Le multe ai giganti digitali? Usiamole per finanziare scuole e benessere in Europa

La maxi multa a Qualcomm, 997 milioni di euro, rilancia l'idea di un’Europa sempre più unica al mondo, nel provare a mettere un freno allo strapotere dei giganti tecnologici. E se quei soldi fossero usati per formazione e welfare? E se l'Unione più stretta partisse proprio da qua?

Vestager Linkiesta

Margrethe Vestager

25 Gennaio Gen 2018 0750 25 gennaio 2018 25 Gennaio 2018 - 07:50

Un altro miliardo di Euro di multa. O, se preferite, 997 milioni di euro. Tanto dovrà pagare Qualcomm, colosso tecnologico di San Diego, California, uno dei principali produttori di semiconduttori al mondo, accusata dalla commissaria europea alla concorrenza Margrethe Vestager, di aver garantito ingenti pagamenti ad Apple per garantirsi di rimanere fornitore unico di chip Lte per la connessione 4G degli smartphone della casa di Cupertino.

«Hanno chiuso illegalmente le porte ai rivali per oltre cinque anni. Abuso di posizione dominante. Non si fa», ha twittato la commissaria. E comunque la pensiate delle misure draconiane imposte dalla zarina della concorrenza europea - 13 miliardi di multa ad Apple, 2,4 miliardi a Google, 250 milioni ad Amazon, 110 a Facebook - non potete non notare un’evidenza piuttosto clamorosa, anzi due, anzi tre. La prima, che di fronti a imprese enormi - Qualcomm fattura 19 miliardi di dollari all’anno e ha un utile di 6 miliardi - servono interlocutori che lo siano altrettanto, se non si vuole soccombere, o cedere di fronte a un piatto di lenticchie. La seconda, che l’Unione Europea, non si sa quanto intenzionalmente, si è posta oggi come l’unica realtà globale che sta provando, chissà quanto effettivamente, a combattere una battaglia a tutela del consumatore e delle regole di mercato.

La terza evidenza sta nel fatto che forse abbiamo trovato quell’identità che l’Unione Europea sta cercando da decenni. Quella di argine allo strapotere di quelli che l’Economist nel suo ultimo numero ha definito i nuovi titani, coniando un acronimo, BAADD, che sta per bad, anti-competitive, addictive and destructive to democracy. O, in italiano, cattivi, anti-competitivi, indispensabili e distruttivi per la democrazia. Realtà che, è sempre l’Economist a scriverlo, non il Manifesto, beneficiano di vuoti normativi. O, per dirla con le parole di Vestager, «che non si sono dimostrate all’altezza delle proprie responsabilità».

E allora eccola l’Europa, a metterle di fronte alle loro responsabilità. Ma anche a incamerare consenso all’interno dei Paesi dell’Unione con le loro velleitarie web tax, a prefigurare una cornice regolatoria adeguata ai tempi dell’economia digitale, che non esiste altrove. A far valere il suo peso di più grande mercato al mondo. Ma anche, perché no, a prefigurare un uso intelligente delle multe salate imposte ai grandi colossi della tecnologia

E allora eccola l’Europa, a metterle di fronte alle loro responsabilità. Ma anche a incamerare consenso all’interno dei Paesi dell’Unione con le loro velleitarie web tax, a prefigurare una cornice regolatoria adeguata ai tempi dell’economia digitale, che non esiste altrove. A far valere il suo peso di più grande mercato al mondo. Ma anche, perché no, a prefigurare un uso intelligente delle multe salate imposte ai grandi colossi della tecnologia. Che sarebbe bello costituissero l’architrave del nuovo bilancio europeo - come già suggeriva l’eurodeputato Daniele Viotti in un’intervista proprio su Linkiesta -, da destinare a progetti di formazione e reskilling dei lavoratori che hanno perso il lavoro a causa dell’innovazione tecnologica, al sostegno delle nuove imprese, al finanziamento di progetti di inclusione sociale e sostegno alla povertà.

Così fosse, l’Europa farebbe strike. In un colpo solo riuscirebbe a spingere avanti il suo processo d’integrazione, a incrementare il suo potere e il suo ruolo nel contesto geopolitico globale. A recuperare risorse per erogare servizi. Parigi e Berlino - e molto più umilmente Roma - dovrebbero pensarci bene, a questa opportunità. Forse l’unica vera questione per cui battere i pugni sul tavolo, oggi. A far capire ai cittadini europei, anche ai più euroscettici e riottosi, a cosa serve l’Europa: a proteggerci da titani molto più grandi di noi e a levare gli sconfitti e gli impoveriti dalle fauci delle destre nazionaliste. Magari davvero.

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