nulla, neanche ai dati numerici e alle verità scientifiche, imporre un nuovo tipo di fiducia può essere l’unica soluzione. Riscoprire la forza e la lucidità dell’individuo, dunque, può servire affinché si ristabilisca uno slancio di fiducia nelle istituzioni più grandi di lui

Tuttavia è una sensazione condivisa che oggi non ci possa (o non si voglia) più fidarsi di nessuno. La fiducia è come l’energia: non si distrugge, ma si modifica afferma però Rachel Botsman, docente alla Business School dell’università di Oxford, che ho intervistato recentemente a Milano. Il suo ultimo libro, Who Can You Trust? (PubblicAffairs), è appunto un’acuta disamina delle relazioni sociali e tecnologiche che noi tutti intrecciamo al giorno d’oggi: secondo Botsman siamo in un’epoca in cui la fiducia non si è annullata, semplicemente si è disgregata ed è passata dalle istituzioni agli individui. Se prima riponevamo le nostre speranze negli stati, nelle associazioni, nelle aziende o nei partiti, ora invece ci rivolgiamo alle singole persone.

Che siano la nostra rete di conoscenze sui social o gli estranei da cui ci facciamo dare un passaggio con Uber o nella cui casa ci facciamo ospitare con AirBnb, oggi siamo abituati a distribuire la nostra fiducia su una scala molto più piccola, individuale. «Le persone hanno perso la loro fiducia nell’establishment e nell’élite. È come un virus che si sta diffondendo sempre più velocemente», ha dichiarato la studiosa. Perché siamo tutti d’accordo che instaurare rapporti umani fra individui è fondamentale nella vita di tutti i giorni, ma importante è anche ciò che ci rappresenta su una scala più grande, a un livello più generale.

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