La proposta di Andrea Pezzi: «Milano dev’essere la prima città al mondo che emette una sua criptovaluta»

L’ex conduttore, ora a capo del gruppo Gagoo, lancia l’idea di una moneta per pagare prodotti e servizi all’interno della comunità milanese. Si chiamerebbe Ambrogino, abbreviato in Gino. La promessa: «Se Milano emettesse una criptovaluta arriverebbero investimenti da tutto il mondo»

Andrea Pezzi

Andrea Pezzi

22 Gennaio Gen 2018 1040 22 gennaio 2018 22 Gennaio 2018 - 10:40
Tendenze Online

Lo chiama Ambrogino, «meglio ancora Gino», abbreviato e più informale. Ma, premette, non va considerata una mera operazione di marketing, quella che ha in testa, sebbene «Milano potrebbe essere la prima città al mondo che batte moneta». Perché lui, Andrea Pezzi, passato da autore e conduttore televisivo, presente da imprenditore digitale col il suo gruppo Gagoo, alle criptovalute e alla blockchain, la tecnologia a esse sottostante, si sta interessando da tempo. Questa tecnologia, assicura, «può cambiare il destino della nostra città, se avremo coraggio». È un’idea che Pezzi ha lanciato all’evento di “Ho Scelto Milano” dedicato alle proposte per la città che si è tenuto al politecnico di Milano lo scorso 11 gennaio, organizzato da Mattia Mor per sviluppare, a partire dai messaggi d’amore per il capoluogo meneghino, una serie di idee “out of the box” per dare ancora più slancio all’unica città italiana che oggi pare essere in grado di intercettare le tendenze globali in termini di innovazione economia e sociale.

Perché una città come Milano dovrebbe emettere una criptovaluta, o meglio ancora lanciare una Ico - acronimo di initial con offering, offerta di moneta iniziale - per finanziarne l’emissione?
Facciamo una premessa, che bisogna sgomberare il campo dai massimalismi: le criptovalute non sono i buoni contro il capitalismo cattivo, né una minaccia per l’umanità. Sono una cosa che va capita, delle quali va capito il potenziale, che è enorme.

Partiamo da qua: perché hanno un potenziale enorme?
Partiamo dai social network, allora. Che oggi nemmeno dovrebbero più essere chiamate così. Negli anni, infatti, Facebook, WhatsApp, Telegram si sono progressivamente evoluti in vere e proprie piattaforme di servizi. E adesso hanno cambiato ancora approccio. Stanno dicendo: caro utente che sei sempre qua, che ne dici se ci scambiamo i nostri servizi con una specie di moneta che ha corso legale nel mio ecosistema? La prima è stata Telegram, che sta lanciando una Ico da 1,2 miliardi di dollari proprio in questi giorni per farsi la sua criptovaluta. Ma anche Facebook pare sia molto interessata alla cosa. Questo è quel che sta accadendo nel mondo digitale.

Ok, ma cosa c’entrano i social network con le città?
I social network sono il traslato di una comunità fisica, di un villaggio. Se ci pensi Milano è sia un social network, sia una piattaforma di servizi. Quindi, Milano può allo stesso modo battere la sua moneta, che può essere usata per pagare prodotti e servizi all’interno della comunità. Possiamo chiamarlo Ambrogino, o Gino, abbreviato. Avrebbe un potenziale comunicativo enorme. Saremmo la prima città al mondo che batte moneta. T’immagini?

Così Andrea Pezzi riassume la proposta: «Milano può battere la sua moneta, che può essere usata per pagare prodotti e servizi all’interno della comunità. Possiamo chiamarla Ambrogino, o Gino, abbreviato. Avrebbe un potenziale comunicativo enorme. Saremmo la prima città al mondo che batte moneta»

Bello, ma messa così sembra un po’ un’operazione di marketing: Milano, la prima città che…eccetera. Tanto fumo, ma l’arrosto?
Non è un operazione di solo marketing o una di quelle scelte che si fanno per sembrare modernisti e innovativi a tutti i costi. I milanesi pagano le multe, le tasse sui rifiuti, si tagliano i capelli, compiono ogni giorno milioni di transazioni interne a quell’ecosistema che è la città. Di fatto la criptovaluta sarebbe un gigantesco conto comune della città, in cui il Comune fa il cassiere e batte moneta. E con gli euro che si prende in cambio della moneta milanese può fare ricerca sulle infinite applicazioni della blockchain.

Ecco, parliamone: quali sono le implicazioni infinite della blockchain. Perché tutto questo clamore di fronte a questa tecnologia? Non è la stessa con cui ci si scambiavano le canzoni su Napster?
La cosa interessante, e nuova, della blockchain è che ha a che fare con la fiducia, che risolve il problema della fiducia, così come il motore scoppio risolve il problema della potenza, la stampa risolve il problema la diffusione della conoscenza, internet risolve il problema della distanza.

E come?
Vedi questa bustina di zucchero? È la mia moneta. Scrivo tutto il codice di questa moneta. Poi la chiudo in una busta e ci scrivo sopra che te la sto dando. Poi tu la metti in un altra busta, ci scrivi dentro che l’hai data a un altro, e la giri a un altra persona. È criptata, e se viene hackerata anche questa informazione diventa parte della catena a blocchi.

E a cosa serve tutto questo?
Oggi quando compri una cosa, per fidarti, hai bisogno di una certificazione, di una persona che verifchi la veridicità dell’atto. Siccome non abbiamo alcun modo di aver fiducia degli altri, ci affidiamo ad atti formali, a certificatori, alla burocrazia. Il bello della blockchain è che è un processo che non ha bisogno di certificato, perché essa stessa certifica, di fatto, ogni transazione. È sicura, perché non è hackerabile senza che non lo sappiano tutti. È democratica, perché l’informazione è distribuita.

Quindi tutti sanno tutto di tutti...
Siamo tutti destinatari delle informazioni. Ha anche aspetti inquietanti, tutto questo, ma non meno di un autorità centrale che ha tutte le informazioni e di tutto il potere. Ogni cosa può diventare una distopia, se ci pensi.

«Se Milano emettesse una criptovaluta, arriverebbero investimenti da tutto il mondo, anche solo per testare il potenziale innovativo di un’operazione di questo tipo. Con quei soldi, e con quel che disinvesti in sicurezza, si potrebbe riqualificare l’ex area di Expo come centro di ricerca, puntare sul reskilling delle persone, sulla sostenibilità ambientale, sulla ricerca scientifica, finanche sui lavori pubblici»

Andrea Pezzi

Altro problema: è scoppiato il finimondo quando Uber ha disintermediato il trasporto urbano, levando rendite di posizione ai taxi. Se disintermedi la fiducia c’è la rivoluzione…
Disintermediando la fiducia, il mondo della blockchain elimina, o minimizza il problema della sicurezza. Se Milano emettesse una criptovaluta, arriverebbero investimenti da tutto il mondo, anche solo per testare il potenziale innovativo di un’operazione di questo tipo. Con quei soldi, e con quel che disinvesti in sicurezza, si potrebbe riqualificare l’ex area di Expo come centro di ricerca, puntare sul reskilling delle persone, sulla sostenibilità ambientale, sulla ricerca scientifica, finanche sui lavori pubblici. A proposito…

A proposito?
Bellissima l’idea dei Navigli: ma perché non potrebbe essere l’emissione di una criptovaluta, a finanziarla?

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