Europa

Dopo i sacchetti l’Europa pensa a una nuova tassa sulla plastica

La Commissione europea si prepara a introdurre una tassa sui prodotti di plastica, destinata anche a far quadrare il bilancio europeo dopo il buco creato dall’uscita del Regno Unito

Plastic Linkiesta

(Justin TALLIS/AFP)

17 Gennaio Gen 2018 1105 17 gennaio 2018 17 Gennaio 2018 - 11:05

STRASBURGO - Tassare bottiglie e imballaggi usa e getta per fare cassa. Dopo l’introduzione dei sacchetti biodegradabili a pagamento per frutta e verdura, la Commissione europea si prepara a introdurre una tassa sui prodotti di plastica, destinata anche a far quadrare il bilancio europeo dopo il buco di quasi 14 miliardi l’anno creato dall’uscita del Regno Unito.

I vicepresidenti della Commissione Frans Timmermans e Jyrki Katainen hanno presentato a Strasburgo la nuova Strategia europea sulla plastica, diventata urgente dopo che la Cina ha chiuso le porte all’importazione incontrollata di rifiuti dal vecchio continente. «Se non cambiamo le nostre politiche, la plastica ci può anche uccidere», spiega Timmermans. «Ma vietarla del tutto è impossibile. Bisogna vietare la plastica che non funziona». Ovvero quella usa e getta, a utilizzo unico, molta della quale finisce nei nostri mari, trasformandosi in microplastiche. E per ridurre l’uso di questi materiali, i commissari pensano a introdurre incentivi fiscali per la produzione di plastiche riciclate, tassando invece quelle cattive.

«Può essere un buon modo per creare risorse per l’Europa», dice Katainen. «Tassiamo e nello stesso tempo pensiamo ai nostri obiettivi ambientali». Le chiamano “imposte ambientali”. Al momento non è stata trovata ancora una strategia per inserire una tassa sulle plastiche paneuropea. Nel documento della European Commission’s Plastics Strategy non si fa riferimento alla nuova tassa e i commissari avanzano più di un dubbio sulla riuscita dell’introduzione di una imposta di questo tipo. Ma, aggiunge Katainen, «siamo pronti a usare imposizioni fiscali per promuovere le plastiche riciclate e ridurre gli imballaggi usa e getta».

L’obiettivo di Bruxelles è che entro il 2030 tutte le plastiche degli imballaggi, dal prosciutto alle verdure, siano riciclabili. Replicando quindi il sistema usato per i sacchetti di plastica, che l’Italia ha cominciato a pagare dal 1 gennaio 2018, l’idea è quella di introdurre una tassa per specifici prodotti come i bicchieri di plastica del caffè o le bottiglie colorate. Ogni volta che si prende un caffè in un bicchierino di plastica, si pagherebbe quindi una gabella. In modo da incentivare i produttori a usare plastiche riciclate.

Alcuni Stati membri hanno già introdotto imposte di questo tipo nelle legislazioni nazionali. «Studieremo anche noi questo meccanismo», spiega Katainen, «con l’obiettivo di creare un mercato circolare e redditizio delle plastiche riciclate».

Siamo pronti a usare imposizioni fiscali per promuovere le plastiche riciclate e ridurre gli imballaggi usa e getta. Tassiamo e nello stesso tempo pensiamo ai nostri obiettivi ambientali

Jyrki Katainen

La possibile introduzione della nuova tassa era già stata annunciata dal commissario per il bilancio Günther Oettinger nel corso della presentazione del budget di lungo termine. «Dal 1 gennaio la Cina ha chiuso le porte all’importazione di plastica da riciclare. Noi produciamo troppa plastica che inquina i nostri mari e gli oceani. La domanda quindi viene spontanea: perché non dovremmo tassare la plastica?», aveva spiegato.

Favorevoli all’introduzione della tassa i Socialisti e democratici, capitanati da Gianni Pittella. «Se non facciamo niente in futuro, entro il 2050 avremo più plastica che pesci», dice Kathleen Van Brempt. «Siamo favorevoli all’introduzione di una tassa che verrebbe attuata per sbarazzarci di queste plastiche. All’inizio entrerebbe molto denaro, poi andrà riducendosi». E lo stesso dicono i Verdi. «Dobbiamo tassare quello che è tossico per la società per far avanzare il bilancio europeo», dice Philippe Lamberts.

Ma ammesso che molti Stati membri siano d’accordo, l’industria della plastica non lo è. E anche diversi eurodeputati italiani avanzano qualche dubbio, lungi dal sostenere una nuova tassa con le elezioni politiche alle porte. «Prima di introdurre una qualsiasi tassa per i cittadini bisognerebbe eliminare i sussidi al petrolio e ai suoi derivati», dice l’eurodeputato Cinque stelle Piernicola Pedicini. «Nel pacchetto rifiuti abbiamo sostenuto la modulazione del prezzo dei prodotti a seconda del loro impatto sull’ambiente». Gli imballaggi usa e getta sarebbero quindi più costosi di quelli riutilizzabili e riciclabili fino a essere completamente sostituiti. «A pagare devono essere i responsabili e cioè i produttori: sono loro che producono un packaging eccessivo che poi ha un impatto sull'ambiente», dice.

Pure le associazioni ambientaliste non sono così convinte sul metodo. «In linea di principio sosteniamo l’uso di strumenti economici per scoraggiare il consumo di plastica, in particolare quella monouso», ha detto Delphine Lévi-Alvarès, coordinatore dell’alleanza Rethink Plastic NGO. Che vede però una contraddizione tra la corsa a colmare i buchi di bilancio post Brexit e lo sforzo di eliminare del tutto la plastica cattiva. «Se contiamo sulle entrate della tassa, può essere contraddittorio con il suo scopo ambientale», ha detto Lévi-Alvarès.

Oettinger, che è un tedesco, ovviamente ha escluso di fare deficit in bilancio. «Ogni singolo euro speso deve essere finanziato con un altro euro», ha precisato. Il commissario ha già detto che il buco creato dalla Brexit sarà colmato al 50% da nuovi contributi da parte degli Stati membri e al 50% dal taglio di alcuni dei progetti esistenti. Tutti i progetti europei potrebbero essere colpiti, tranne l’Erasmus e i programmi di ricerca. E in questa ricerca affannosa di nuova liquidità, la plastica potrebbe essere la nuova gallina dalle uova d’oro.

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