Parola d’ordine: abolire tutto, il triste epilogo di una politica senza un’idea di futuro

Bollo auto, canone Rai, obbligo vaccinale, legge Fornero: in campagna elettorale tutti promettono di abolire qualcosa. Un tempo le promesse elettorali servivano per guardare al futuro. Oggi si mira a una qualche restaurazione, che nasconde una preoccupante mancanza di idee

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11 Gennaio Gen 2018 0730 11 gennaio 2018 11 Gennaio 2018 - 07:30

Prepariamoci, sarà una campagna elettorale all’insegna delle rinunce. Alle proposte si preferiscono le cancellature. Vere, presunte, inattuabili. La singolare strategia sembra aver colpito tutti leader in corsa, nessuno escluso. C’è chi vuole togliere il canone Rai, chi promette di rimuovere il bollo auto, chi punta a sforbiciare le tasse universitarie. Bianchetto alla mano, i programmi di ogni partito puntano forte sulle abolizioni. Solo ieri il segretario leghista Matteo Salvini ha confidato ai suoi follower di Twitter che se andrà al governo eliminerà le norme introdotte dal governo Gentiloni sull’obbligo dei vaccini e «la tassa assurda sulle sigarette elettroniche». Due abrogazioni al prezzo di una, tutto in 140 caratteri.

Il confronto politico procede serrato. Sempre ieri Silvio Berlusconi ha promesso che in caso di vittoria cancellerà il Jobs Act (salvo poi precisare che alla riforma del lavoro verranno solo apportate alcune modifiche). Il grillino Luigi Di Maio invece pensa in grande. Durante un incontro a Milano ha presentato un apposito sito internet dove i cittadini potranno segnalare le norme inutili e dannose per l’economia. Dallo spesometro agli studi di settore, il progetto è ambizioso: «Nei primi giorni del nostro governo - ha spiegato il candidato Cinque Stelle - aboliremo 400 leggi».

C’è chi vuole togliere il canone Rai, chi promette di rimuovere il bollo auto, chi punta a sforbiciare le tasse universitarie. Bianchetto alla mano, i programmi di ogni partito puntano forte sulle abolizioni.​ Un tempo le promesse elettorali servivano per guardare al futuro, oggi sono sufficienti per cancellare quanto fatto dagli avversari

Un tempo le promesse elettorali servivano per guardare al futuro, dare un’idea del paese che si immaginava. Ambizioni magari irrealizzabili, ma pur sempre ambizioni. Oggi sono sufficienti per cancellare quanto fatto dagli avversari. I politici degli ultimi anni ci avevano abituato a campagne impostate sul “faremo, faremo, faremo…”. Adesso si limitano a snocciolare una lunga serie di abolizioni. Alcune sono evidentemente curiose. Dopo aver inserito il canone Rai in bolletta, adesso Matteo Renzi assicura che cancellerà l’odioso balzello. È un fenomeno trasversale, sia chiaro. Solo pochi giorni fa Pietro Grasso, leader di Liberi e Uguali, ha presentato la sua ricetta per il diritto allo studio: l’abolizione delle tasse universitarie. Da tempo la Lega e i Cinque Stelle promettono la cancellazione della legge Fornero. Silvio Berlusconi, invece, è pronto a eliminare il bollo sulla prima auto.

Il risultato è paradossale. Al di là di chi vincerà le prossime elezioni, ancora non conosciamo i veri programmi del prossimo governo. In compenso già sappiamo quello che sarà cancellato. Alla faccia della prospettiva. Il confronto elettorale procede così, un’abolizione dopo l’altra. È lo specchio di un paese e delle sue rinunce. La strategia ovviamente non è casuale, ogni promessa punta a racimolare qualche voto in più. Ogni abolizione si rivolge a una particolare fascia di elettori oppure a una specifica categoria produttiva. Bisogna conquistare il favore dei più anziani? Ecco un intervento sulle pensioni. Si punta sui giovani? Arriva il taglio delle tasse accademiche. E chissà che l’abolizione dell’obbligo vaccinale non punti a quel piccolo, ma radicato, bacino elettorale di complottisti…

Solo pochi giorni fa il presidente della Repubblica ha richiamato ufficialmente i partiti a un maggior senso della misura. Sergio Mattarella si è appellato al dovere di proposte elettorali «adeguate, realistiche e concrete». C’è da scommettere che in pochi lo abbiano davvero ascoltato

Il rischio è che questo fenomeno sfugga presto di mano. Una campagna elettorale improntata sul concetto di abolizione rappresenta evidentemente un problema. Anzitutto per la credibilità dei partiti. Solo pochi giorni fa il presidente della Repubblica ha richiamato ufficialmente le forze politiche a un maggior senso della misura. Durante il discorso di Capodanno Sergio Mattarella si è appellato al dovere di proposte elettorali «adeguate, realistiche e concrete». C’è da scommettere che in pochi lo abbiano davvero ascoltato. C’è poi un aspetto pratico, non per questo secondario. Tutte queste cancellazioni chi le paga? Qualcuno si è preso la briga di calcolare che la sola abrogazione della legge Fornero costerebbe fino a 140 miliardi nel giro di pochi anni. L’abolizione del canone Rai peserebbe sulle casse pubbliche per 1,7 miliardi di euro. Più o meno quanto la cancellazione delle tasse universitarie. Sono necessari almeno sei miliardi, invece, per tagliare il bollo auto. Diciamo la verità, il bilancio dello Stato è pronto a rinunciare a tutti questi soldi? Ma c’è un aspetto persino più grave: l’assenza di visione. Piuttosto che pensare al futuro, i partiti sembrano concentrarsi sul passato. Per i progetti e le proposte c’è tempo, la principale preoccupazione diventa quella di cancellare quanto approvato dagli avversari. E così si deve ripartire ogni volta daccapo. Condannando sistematicamente il Paese a tornare alla casella di partenza, neanche fosse il gioco dell’oca.

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