Basta col mito del curriculum: per fare bene in politica serve tutto meno che quello

Pensare, come fanno Berlusconi e Di Maio, che avere un curriculum lavorativo sia essenziale per fare politici è una mistificazione. Sarebbe bene occuparsi meno dei Cv dei candidati e più della capacità dei partiti di scegliere le persone giuste

Renzi Salvini Linkiesta
22 Gennaio Gen 2018 0730 22 gennaio 2018 22 Gennaio 2018 - 07:30

Diplomato al Mamiani di Roma, lavora saltuariamente, si è messo in luce per una lettera polemica al regista Nanni Moretti.

Diplomata, precedenti occupazioni come baby sitter e barista, periodicamente impiegata ai banchi di grande mercato cittadino romano.

Laureato, impiegato nella consegna di volantini ed elenchi del telefono, concorrente a importanti quiz tv, esperienza triennale maturata nell'azienda paterna.

Diplomato, iscritto a Scienze Storiche, 12 anni fuori corso, ha consegnato pizze per diverse aziende fra le quali Burghy Milano, partecipante a quiz televisivi.

Laureato, pubblicista, ex-precario presso l'amministrazione finanziaria, ritenuto non idoneo dall'Esercito per deperimento organico, disoccupato.

Non sono i curriculum dei candidati grillini ma quelli di cinque personaggi di grande rilievo politico, piuttosto giovani (tranne uno) e diventati molto influenti nell'ultimo decennio. Li dedichiamo ai fanatici del CV e a tutti coloro che immaginano di costruire una campagna elettorale sul tema del successo sul lavoro, o addirittura della denuncia dei redditi. Non per esaltare l'ignoranza e la scarsa propensione allo studio e al lavoro, ma per ricordare che la politica è mestiere a sé: si può farla – anche bene – senza una biografia da imprenditore di successo, da banchiere, da archistar, e persino senza aver mai interpellato un commercialista.

La politica è mestiere a sé: si può farla – anche bene – senza una biografia da imprenditore di successo, da banchiere, da archistar, e persino senza aver mai interpellato un commercialista

Questa sui curriculum è una delle polemiche collaterali più singolari di questa campagna elettorale, destinata a riaccendersi quando i nomi dei candidati alle Politiche saranno tutti squadernati. Ha cominciato Silvio Berlusconi denunciando il fatto che l'87 per cento dei parlamentari grillini non hanno mai presentato una dichiarazione dei redditi, quindi non hanno mai lavorato. Quelli se la sono presa, e si sono arrampicati sugli specchi per compilare un elenco da quale risulta che i disoccupati sono solo 6 su 123 eletti, pari al 4,8 per cento. I giornali del centrodestra hanno fatto le pulci all'elenco: “trucchi disdicevoli” in quei Cv, hanno concluso. Tutti e due sembrano aver dimenticato l'imprinting delle origini: i grillini i bei tempi dell'Uno-Vale-Uno, Berlusconi quello delle aspiranti Meteorine spedite verso seggi assolutamente sicuri.

Sarebbe bene occuparsi meno dei CV dei candidati e più della capacità dei partiti di scegliere le persone giuste, anziché le più obbedienti ai capi, possibilmente interessate alla Polis piuttosto che agli affari propri e al proprio 740

Nella Prima Repubblica avere un curriculum sarebbe stato probabilmente un handicap. Nessuno dei grandi leader ce l'aveva. Quelli che uscivano dalla guerra, per ovvi motivi. Gli altri perchè erano entrati ragazzini in politica e non c'era stato più tempo per niente altro. Bettino Craxi passò praticamente dall'associazionismo universitario agli incarichi elettivi: a 22 anni consigliere comunale nel paese della madre, a 23 anni già in Comitato Centrale del Psi, a 26 eletto a Milano con mille preferenze. Se qualcuno gli avesse detto «ma non hai un CV?» si sarebbe messo a ridere. Storie identiche per Enrico Berlinguer, Giorgio Almirante, Giulio Andreotti e chiunque altro. Ma anche quelle di Renzi, Salvini, Meloni, e di tutti i giovani leader di questa fase, compresa un'alta quota dei ministri, non sono molto diverse.

Qualcuno ha detto che la politica è fantastica perché un uomo politico può cominciare da giovane come accalappiacani e farlo dimenticare in brevissimo tempo. Ecco, magari il punto è questo. Occuparsi meno dei CV dei candidati e più della capacità dei partiti di scegliere le persone giuste, anziché le più obbedienti ai capi, possibilmente interessate alla Polis piuttosto che agli affari propri e al proprio 740 (come purtroppo è capitato a molti titolari di grandiosi CV imprenditoriali e professionali).

Ps. Se non avete capito a chi corrispondano i Cv citati all'inizio leggete pure la soluzione riportata qui sotto, capovolta

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