“Tutti i soldi del mondo”, l'ultimo film di Ridley Scott sembra Centovetrine

Salito alla ribalta per la sostituzione all'ultimo di Kevin Spacey con Christopher Plummer, l'ultimo film del regista di Blade Runner riesce a sprecare una storia pazzesca e risultare imbarazzante come il peggior cinema italiano

Italia Anni 70 Nel Film Tutti I Soldi Del Mondo
12 Gennaio Gen 2018 0920 12 gennaio 2018 12 Gennaio 2018 - 09:20

A guardare il trailer in lingua originale del nuovo film di Ridley Scott All the money in the world, Tutti i soldi del mondo in italiano, la sensazione è quella di avere a che fare con un thriller mozzafiato, costruito su tempi serrati, con atmosfere cupe, con una potente critica all'avidità capitalista, con delle prove attoriali di prim'ordine e con una ricostruzione dell'Italia degli anni Settanta molto credibile.

E invece, purtroppo, Tutti i soldi del mondo non è nulla di tutto questo, tranne forse per le interpretazioni di Christopher Plummer e di Michelle Williams, che però vengono sostanzialmente normalizzate, per non dire asfaltate, dal doppiaggio. Per il resto quello che si ritrova a vedere lo spettatore è un lento e noioso avvicinamento al finale, che seppur sia totalmente inventato — con tanti saluti alla scritta “Una storia vera” — resta l'unico momento del film in cui lo spettatore viene coinvolto emotivamente.

Delle atmosfere cupe restano giusto un paio di inquadrature, dei tempi serrati nessuna traccia, tranne nei dieci minuti finali, per non parlare della ricostruzione storica dell'Italia anni '70, ridicola, costruita su scene di paparazzi che assaltano la povera Michelle Williams e di mafiosi e rapitori che non riescono mai ad essere più di pallide figurine unidimensionali e stereotipate, recitate — almeno nella versione italiana — in maniera imbarazzante, a partire dalla scena del “feroce” rapitore Vaporidis, un capolavoro dell'arte del finto colpo di scena telefonato una settimana prima.

Ci voleva veramente un certo impegno per riuscire ad annoiare con una storia del genere composta dagli ingredienti perfetti per costruire un torbido thriller storico: rapimenti, mutilazioni, fughe, mafia italiana, petrolieri americani, la Roma degli anni Settanta. E a pensare che a gente come Roman Polanski basta una stanza e due coppie di genitori viene quasi da piangere per cotanto spreco narrativo.

Forse sarà la vecchiaia — sir Ridley ne ha fatti ottanta il 30 novembre scorso — ma entrare al cinema per vedersi l'ultimo film del regista di Blade Runner, Il Gladiatore, Thelma & Louise, Alien, Black Hawk Down e via dicendo e uscire con la sensazione di aver guardato una stagione intera di Carabinieri, sì proprio quello che imperversava su Canale 5 con la Manuelona nazionale, è frustrante.

Se non fosse per l'interpretazione di Plummer e per il numero da circo di riuscire a riaprire e richiudere un film già girato rigirando un terzo delle scene per cambiare l'attore — al suo posto, come ricorderete, c'era fino a ottobre Kevin Spacey, poi spazzato via dopo le accuse di molestie — di questo film si salverebbe ben poco.

Doppio è dunque il miracolo al contrario che riesce a Sir Ridley, forse contagiato dal metodo di lavoro à la Occhi del cuore: buttare nel cesso della noia una trama pazzesca con ingredienti forti e con tematiche potentissime e rendere il tutto molto simile a una baracconata italiana di serie B.

E dire che lo stesso Scott, che all'inizio pare non fosse per niente propenso a girare un film sulla storia di Paul Getty, ha dichiarato «Il nome di Getty evocava in me un ricordo specifico, ovviamente sapevo chi fosse e ricordavo il caso, ma non ero particolarmente interessato. Ma poi ho letto qualche riga e, dopo aver incontrato Dan e Bradley, sapevo di essere in buone mani. Una sceneggiatura bella come questa è una vera perla rara. Dopo averla letta ho pensato “wow”. Il materiale di partenza e la sceneggiatura erano fantastici e ho deciso che avrei fatto il film».

Una perla rara. Sarà, ma questo film alla fine, se proprio ha qualche possibilità di guadagnarsi un posto nella storia del cinema, lo farà soltanto per la roboante sostituzione di Kevin Spacey. O al limite per il fatto che Mark Wahlberg, che riesce a mantenere la stessa espressione anche con u personaggio che senza alcuna credibilità fa il giro di se stesso due o tre volte, sia stato pagato 1500 volte in più della collega Michelle Williams per rigirare le scene.

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