Lasciate stare il posto fisso: il futuro del lavoro è nel sapersi reinventare

Inutile chiederci cosa vogliamo fare da grandi: in futuro non faremo un solo lavoro. Non parliamo della precarietà più assoluta, ci reinventeremo costantemente, passando da un lavoro a un altro

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22 Gennaio Gen 2018 1400 22 gennaio 2018 22 Gennaio 2018 - 14:00
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Se avete qualche minuto di tempo guardate questo video di qualche anno fa, che ho scoperto di recente e mi ha letteralmente stregato: si tratta dell’intervento che Emilie Wapnick ha tenuto a una delle conferenze TED, che in America e nel mondo diffondono il meglio delle idee per quanto riguarda la tecnologia, l’educazione e il design. Chi è Emilie Wapnick? Difficile dirlo, ed è proprio questo il bello: lei è un’autrice, una life coach ma nella vita è stata (ed è tuttora) anche artista, filosofa e community leader. Dalla sua carriera estremamente versatile ha tratto un concetto che ora vuole far diventare mainstream: quello del multipotentialite (termine inglese da lei stessa coniato inglese in riferimento alle “potenzialità molteplici”).

L’idea di Wapnick parte dal fatto che la domanda Che cosa vuoi fare da grande? non è solo antiquata o inopportuna, è anche altamente dannosa. Quanti di noi da ragazzini si sono sentiti spaesati di fronte a questo quesito esistenziale e quanti si sono sentiti stupidi o limitati nel non riuscire a dare una risposta univoca? Invece i multipotentialite sono proprio quelli che non riescono e non riusciranno mai a dare una risposta unica a quella domanda tanto fatidica, perché magari hanno interessi troppo profondi o diversi o perché hanno talmente tante idee da non poterle incasellare in un’unica attività lavorativa. Wapnick si chiede, ad esempio, cosa sarebbe accaduto al nostro progresso culturale se molti personaggi del Rinascimento, come Leonardo o Leon Battista Alberti, avessero scelto una sola professione nella loro vita.

Il fatto è che "Che cosa vuoi fare da grande?" è una domanda che ci racconta di un mondo ormai superato: oggi come oggi siamo destinati a non fare un solo lavoro nella vita, anzi se siamo fortunati ci troveremo di fronte a sfide occupazionali molto numerose e diverse fra loro. Attenzione: non stiamo parlando qui della precarietà più assoluta, ma della predisposizione intellettuale e della versatilità attitudinale di riuscire a passare da un lavoro a un altro, in modo da affrontare sfide sempre diverse. Professori che diventano attori, bancari che diventano scrittori, commessi che diventano startupper, fioristi che diventano organizzatori di eventi e così via.

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