L'Eurogruppo cambia faccia con il Presidente portoghese Centeno

Mário Centeno, il Ministro delle finanze portoghese succede a Jeroen Dijsselbloem, più volte accostato alle posizioni di Wolfgang Schaeuble. Questa nomina porterà a un cambio di direzione in termini economico-politici dell’Eurogruppo?

Centeno Linkiesta
25 Gennaio Gen 2018 1145 25 gennaio 2018 25 Gennaio 2018 - 11:45

Questa settimana, Mário Centeno, il Ministro delle finanze portoghese ha presieduto la sua prima riunione dell’Eurogruppo da Presidente dell’organo di coordinamento politico-informale dell’Eurozona.

Centeno succede a Jeroen Dijsselbloem, volto noto dell’entourage comunitario, nonché ex-Ministro delle finanze olandese. Quest’ultimo ha ricoperto un ruolo di primo piano nel corso delle negoziazioni sul terzo bailout greco, nella prima metà del 2015. Più volte accostato alle posizioni di Wolfgang Schaeuble, l’olandese è stato uno dei principali avvocati del rigore fiscale a Bruxelles.

Centeno proviene da un Paese, il Portogallo, governato da un Esecutivo composto da un’alleanza di centro-sinistra - sinistra radicale in cui siede anche un partito di affiliazione comunista. Grazie agli ottimi risultati di consolidamento delle finanze pubbliche e in materia di politiche di investimento, Lisbona è diventata, nel corso dell’ultimo anno, un esempio alternativo di gestione delle politiche economiche nazionali nell’alveo comunitario.

È quindi legittimo chiedersi se la nomina di Centeno implichi un cambio di direzione in termini economico-politici dell’Eurogruppo. Non necessariamente.

Tra politica e questioni tecniche

La figura del Presidente è infatti una figura “politica” e di mediazione tra le varie posizioni presenti all’interno dell’organo istituzionale. Le questioni e soluzioni di politica economica dell’Eurozona vengono discusse ed elaborate soprattutto in seno a un gruppo di lavoro tecnico (EWG, Eurogroup Working Group) che è all’opera su base continuativa e, soprattutto, in anticipo rispetto alle riunioni “ufficiali” dell’Eurogruppo.

A questo proposito, va notato che, insieme a Dijsselbloem, anche il Presidente dell’EWG, Thomas Wiesner (statunitense-austriaco) ha lasciato il posto al suo successore, Hans Vijlbrief, in arrivo da Amsterdam.

In un certo senso quindi l’Eurogruppo ha mantenuto una continuità tra le due gestioni. È importante sottolineare che Thomas Wiesner era stato ritratto da molti giornali e riviste europee come la vera mente dietro allo sviluppo dell’Unione bancaria, nonché del bailout greco.

Che tutto cambi affinché nulla cambi?

È però innegabile che i cambiamenti a Bruxelles siano accompagnati da grandi modifiche nell’assetto delle Capitali europee.

In primo luogo, il passaggio di Wolfgang Schaeuble dal ministero delle Finanze alla Presidenza del Bundestag in Germania, nonché l’arrivo di Bruno Le Maire - nuovo ministro delle Finanze francese - a Parigi, indicano una sorta di cambio di stagione.

Ma non è affatto facile - complice le negoziazioni laboriose per una nuova Grosse Koalition (GroKo) in Germania - capire quale potrebbe essere il risultato finale di un percorso di riforma dell’Eurozona, finora soltanto invocato o ipotizzato da Berlino e Parigi.

Quel che è sicuro è che Centeno dovrà gestire gran parte della mediazione tra Stati membri all’interno dell’Eurogruppo. Un compito non facile, se, al di là delle intese sull’asse Macron-Merkel, si prendono in considerazione gli “arroccamenti” di Vienna (si è appena insediato un Governo destra-destra radicale) e L’Aia.

Il lavoro da fare

In una lettera pubblicata dalla testata Politico (dal titolo poco elegante a dire il vero: “La descrizione del tuo lavoro”), Guntram Wolff, il direttore del think tank Bruegel, ha fatto gli auguri a Centeno, elencando anche alcune personalissime considerazioni sulle priorità dei prossimi mesi.

Oltre alla “questione greca” che sembrerebbe scivolare lentamente fuori dai radar dell’Eurogruppo (questa settimana, i 19 ministri delle finanze si sono accordati sull’ultima tranche di assistenza a favore di Atene), il punto fondamentale rimane appunto quello della “riforma dell’Eurozona”.

Secondo Wolff - il quale scrive apertamente di non condividere l’“ottimismo della Commissione” rispetto a un potenziale “rilancio del percorso di integrazione”, per altro evocato da Jean Claude Juncker nel corso dell’ultimo discorso sullo Stato dell’Unione - c’è da chiudere il capitolo “Unione bancaria”. Tradotto: convincere la Germania a fare gli ultimi passi necessari verso l’istituzione di uno schema di assicurazione europeo dei depositi bancari (European Deposit Insurance Scheme, EDIS).

In secondo luogo, ci sarebbe da riformare le regole in materia di supervisione fiscale della Commissione, a volte “opache” e “mal indirizzate”. Servirebbero nuove regole che assicurino “la sostenibilità del debito” e “buone politiche di stabilizzazione” a livello nazionale. Queste ultime dovrebbero “agire contro” le recessioni che colpiscono l’intera Eurozona.

In terzo luogo, c’è il capitolo MES (Meccanismo europeo di stabilità) del quale andrebbero modificate - sempre secondo Wolff - le regole di voto interne. Inoltre, il MES dovrebbe essere obbligato a render conto delle proprie decisioni e operazioni al Parlamento europeo. Un po’ come succede per Draghi e la Banca centrale europea, ogni anno (per un’analisi estesa del dibattito sulla riforma del MES, ecco un approfondimento a cura di EuVisions).

La tabella di marcia

Al di là delle raccomandazioni di turno, quanto di tutto questo avverrà? E qual è la tabella di marcia?

Centeno ha già visitato un paio di Capitali europee. Su tutte, Berlino, nella quale si è incontrato con Peter Altmaier, ministro delle Finanze tedesco ad-interim.

Nel corso di un’intervista rilasciata a Handelsblatt (e ripresa da Euractiv), il neo-nominato Presidente ha incalzato i partiti tradizionali tedeschi a creare un governo per poter portare avanti le riforme a Bruxelles. Esisterebbe già “un primo pacchetto di riforme da completare entro giugno” del 2018. Quest’ultimo comprenderebbe appunto la finalizzazione dell’EDIS.

Centeno si è inoltre detto felice dell’apertura da parte di una potenziale GroKo rispetto alla creazione di una sorta di “budget per gli investimenti” all’interno dell’Eurozona, specificando anche però che, “quest’ultimo, verrebbe attivato soltanto in cambio di riforme strutturali nei Paesi beneficiari”.

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