Volete eliminare un presidente americano? Portatelo nell’ascensore del Pentagono

Un incidente di nessuna conseguenza implicò il presidente Usa Lyndon Johnson: l’ascensore su cui era salito, insieme ad altri 12 assistenti, si bloccò all’improvviso. Fu il panico per tutti, ma per fortuna la cosa si risolse in 12 minuti

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8 Gennaio Gen 2018 1045 08 gennaio 2018 8 Gennaio 2018 - 10:45

Se qualcuno avesse intenzione di liberarsi di un presidente americano, potrebbe trarre spunto da ciò che accadde il 29 febbraio 1968 al Pentagono, quando Lyndon Johnson, all’epoca alla Casa Bianca, rimase bloccato in un ascensore per almeno 15 minuti. E tutto l’apparato amministrativo e militare entrò nel panico.

Come racconta AtlasObscura, Johnson, insieme al suo Segretario alla Difesa Rober McNamara, che di lì a poche ore avrebbe defenestrato, “promuovendolo” alla World Bank per la gestione disastrosa della guerra in Vietnam, era arrivato al parcheggio sotterraneo del Pentagono insieme ai suoi collaboratori. La cerimonia di addio di McNamara si sarebbe tenuta al piano superiore, dove 150 soldati stavano aspettando l’arrivo del Presidente. Insomma, un’operazione di routine: Johnson saluta McNamara, i due si scambiano parole affettuose e si incamminano verso l’ascensore. Salgono, McNamara preme il pulsante, la porta si chiude. E comincia a salire. E si ferma.

Quello era l’unico ascensore per passeggeri dell’area: a causa dell’economia di guerra gli americani avevano deciso di fare economia di acciaio preferendo le scale. Ed era di conseguenza l’unico che poteva restare bloccato. Fin da subito, il presidente e gli altri 12 presenti, pensarono a un attentato: oltre al caso del suo predecessore John Fitzgerald Kennedy, in quell’epoca non era infrequente vedere capi di Stato uccisi o fatti cadere da militari o da altri avversari politici. Possibile ipotizzare una rivolta degli ufficiali contro le dimissioni di McNamara? “Ci aspettavamo da un momento all’altro che qualcuno inalasse gas nella cabina, o usasse delle bombe per farci saltare in aria”, dirà uno dei presenti.

Dall’altra parte, erano tutti impazziti. Il comando più gridato era: “Aprite quella maledetta porta!”. Squadre di agenti segreti correvano su tutti i piani dell’edificio tentando di aprire ogni uscita. “Sono bloccati! Sono bloccati!”. Il colonnello era fuori di sé. Poi, dopo 12 minuti (“L’aria si stava facendo irrespirabile, per fortuna il presidente aveva aperto uno spiraglio tra le due porte con il suo quaderno e i fogli del suo discorso”), una squadra di uomini della manutenzione riesce, con il piede di porco, ad aprire la porta: l’ascensore era poco sotto il terzo piano. Viene fatta passare una sedia (da usare come gradino) e uno a uno – primo il presidente – escono tutti. Pericolo scampato.

Da quel giorno la scritta di avvertimento sull’ascensore fu cambiata. Non più “Max 15 persone”, ma “Max 12 persone”. Alcuni, visto il rischio, avevano proposto anche “10 persone”.

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