Finora la campagna elettorale ha un solo vincitore: Matteo Salvini

La candidatura di Giulia Bongiorno, gli accordi territoriali, i big della destra che migrano, i temi leghisti al centro della campagna elettorale. Finora il gioco lo sta dettando la Lega, piaccia o meno. L’unico che può fermarli? Il loro odiato alleato Silvio Berlusconi. È lì che si decide tutto

GABRIEL BOUYS/AFP/Getty Images

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19 Gennaio Gen 2018 0745 19 gennaio 2018 19 Gennaio 2018 - 07:45

C’è chi dice che persino il lapsus (freudiano) del candidato governatore lombardo Attilio Fontana sulla “razza bianca” sia stato un colpo da maestro di comunicazione politica: fino al giorno prima non lo conosceva nessuno, il successore forzato del riottoso governatore uscente Roberto Maroni. Nel giro di una settimana è diventato trend topic sui social network e protagonista di ogni discorso al bar, mentre il centrosinistra è riuscito pure a balcanizzarsi su questo tema, arrivando all'assurdo di Liberi e Uguali che minimizza le parole di Fontana pur di non dover essere costretta a far fronte comune con Giorgio Gori.

E sebbene siano passati pochi giorni, non è nemmeno l’ultimo colpo di Matteo Salvini nella costruzione della centralità leghista nella campagna elettorale per le elezioni del prossimo 4 marzo. Ieri, ad esempio, è stato il giorno della candidatura di Giulia Bongiorno - che segue nel suo percorso da Alleanza Nazionale alla Lega un peso massimo della destra post missina come Gianni Alemanno - e del possibile accordo con il Partito Sardo D’Azione - 5% dei voti in Sardegna alle ultime elezioni regionali del 2014 - che presumibilmente qualche voto a Salvini, nell’Isola, lo porterà. Passi piccoli, ma decisi, verso la legittimazione del movimento federalista che fu come unica e vera forza di destra in Italia.

Un piccolo capolavoro, già l’abbiamo detto, se si considera da dove fosse partita questa lunga traversata nel 2014, quando Salvini prese in mano un partito in gravi difficoltà economiche e reputazionali, con una rappresentanza parlamentare ai minimi storici, portandolo a veleggiare stabilmente attorno al 13-14% dei consensi.

Paradossalmente, l’unico vero nemico della Lega è il suo maldigerito alleato Silvio Berlusconi, l’unico in grado di drenare consenso al Carroccio. Già è successo, in passato e la metafora girava parecchio, in Via Bellerio: La Lega scuote l’albero e Berlusconi raccoglie le nespole. Oggi pare succedere di nuovo, con il Cavaliere che si è preso la bandiera della flat tax senza nemmeno chiedere il permesso

Come spesso è accaduto nel corso degli ultimi trent'anni, la Lega si scopre ancora oggi maestra nell’annusare con enorme anticipo l’aria che tira nella pancia del Paese per tramutarla in consenso politico. In questi anni ha dettato la linea nella battaglia contro l’Euro e l’Europa, in quella contro l’immigrazione e l’afflusso dei richiedenti asilo, in quella per l’abolizione della riforma delle pensioni firmata da Elsa Fornero, quella sulla flat tax, finanche quella sui vaccini. Il tutto, nel contesto di una legge elettorale che - tutti lo sanno, nessuno lo dice - nasce da una bozza redatta da Roberto Calderoli, anche se prende il nome del democratico Ettore Rosato. E che infatti favorisce realtà con un forte radicamento su alcuni territori, come la Lega al Nord.

Gioco, partita, incontro? Alt, è ancora lunga. Paradossalmente, l’unico vero nemico della Lega è il suo maldigerito alleato Silvio Berlusconi, l’unico in grado di drenare consenso al Carroccio. Già è successo, in passato e la metafora girava parecchio, in Via Bellerio: La Lega scuote l’albero e Berlusconi raccoglie le nespole. Oggi pare succedere di nuovo, con il Cavaliere che si è preso la bandiera della flat tax senza nemmeno chiedere il permesso, anche se per ora la Lega sembra tenere, nei sondaggi. Non è da ieri che lo diciamo: è negli equilibri tra Salvini e Berlusconi, nel prevalere dell’uno o dell’altro nei rapporti di forza interni al centrodestra, che si capirà come andrà a finire la prossima legislatura. Per ora, Salvini sta reggendo il colpo. Ma le fosse sono piene di quelli che hanno sottovalutato il Cavaliere nei due maledetti mesi che separano l'elettore dalle urne.

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