Destra e sinistra vogliono governare assieme l’Italia? Lo facciano sul modello della Merkel, o saranno guai

In Germania si vara un’altra edizione della ”grande coalizione”. Destra e sinistra unite, ma sulla base di un programma da seguire e delle cose da fare, non in base alla spartizione delle poltrone. Sarebbe bene fare così anche in Italia. Basta ”manuali Cencelli”, grazie

Merkel_Linkiesta
13 Gennaio Gen 2018 0710 13 gennaio 2018 13 Gennaio 2018 - 07:10

A centodieci giorni dalle elezioni Angela Merkel e Martin Schultz hanno trovato un accordo per un nuovo esecutivo di “grande coalizione”, e siccome tutto fa pensare che anche l'Italia vada in quella direzione lì – un patto tra avversari per garantire la governabilità – sarebbe bene cominciare a studiarlo, questo celebrato modello tedesco: così lento, così faticoso, così efficace.

Da noi l'esperienza di intese destra/sinistra è scarsissima. In pratica si riassume nei 300 giorni del governo di Enrico Letta (ma il patto con Berlusconi resse molto meno, 200 giorni appena). In precedenza, avevamo avuto una sorta di governo dell'emergenza con Mario Monti, ma in quel caso il patto non fu l'esito di elezioni senza vincitori bensì un disperato (e riuscito) tentativo di evitarle. Per trovare qualcos'altro che somigli a una Grosse Koalition bisogna tornare molto indietro, al “governo della non sfiducia” di Giulio Andreotti, nel luglio 1976, fondato sull'astensione del Partito Comunista di Enrico Berlinguer e su un esecutivo tutto di democristiani. Finì molto male. Quando, dopo un anno e mezzo e una crisi, si cercò di passare a un vero e proprio patto Dc-Pci, ci pensarono le Br a far saltare il tavolo sequestrando Aldo Moro poche ore prima della presentazione della coalizione al Parlamento.

Siamo il Paese del leggendario Manuale Cencelli, dove per tenere insieme le cose ogni incarico e sotto-incarico deve essere pesato col bilancino. La nostra tradizione non è il patto politico ma la spartizione dei pani e dei pesci

Quindi, ricordiamocelo: in questo tipo di intese siamo neofiti assoluti. Da noi i governi reggono male persino quando sono fatti da forze omogenee, che cinque minuti dopo l'insediamento già si sentono meno omogenee, e un quarto d'ora più tardi si mettono al lavoro per studiare ritorsioni contro lo schieramento per il quale hanno appena giurato. Siamo il Paese del leggendario Manuale Cencelli, dove per tenere insieme le cose ogni incarico e sotto-incarico deve essere pesato col bilancino. La nostra tradizione non è il patto politico ma la spartizione dei pani e dei pesci. Questa modalità, però, può sorreggere alla meno peggio governi di coalizione radunati intorno a un partito-guida: non certo l'inedita esperienza di un alleanza tra partiti nemici, o ex nemici.

La signora Angela Merkel e il signor Martin Shultz, che in regime di Grande Coalizione hanno macinato già due legislature, hanno siglato il loro terzo accordo con il severissimo rito disciplinare tipico del modello tedesco. 13 gruppi di lavoro con 39 esponenti di partito chiusi in altrettante stanze per arrivare a un compromesso su ogni singolo capitolo dell'azione di governo. Totale riserbo, nessuna comunicazione alla stampa. Nell'ultima riunione plenaria, quella di ieri, sono stati addirittura ritirati i telefonini. L'esito è una dichiarazione di intenti di una trentina di pagine dove ogni dettaglio programmatico è chiaro. Tasse, quote di immigrati, ricongiungimenti, sanità, contributi all'Europa, pensioni. I congressi di Cdu/Csu e della Svp valuteranno e voteranno: se sarà sì, ci sarà il governo, e in conclusione l'elettore tedesco potrà valutare i suoi riferimenti politici non sulla base dei “posti” che hanno ottenuto ma delle “cose” che hanno spuntato ai tavoli.

Dopo la fumata bianca gli italiani vorranno sapere se votare - dopo il lunghissimo strazio di questa campagna - è servito a cambiare qualcosa, o solo a insediare un nuovo establishment dai progetti confusi

Dovendo scegliere un modo per accostarsi, qui in Italia, al misterioso ed inedito esperimento di un matrimonio tra Montecchi e Capuleti, è consigliabile senza dubbio la stessa via. Chiunque siano i Giulietta e Romeo chiamati a patteggiare – Renzi e Berlusconi nell'ipotesi più probabile, ma anche Di Maio e Salvini nella prospettiva evocata da qualcuno, o Grasso e Di Maio, o Renzi e Grasso e ogni altro entrato in partita – si tenga conto che i nervi del Paese sono piuttosto tesi. Non si potrà uscire dal summit finale cantando vittoria perché si sono spuntati cinque ministeri e quindici sottosegretari. L'elettorato non la prenderebbe bene. L'elettorato, del Manuale Cencelli se ne frega. Dopo la fumata bianca gli italiani vorranno sapere se votare - dopo il lunghissimo strazio di questa campagna - è servito a cambiare qualcosa, o solo a insediare un nuovo establishment dai progetti confusi. Dargli l'idea di un ennesima fregatura sarebbe pericoloso.

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