Pd contro Liberi e Uguali: la folle guerra della sinistra che farà vincere la destra

Ormai è una sfida nella sfida, quella tra i democratici e i fuoriusciti. E pazienza se vincerà la destra, pazienza se i Cinque Stelle saranno il primo partito, pazienza se uniti si può provare a vincere in Lombardia. L’importante è ridurre la sinistra in macerie. Tutto il resto è noia

Renzi Grasso Linkiesta
8 Gennaio Gen 2018 0740 08 gennaio 2018 8 Gennaio 2018 - 07:40

Oliver e Barbara Rose gli fanno un baffo, alla sinistra di casa nostra. Dove ormai la lotta senza quartiere tra il Partito Democratico di rito renziano e i Liberi e Uguali di Piero Grasso è diventata ormai una sfida nella sfida. Incurante di quel che accade là fuori, dove la destra unita veleggia attorno al 35% e il Movimento Cinque Stelle è stabilmente primo partito, attorno al 27%. Eventualità liquidate con un’alzata di spalle sia al Nazareno, sia dalle parti di Palazzo Madama. Se non per lanciarsi frecciate che nemmeno nelle peggiori crisi di coppia - «Hai visto, caro? La destra vincerà e sarà tutta colpa tua» - o per far ingelosire l’altro, ammiccando a futuribili alleanze con l’odiato Movimento grillino, o con l’orrido Cavaliere.

Talmente odiati e orridi che delle loro proposte non gliene frega nulla a nessuno, né ai Dem e né ai Liberi e agli Uguali. I referendum sull’Euro e i tagli delle tasse stile Trump del Movimento Cinque Stelle? Roba con cui si può dialogare, secondo Pierluigi Bersani e i suoi soci. Ma se il Pd lancia l’idea di abolire il canone Rai, orrore e raccapriccio. Lo stesso sul versante opposto: la flat tax di Salvini, le dentiere per tutti, l’abolizione della Legge Fornero? Che noia mortale. Ma se Liberi e Uguali lancia la proposta di abolire le tasse universitarie, i pasadran democratici si mobilitano in massa per manifestare il proprio disappunto: che orrore i tagli delle tasse, che orrore i bonus uguali per tutti, se li propongono gli altri.

E non finirà qua, statene certi. Man mano che si avvicinerà il voto, e si delineeranno le sagome dei barbari che torneranno da vincitori nei palazzi del potere, e qualcuno sussurrerà di Maroni premier, di Salvini ministro degli Interni, di Gianni Letta presidente della Repubblica e Silvio Berlusconi senatore a vita, state pur certi che non sentirete altro che le urla stentoree del rinfaccio incrociato, dei te l’avevo detto, hai cominciato tu, è colpa tua, te la sei voluta

Tutto avvizzisce dentro casa, nella guerra civile di una famiglia politica divisa in due che complessivamente è accreditata di un terzo scarso dei voti, ma che assieme potrebbe prendersi almeno una cinquantina di collegi uninominali in più ed evitare di regalare tutto il nord e tutto il Sud a destra e Cinque Stelle. E come in ogni guerra civile che si rispetti, vale tutto: pure dividersi in Lombardia, dove la sinistra perde da 22 anni e si è sempre presentata assieme - così come governa assieme in mezza Italia - anche se Maroni dovesse davvero ritirarsi rendendo di nuovo contenibile la partita della presidenza a favore di Giorgio Gori. Meglio la Lega, evidentemente, e gli eredi del Celeste. Gli avversari sentitamente ringraziano. E già che ci sono, rubano un po' di argomenti dialettici ai due coniugi in guerra, per cannoneggiare da fuori.

Non finirà qua, statene certi. Man mano che si avvicinerà il voto, e si delineeranno le sagome dei barbari che torneranno da vincitori nei palazzi del potere, e qualcuno sussurrerà di Maroni premier, di Salvini ministro degli Interni, di Gianni Letta presidente della Repubblica e Silvio Berlusconi senatore a vita, state pur certi che non sentirete altro che le urla stentoree del rinfaccio incrociato, dei te l’avevo detto, hai cominciato tu, è colpa tua, te la sei voluta. E sarà solo l’inizio della fine. Perché mentre i Roses continueranno la loro guerra, i Cinque Stelle consolideranno il profilo preconizzato loro da Beppe Grillo, quello del grande partito d’opposizione, sulle orme del Pci berlingueriano, del suo splendido isolamento e della sua ostentata superiorità morale.

E ci scommettiamo, insomma, che quando rinascerà questa nuova parodia dell’antica dialettica Dc - Pci, i nostri duellanti continueranno a scagliarsi piatti e bicchieri, per inerzia, sino alla noia, senza mezza idea persa, se non il rimasticamento di vecchi slogan altrui, dall’Avanti di Renzi (Obama 2012), al “Per i molti, non per i pochi” che Grasso ha mutuato letteralmente dalla recente campagna elettorale di Jeremy Corbyn, che per la cronaca è uno che non hai mai mollato il Labour nemmeno quando era il regno di Tony Blair.

Aussi la merde, dicevano i francesi, cui non è mai mancato il dono della sintesi. E merde sarà.

Potrebbe interessarti anche