La nuova stagione di “The Last Man on Earth” è sorprendente

Giunta alla quarta stagione, la serie tv della Fox non ha perso per strada lo smalto e continua ad essere una fresca e divertentissima comedy con tutte le intenzioni di durare ancora a lungo

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24 Gennaio Gen 2018 1410 24 gennaio 2018 24 Gennaio 2018 - 14:10

La vera sorpresa di “The Last Man on Earth” è che continui a funzionare.

Un virus misterioso che rende il mondo un deserto silenzioso, uno scenario post-apocalittico con l’immancabile sopravvissuto – l’ultimo uomo sulla terra – che in seguito scoprirà di non essere più tale; un format apparentemente già noto e con potenziale, teoricamente, piuttosto limitato.

Eppure la serie nata dal genio di Phil Lord, Christopher Miller e Will Forte riapproda ora su Fox, con tutte le intenzioni di durare ancora a lungo.

Un po’ parodia e un po’ riflessione tragicomica sulla natura umana e le sue solitudini esistenziali all’interno di un pianeta decisamente troppo grande, questa divertentissima comedy dimostra per l’ennesima volta una originalità sorprendente e innovativa a partire dalla durata delle puntate, appena 20 minuti, confermata anche per l’attuale quarta stagione.

“The Last Man on Earth” si svolge nel 2022, un anno volutamente prossimo per cronologia e composizione estetica ma al contempo lontanissimo per l’imprevedibile deriva.

Una pandemia sconosciuta, infatti, divampa inarrestabile e pone fine al genere umano.

O almeno così sembra fino al risveglio di Phil “Tandy” Miller, interpretato dal suo stesso creatore Will Forte, protagonista ed eroe assoluto dai tratti fatalmente accattivanti: goffo, maldestro e del tutto irresistibile.

Un lungo viaggio solitario lo porterà a percorrere tutti gli Stati Uniti alla ricerca di sopravvissuti, durante il quale non mancherà di saccheggiare case, musei, persino la Casa Bianca alla ricerca di cimeli che porterà con sé per arredare la dimora del momento.

Un po’ parodia e un po’ riflessione tragicomica sulla natura umana e le sue solitudini esistenziali all’interno di un pianeta decisamente troppo grande, questa divertentissima comedy dimostra per l’ennesima volta una originalità sorprendente e innovativa a partire dalla durata delle puntate, appena 20 minuti, confermata anche per l’attuale quarta stagione

Il mondo, liberamente a disposizione come mai prima d’ora, viene considerato da Phil alla stregua di uno sconfinato parco giochi; beve bottiglie di vino da migliaia e migliaia di dollari, abita ville principesche, appende tele di Van Gogh alle pareti e indossa le vestaglie in raso rosso del compianto Hugh Hefner.

Ma nonostante la comprensibile euforia iniziale, ci troviamo ben presto guidati in modo silenzioso verso la domanda che tutti, indistintamente e almeno una volta nella vita, ci siamo posti senza remore: cosa si prova ad essere gli ultimi esseri umani rimasti sulla Terra?

La risposta è la più prevedibile e al contempo la più inevitabile.

Il protagonista viene travolto da un cocktail letale di solitudine e noia, al quale tenta invano di ovviare frequentando un pub della città sempre affollato di palloni sportivi, sui quali ha tratteggiato dei lineamenti umani per una esplicita citazione in chiave parodistica del film Cast Away.

Ma le parole con gli amici immaginari non bastano più; Phil, tornato nella natia Tucson dopo aver disseminato cartelloni dal grido “Alive in Tucson!” lungo tutti gli Stati Uniti, decide di schiantarsi a grande velocità contro una parete rocciosa per porre fine alla solitudine toccatagli in sorte -quando una cortina di fumo cattura la sua attenzione.

Le sue preghiere di incontrare un sopravvissuto vengono esaudite un attimo prima dello schianto e compare così Carol, magistralmente incarnata da Kristen Schaal, strampalata ed eccentrica donna che ha raggiunto l’Arizona guidata proprio dalle scritte di Phil.

Pur animati da due caratteri diametralmente contrapposti, Phil inaffidabile e confusionario e Carol maniaca ed ossessiva quanto soffocante, Phil e Carol finiranno dopo numerose peripezie col combaciare in maniera pressoché perfetta.

Ai due si aggiungono subito altre persone, alcune perdute per strada come il fratello di Phil, altre ancora presenti nel nucleo di questa quarta stagione.

Da Tucson a Miami, passando per Malibù, il gruppo di sopravvissuti capitanati da Phil è sbarcato ora nella città di Zihuatanejo, in Messico, per sfuggire alla minaccia radioattiva che incombe sul nord America.

“The Last Man on Earth”, in definitiva, flirta con l’assurdo e l’inverosimile ma senza tralasciare una marcata componente filosofico-esistenziale che pervade ogni puntata, e conservare una freschezza così pura - al netto di una sceneggiatura sostanzialmente lineare - è senza dubbio il suo merito più grande.

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