L’elettorato gay vale il 6,2 per cento. Ecco perché i partiti sbagliano a ignorarlo

Marrazzo, portavoce Gay Center, fa un appello ai partiti per accogliere le istanze del mondo LGBT. Forse vale la pena tenerne conto. Il 12,8 per cento degli elettori si dichiara omosessuale o bisessuale. Il 6,2 per cento degli italiani sarebbe pronto a votare una lista arcobaleno

David Silverman/Getty Images
24 Gennaio Gen 2018 0735 24 gennaio 2018 24 Gennaio 2018 - 07:35

I leader politici faranno bene a tenerne conto, soprattutto nei mesi che precedono il voto. In gioco c’è una fascia di elettorato ampia, trasversale e rigorosamente arcobaleno. Come risulta da un dato statistico finora poco noto, il 12,8 per cento degli elettori italiani si dichiara lesbica, gay o bisessuale. Una percentuale capace di determinare i delicati equilibri politici, eppure ancora largamente ignorata. Intanto si scopre che il 16 per cento di chi andrà a votare si considera fortemente sensibile ai diritti Lgbt. Un esempio pratico? Se sulla scheda elettorale fosse presente un partito espressione del mondo gay, il 6,2 per cento degli elettori italiani sarebbe pronto a votarlo. Si parla di circa 2 milioni di elettori.

Numeri e cifre sono contenuti in un sondaggio Euromedia Research commissionato da Gay Center. I risultati sono stati presentati a Montecitorio dal portavoce dell’organizzazione Fabrizio Marrazzo. A leggere i dati salta all’occhio la trasversalità dell’argomento. Mentre in campagna elettorale si parla solo di tasse e bonus, i principali partiti sembrano non accorgersi che gran parte degli italiani si conferma vicina a temi ritenuti erroneamente minoritari. Non è un caso se il 69 per cento degli elettori si dichiara favorevole ai diritti e al sostegno per le persone lesbiche, gay e trans. Alcune aree politiche sono ovviamente più vicine a questi temi. Tra i sostenitori del centrosinistra e del Movimento Cinque Stelle, per esempio, la percentuale sfiora l’80 per cento. Tra gli elettori di Liberi e Uguali arriva all’85,3. Eppure colpisce il dato relativo al centrodestra. «Nel sondaggio - spiegano gli organizzatori dell’incontro - emerge la trasversalità delle battaglie storiche del movimento Lgbt italiano, andando in controtendenza con l’opinione che a destra non ci sia un voto gay friendly». Il partito con gli elettori più sensibili ai diritti omosessuali nel fronte berlusconiano? È Fratelli d’Italia. Stando ai dati della ricerca, infatti, il 67,7 per cento di chi vota FdI ha espresso opinioni positive e di vicinanza alle persone lesbiche gay e trans.

Secondo un sondaggio, il 12,8 per cento degli elettori italiani si dichiara lesbica, gay o bisessuale. Una percentuale capace di determinare i delicati equilibri politici, eppure ancora largamente ignorata

Eppure questi argomenti non entrano in campagna elettorale. «Purtroppo – spiega Marrazzo – rileviamo che ad oggi i nostri temi sono quasi totalmente assenti da molti schieramenti, a differenza di quanto abbiamo rilevato tra i loro elettori». Il portavoce di Gay Center racconta di non averne trovato traccia nei programmi presentati da centrodestra e Cinque stelle. «Adesso attendiamo quello del centrosinistra». La ricerca presentata da Alessandra Ghisleri prosegue. Dai dati statistici emerge che oltre il 65 per cento degli italiani è favorevole a una legge contro l’omofobia. Al netto di tanti stereotipi, l’area geografica più sensibile è il Nord-Est, bacino elettorale leghista. Qui la percentuale dei favorevoli sale fino al 72,4 per cento. Le statistiche descrivono un Paese diverso da quello che ci si immagina. Il 49,7 per cento degli italiani – la metà della popolazione - ammette di essere favorevole all’introduzione dei matrimoni per lesbiche e gay. Posizione più o meno condivisibile, ma comunque ignorata dai molti partiti. Del resto il legame tra istanze Lgbt e la rappresentanza politica è concreto. L’ipotesi di una lista Gay è una provocazione, racconta Marrazzo. Eppure dal sondaggio Euromedia Reasearch emerge che almeno il 27,3 per cento degli italiani potrebbe guardare con interesse a questa proposta. È un dato composito, che unisce gli elettori pronti ad accogliere la novità con entusiasmo e chi si dice semplicemente incuriosito. Ma comunque fotografa una realtà forse sottostimata. Tanto che oggi, senza neppure avere avviato una raccolta firme, un partito arcobaleno potrebbe partire dal consenso del 6,2 per cento dell’elettorato.

Il 69 per cento degli italiani si dichiara favorevole ai diritti e al sostegno per le persone lesbiche, gay e trans. «Nel sondaggio emerge la trasversalità delle battaglie storiche del movimento Lgbt italiano, andando in controtendenza con l’opinione che a destra non ci sia un voto gay friendly»

Il bacino elettorale di questa lista? Si pesca ovviamente nel 12,8 per cento dei votanti italiani che si dichiarano Lgbt (di questi l’8 per cento si dichiara omosessuale e il 4,8 per cento bisessuale). Ma c’è anche un 3,2 per cento di elettori eterosessuali disponibile a votare una lista gay. Senza dimenticare l’elettorato più giovane, più sensibile a questi temi. Ben il 14,4 per cento degli under 25 – certifica ancora il sondaggio – potrebbe scegliere una lista arcobaleno. Superare le parole d’ordine che polarizzano la società italiana tra chi è favorevole ai diritti Lgbt e chi difende la famiglia tradizionale è possibile, ne è convinto Marrazzo. «Non è vero che l’elettorato di centrodestra sia ostile ai gay – spiega – A volte alcuni slogan o prese di posizione appaiono dettati più dal conformismo ideologico che da reali analisi delle tendenze elettorali». Ecco perché l’associazionismo gay lancia un appello ai partiti. Un invito a centrodestra, centrosinistra e Cinque stelle «per inserire nei programmi le tematiche dei diritti delle perone lesbiche e gay, come la legge contro l’omofobia e il contrasto al bullismo. Sono tematiche che possono cambiare il risultato delle elezioni». Sondaggi alla mano, è una scelta che potrebbe fare la differenza il giorno del voto.

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