Non è giornalismo: il libro su Trump è solo gossip, mediocre

“Fire and Fury: Inside the Trump White House” di Michael Wolff è un libro di puro gossip. Divertente. Ma non c'è una visione del mondo, un’idea che non consista in una polemica politica giocata con armi molto leggere. Forse troppo

Donald Trump_Linkiesta
9 Gennaio Gen 2018 0740 09 gennaio 2018 9 Gennaio 2018 - 07:40

Ogni tanto occorre mettere un po’ di sale in zucca. Da giorni non si parla d’altro. Del libro di Michael Wolff, classe 1953, una certa giornalistica vanità, firma di ‘Usa Today’ e di ‘The Hollywood Reporter’ e bibliografia, invero, tolta la biografia di Rupert Murdoch, piuttosto smilza e poco eccitante. “Fire and Fury: Inside the Trump White House”: questo, lo sanno anche i muri, il libro di Wolff, appena uscito, che farà ricco il giornalista e ancor più ricco il vilipeso Presidente biondochiomato Usa. Perché? Beh, leggere per credere (lo comprate qui, se vi va). Il tomo è un repertorio di pettegolezzi. Trump è presentato come una specie di Nerone che rimprovera la donna delle pulizie perché ha osato sollevare la sua maglia dal pavimento (“se l’ho messa lì è perché voglio che stia lì!”, ha sentenziato), che intima agli inservienti della Casa Bianca di non toccare il suo spazzolino da denti, mentre Melania, vamp primadonna, dorme in una camera a parte, separata, sognando di dominare il mondo della moda, forse. Insomma, poca roba. Roba che diverte – come diverte sempre vedere il potente a culo scoperto. Ma poca roba. Non c’è, intendo, una visione del mondo, una voracità polemica (pensate ai pamphlet di un Curzio Malaparte, per dire, o agli affondi politici di Thomas Mann), una vivacità politica. C’è il pettegolezzo. Per questo, a conti fatti, il libro ‘contro’ Trump pare scritto per aumentare la celebrità mondiale di Trump. Leggere per credere, ancora. Ecco tradotto una parte del sesto capitolo del libro, “At Home”, a casa. Dove l’abitudinario – e tontolone – Trump ciabatta nella sua nuova dimora, la Casa Bianca. Speculare sulle debolezze umane non è bello, sbertucciare i potenti è un dovere, ma un chilo di materia grigia in più è necessaria. Ultima considerazione. Pare che i cittadini americani facciano la coda per comprare “Fire and Fury”. Tutti pazzi per il gossip politico? Vero. Ma è anche il sintomo di un Paese che sente ancora di ‘fare la Storia’. Immaginate se uscisse la biografia perversa del Presidente Mattarella…

Bastò la prima settimana di presidenza perché tra gli amici di Trump, non direttamente coinvolti nell’azione presidenziale, pur tenuto conto del suo nuovo ruolo o giustificando i propri comportamenti – dai tweet del primo mattino al rifiuto di osservare le prescrizioni alle telefonate auto celebrative a un amico, tutti dettagli già trapelati via stampa – avanzasse una convinzione: egli non aveva fatto il salto che altri prima di lui avevano fatto. Molti presidenti sono giunti alla Casa Bianca dopo una vita politica più o meno ordinaria, e furono spaventati dall’improvviso mutamento di vita, con una villa piena di servitori e servizio di sicurezza, un aereoplano a disposizione per ogni occasione, un seguito di cortigiani e di consiglieri. Tutto questo, tuttavia, non è diverso dalla precedente vita di Trump nella Trump Tower, ben più comoda e accogliente della Casa Bianca, secondo i suoi gusti, con servitori, sicurezza, cortigiani e consiglieri e un aereoplano pronto all’uso, per l’occorrenza. Per lui, fare il presidente non fu, a conti fatti, un grande affare.

Ma un’altra teoria è esattamente opposta: egli è totalmente fuori luogo alla Casa Bianca, perché tutto ciò che fa parte del suo mondo ordinario è stato fatto fuori. In questa visione, il settantenne Trump sarebbe una creatura abitudinaria, a un livello che poche persone, senza controllare dispoticamente il proprio ambiente, possono immaginare. Ha vissuto nella stessa casa, un vasto spazio nella Trump Tower, da quando l’edificio è stato compiuto, nel 1983. Ogni mattina, da allora, fa lo stesso tragitto verso il suo ufficio, qualche piano sotto. Il suo ufficio è una specie di navicella fuori dal tempo, ferma agli anni Ottanta, con gli stessi specchi dorati, la stessa copertina del Time incorniciata e appesa al muro; il solo sostanziale cambiamento è la fotografia di Tom Brady al posto di quella del giocatore di football americano Joe Namath. Fuori dalla porta del suo ufficio, ogni cosa ha lo stesso volto – servitori, sicurezza, cortigiani, ‘yesman’ – che lo servono praticamente da sempre. “Puoi immaginare quanto può essere distruttivo cambiare del tutto ciò che fai ogni giorno e trovarti improvvisamente alla Casa Bianca?”, ci dice una amica di lunga data di Trump, sorridendo di questo scherzo del destino.

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