“Per i tanti, non per i pochi”: lo slogan di Grasso è già vecchio. Anzi, antico

Secondo le intenzioni espresse, sarebbe una ripresa dello slogan di Corbyn, il quale a sua volta lo riprenderebbe da Shelley. Ma già un grande statista, prima dei due politici, lo aveva già adottato. E non andò bene

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dalla pagina Facebook di "Liberi e Uguali"

18 Gennaio Gen 2018 0750 18 gennaio 2018 18 Gennaio 2018 - 07:50

La storia si ripete sempre: prima in tragedia e poi in farsa. E infine diventa uno slogan. Basta guardare le parole scelte dal nuovo partito politico “Liberi e Uguali”, capitanato da Pietro Grasso, per averne una dimostrazione. Il motto della campagna elettorale sarà “Per i molti, non per i pochi”, e riecheggia qualcosa di già sentito. Cosa sarà?

Certo, è stato ripreso (con citazione) dallo slogan del Labour a guida Jeremy Corbyn. “For the many, not the few”, a sua volta ritenuto una citazione dal poeta romantico Percy Bysshe Shelley, per la precisione la fine di The Mask of Anarchy:

Rise like lions after slumber
In unfathomable number
Shake your chains to earth like dew
Which in sleep have fallen on you –
Ye are many, they are few
”.

Insomma, sembra la solita retorica elettorale di importazione. Fa il paio (o il trio, o il quartetto) con il deboluccio “Si può fare” di Walter Veltroni, modellato dall’obamiano Yes we can, con l’“Avanti!” di Matteo Renzi, tradotto dal sempre obamiano Forward, con l’“Adesso!”, sempre di Renzi, ma stavolta ripreso dalla campagna di Nixon.

Le filiazioni sono infinite: da Obama hanno copiato anche gli spagnoli di Podemos, dai quali hanno a loro volta copiato – male – i civatiani di “Possibile” (notevole che sia loro che Veltroni, nella traduzione/tradimento, si siano dimenticati del “We”, che dà tutta la forza allo slogan, più del “Can”, e non sembra un lapsus). Renzi, il più esterofilo di tutti, ci ha riprovato con un “In cammino”, fotocopia di En Marche, di Emmanuel Macron. E non è andata bene come al francese.

In questa confusione, però, una cosa è chiara: la comunicazione politica si affida, più che ad analisi e ricerche, a meccanismi che sembrano appartenere più che altro al mondo della magia. Importano le formule, sperando di riuscire a importare i voti. Non succede.

Ma il “molti contro i pochi” non è solo una copiatura dal Labour. Eh no. Chi ha buona memoria potrà tornare indietro nel tempo, in piena Seconda Repubblica: quando nell’Italia che aveva appena salutato il vecchio millennio e non aveva ancora visto gli aerei dell’11 settembre campeggiava lo stesso slogan. Ma non c’era né Grasso (allora era alla procura di Palermo a menar fendenti contro i mafiosi) né Corbyn (che era tra i seggi del Parlamento inglese, allora con il Labour al potere, e menava fendenti, ma politici). C’era, invece, lui:

Come si può vedere, gli slogan vanno e vengono. Chissà se anche Pie(t)ro Grasso lo sa. E chissà se è scaramantico. In ogni caso, da Shelley all’Ulivo, poi al Labour e poi di nuovo a LeU, il viaggio è stato lungo, ma non così tanto: perché la retorica del “tanti contro i pochi” è molto più vecchia, anzi più antica. E se la gente che si crede colta lo fosse anche, allora ricorderebbe, in un istante, la più grande attestazione scritta di questo slogan. Cioè: “καὶ ὄνομα μὲν διὰ τὸ μὴ ἐς ὀλίγους ἀλλ᾽ ἐς πλείονας οἰκεῖν δημοκρατία κέκληται”.

E si commuoverebbe.

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