Il paradosso del centrodestra, che rischia di vincere le elezioni (e collassare un minuto dopo)

Alleati più per forza che per volontà, Salvini e Berlusconi guadagnano consenso a ogni rilevazione, tanto da rischiare davvero di vincere le elezioni. Uno scenario che darebbe vita a un governo degli opposti unico al mondo: con Merkel, ma anche con Le Pen. Per l'Euro, ma anche contro. Auguri

Salvini Berlusconi Meloni Linkiesta
24 Gennaio Gen 2018 0755 24 gennaio 2018 24 Gennaio 2018 - 07:55

Ci sono scherzi che finiscono male, battaglie nate per essere perse che poi, per un gioco del destino, finiscono per essere vincenti. È il caso di Donald Trump, il cui staff tutto voleva, si dice, fuorché vincere le elezioni. E chissà se non sia il caso di Silvio Berlusconi, che, dicono i ben informati, tutto voleva fuorché governare con Giorgia Meloni e, soprattutto, Matteo Salvini. Ci si è alleato, in fondo, perché dava per scontato che mai il centrodestra sarebbe riuscito a prendersi la maggioranza del Parlamento. E che, una volta al potere, sarebbe riuscito agevolmente a divincolarsi dall’abbraccio indesiderato dei suoi alleati, per unirsi in un’inevitabile riedizione del Patto del Nazareno con Matteo Renzi.

E invece, sorpresa, sta accadendo l’imponderabile. Il consenso di Renzi sta calando mese dopo mese, vittima di una maledizione che, paradossalmente, si è impossessata del Pd e del suo leader nonostante la popolarità del governo Gentiloni e dei dati sempre più positivi dell’economia italiana, in uno scollamento quasi paradossale tra percezione e realtà, oltre che a causa dell’azione di disturbo di Liberi e Uguali. Anche il Movimento Cinque Stelle, nonostante sia ancora saldamente primo partito, sembra perdere terreno, un po’ per l’imperizia di Di Maio, un po’ per il disimpegno di Di Battista e Grillo, un po’ per una proposta politica finora ben oltre i limiti dell’imbarazzo. Il tutto mentre Lega e Fratelli d’Italia tengono botta e il vecchio Berlusconi - che forse vorrebbe solo prendere un voto in più di Salvini - riesce nell’impresa di guadagnare consenso ogni volta che apre bocca.

Se pensate sia il sequel di un film già visto nel 1994, nel 2001 e nel 2008 vi sbagliate di grosso. Oggi il centrodestra è un’altra cosa, completamente diversa. Senza Berlusconi a Palazzo Chigi e con rapporti di forza paritari tra Forza Italia e l’accoppiata Salvini e Meloni l’asse della coalizione si sposterebbe fisiologicamente molto più a destra che in passato

Risultato? Secondo la supermedia di You Trend, oggi il centrodestra gira la boa accreditato del 37,2% dei consensi. Dieci punti in più rispetto a Pd e alleati, altrettanti rispetto ai Cinque Stelle. Il tutto con un potenziale di recupero ancora molto ampio nel meridione, dove le candidature di vecchi e nuovi acchiappavoti all’uninominale potrebbero drenare ulteriore consenso ai Cinque Stelle e dare l’ultima spallata alla clamorosa rimonta di Forza Italia e del centrodestra. Uno scenario impossibile qualche mese fa, più che probabile oggi.

A quel punto, la frittata sarebbe fatta e Berlusconi e Salvini, antitetici nelle antropologie, nelle visioni del mondo, nei programmi, negli alleati esteri, si ritroverebbero a governare assieme. Se pensate sia il sequel di un film già visto nel 1994, nel 2001 e nel 2008 vi sbagliate di grosso. Oggi il centrodestra è un’altra cosa, completamente diversa. Senza Berlusconi a Palazzo Chigi e con rapporti di forza paritari tra Forza Italia e l’accoppiata Salvini e Meloni l’asse della coalizione si sposterebbe fisiologicamente molto più a destra che in passato. Soprattutto, avrebbe un’ala estremista anti-Europa, anti globalizzazione e anti atlantista equipollente al moderatismo atlantista, europeista e liberista di Berlusconi.

Certo, non esiste collante migliore del potere. E così come Forza Italia e Lega governano assieme in molti comuni, potrebbero benissimo trovarsi a farlo pure a Roma, superando le reciproche idiosincrasie e negoziando un bel po’ di compromessi. Certo, ma Roma non è Genova e nemmeno la Lombardia. Roma vuol dire anche Europa, ad esempio. E non vorremmo essere nei panni del ministro dell’economia forzista che si troverà a fare i conti assieme a Borghi e Bagnai o ai deputati della Lega cui toccherà votare a favore della riforma dell’Eurozona di Macron e Merkel o a una legge di stabilità che mantiene il deficit all’interno del 3% del rapporto deficit/Pil. E, peggio ancora, giustificare tutto questo davanti ai loro elettori. Oppure, al contrario, andatelo a spiegare agli elettori e ai parlamentari di Forza Italia che dovranno fare i conti con le intemperanze leghiste sull’esercito europeo, o sulle misure contro Vladimir Putin di Stati Uniti e Nato, o ai loro abboccamenti con il blocco di Visegrad di Orban e Duda, o con le foto di gruppo sovraniste di Salvini, con Le Pen e Wilders.

Tanti auguri, insomma. Effetti collaterali di uno scherzo finito male. Con buona pace di chi, bontà sua, nel segreto dell’urna ci aveva creduto davvero.

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