Elezioni in Lombardia, ecco perché Fontana sta sbagliando tutto (e perché Gori non ne sta approfittando)

Parla Stefano Origlia di Momentum: «Fontana, con la “razza bianca” ha fatto una forzatura da candidato in svantaggio. Gori, nel suo aplomb, si comporta come fosse in vantaggio». La chiave della vittoria? «Il voto d’opinione nelle città può ribaltare tutto»

Regione Lombardia

Palazzo Lombardia, sede della Regione

OLIVIER MORIN / AFP

24 Gennaio Gen 2018 1225 24 gennaio 2018 24 Gennaio 2018 - 12:25

Lo strano caso delle elezioni lombarde, potremmo chiamarlo. Una campagna elettorale in cui chi è in vantaggio (Attilio Fontana del centrodestra) si comporta come se dovesse rimontare e in cui chi dovrebbe rimontare (Giorgio Gori, del centrosinistra) si comporta come se fosse in vantaggio. Questa è l’analisi di Stefano Origlia di Momentum, società che si occupa di comunicazione politica data driven, specializzata cioé sull'analisi e l'elaborazione dei dati.

Tutto parte, ovviamente, dall’ormai arcinota gaffe/lapsus del neo-candidato leghista, che ha sostituito alla chetichella Roberto Maroni, dopo l’annuncio dell’indisponibilità a ricandidarsi dell’attuale presidente di Regione Lombardia. Una gaffe che molti, addirittura, pensano non sia stata tale, tesi avvalorata dalle parole di quest’ultimo che non solo non ha ritrattato - nonostante il biasimo del presidente della Conferenza Episcopale Italiana Gualtiero Bassetti - ma anzi ha detto che quella frase ha fatto aumentare la sua riconoscibilità e pure il suo consenso, stando ai sondaggi di cui dispone: «Facciamo finta che sia vero - spiega Origlia - che Fontana abbia utilizzato la leva del clamore giornalistico per colmare un gap di notorietà e posizionamento sull’area. E che, non a caso l’abbia fatto a inizio campagna, per qualificarsi come un duro e puro agli occhi dello zoccolo duro leghista. Il problema è che la teoria del “purché se ne parli” non è detto funzioni sempre. Anzi, in questo caso, a mio avviso, è stata più controproducente che altro».

Il motivo, secondo Origlia è molto semplice e risponde a una domanda altrettanto semplice: ne aveva davvero bisogno, Fontana, di alzare i toni e di creare una polarizzazione così forte? Secondo Origlia la risposta è No: «Fontana aveva tutto l’interesse a mantenere toni bassi, a far passare in sordina la campagna elettorale lombarda - spiega-. Così facendo avrebbe favorito la parcellizzazione del voto a sinistra, come è avvenuto in Sicilia: se passava l’idea che Fontana non fosse poi così male, che la minaccia non era così evidente, gli elettori di sinistra avrebbero usato la candidatura di Rosati come una conta interna tra renziani e anti renziani. La minaccia non era evidente. E c’era pure l’accoppiamento con le politiche, in cui il centro destra ha un solido vantaggio in Lombardia».

Un errore come quello di Renzi che ha politicizzato il referendum sulle riforme costituzionali fino a farlo diventare un referendum pro o contro il suo governo. Per Origlia, l’esempio è più calzante è quello relativo alla sconfitta al ballottaggio di Stefano Parisi contro Beppe Sala al ballottaggio per il Sindaco di Milano: «In quel caso - ricorda - ha avuto un peso enorme la questione del candidato neofascista Stefano Pavesi, recordman di preferenze nel municipio 8: «Il suo successo ha avuto un enorme peso simbolico, perché ha spaventato sia l’elettorato di sinistra sia quello di destra moderata». Risultato? «Gli elettori di sinistra sono andati in massa a votare Sala, quelli di Forza Italia sono rimasti a casa». Secondo Origlia potrebbe accadere di nuovo: «In Lombardia l’elettorato moderato, quello che alle ultime politiche aveva votato Monti, per intenderci, ha un peso significativo, attorno al 12-15%. Quei voti, ora, per Gori, sono contendibili».

Il problema, semmai, è che il candidato del Partito Democratico sembra non volerne approfittare: «Gori, sorprendentemente, ha utilizzato poco e male quella dichiarazione - riflette Origlia - Avrebbe dovuto diventare un mantra, per tutta la campagna elettorale. E invece ha lasciato l’attacco ai partiti, che hanno share of voice e credibilità molto più ridotta». Non l’unico errore della campagna del sindaco di Bergamo, però. Secondo Origlia in una regione ad alto benessere, bisogna impiegare risorse e tempo per capire dove sta il cattivo, dove sta la minacci, «anche perché ci sono le politiche e non sarà l’agenda locale a determinare il voto». In quest’ottica, il tour di Gori nei piccoli comuni delle valli e della bassa padana, in cui Ambrosoli nemmeno aveva messo piede rischia di essere un enorme perdita di tempo: «Ambrosoli non c’era mai andato? Aveva fatto bene - incalza Filippo Annovi, data analyst di Momentum -, un candidato deve andare dove può recuperare più voti possibili. Facciamola semplice: si riparte dai 250mila voti di distacco tra Ambrosoli e Maroni. Per farlo dovrebbe andare nei 40 comuni sopra i 30mila abitanti, 3 milioni e mezzo di voti. E sono tutti concentrati nella grande stecca metropolitana che congiunge Milano e le sue conurbazioni a Brescia. È la città infinita, la grande continuità urbana».Il motivo è molto semplice: «Lì hai dei vantaggi, se vuoi recuperare. Più c’è densità di popolazione, più cambia opinione - spiega -. La provincia di Napoli, ad esempio, è una realtà idealtipica: c'è densità di popolazione altissima, e il cambio di opinione si diffonde molto in fretta».

«Ambrosoli non era mai andato nelle valli? Aveva fatto bene! Un candidato deve andare dove può recuperare più voti possibili. Facciamola semplice: si riparte dai 250mila voti di distacco tra Ambrosoli e Maroni. Per farlo, Gori dovrebbe andare nei 40 comuni sopra i 30mila abitanti, 3 milioni e mezzo di voti»

Stefano Origlia, Momentum

Partita finita, quindi? No, assolutamente: «Tendenzialmente quelli che commettono gaffe gravi sono quelli che le hanno già commesse in passato - spiega Origlia - Il rischio vero per il centrodestra è che Fontana possa combinarne un’altra. È emersa una potenziale debolezza di Fontana. In un eventuale dibattito tv, Fontana potrebbe essere provocato per farne un altra, usando la diretta. E a quel punto, sotto voto, potrebbe succedere qualcosa». Non è il solo potenziale sasso sulla strada, per il candidato del centrodestra: «Ci aspettiamo un grosso scandalo, da qua al voto. È una considerazione empirica, non analitica - spiega Origlia - Se arrivasse un pesante scandalo sulla sanità, ad esempio, che incide nei termini di priorità tra gli anziani, potrebbe essere usato per corroborare il richiamo al voto utile nel centro sinistra, e aumentare l’astensionismo nel centrodestra. Se volesse posizionarsi su un tema di agenda locale, Gori dovrebbe cominciare a picchiare sul fatto che la sanità lombarda sta peggiorando».

In definitiva, Gori dovrebbe cominciare a comportarsi da sfidante e Fontana da favorito, mentre ora sta accadendo il contrario: «Una scelta così rischiosa come parlare di razza bianca la fai se sei indietro nei sondaggi come può essere un Gasparri nel Lazio. Lì devi recuperare, ti prendi dei rischi - chiosa Origlia - Fontana ha fatto una forzatura da candidato in svantaggio. Gori, nel suo aplomb, si comporta come fosse in vantaggio. O entrambi hanno sondaggi che nessuno ha mai visto, oppure entrambi stanno sbagliando, e tanto».

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