Orban usa i soldi Ue, ma non perde occasione di parlarne male (a fini elettorali)

Gli ungheresi costruiscono con i soldi dell’Unione Europea, ma dare addosso all’Europa sembra indispensabile per prendere voti. Mentre la Repubblica Ceca corteggia Cina e Russia

Orban Linkiesta
26 Gennaio Gen 2018 1445 26 gennaio 2018 26 Gennaio 2018 - 14:45

Alzi la mano chi ha sentito parlare di un ‘piano Soros’.

Se foste ungheresi lo conoscereste di sicuro: infatti il governo Orban ha lanciato una consultazione per chiedere ai cittadini il loro parere su questo piano, che prescriverebbe un milione di immigrati all’anno da far entrare in Europa (la cifra tonda deve fare specie, altrimenti non ha effetto) e punizioni per gli Stati che non si adeguano ad accogliere i migranti.

Il fatto che nel 2018 in Ungheria si voti non è sicuramente casuale. Naturalmente la consultazione è governativa, quindi pagata con soldi di tutti.

Va da sé che alcune dichiarazioni Soros le aveva fatte, dicendo che per battere l’immigrazione irregolare la cosa da fare era creare rotte regolari e protette attraverso le quali immigrati regolari potessero raggiungere l’Unione che, avendo il problema di una popolazione che invecchia, ne avrebbe tratto beneficio.

Questo implica che chi chiede di entrare sia pronto ad operare in un’economia avanzata: in altre parole il ‘piano’ implica semmai la sostituzione di una massa di disperati senza arte né parte con un flusso regolare e controllato di lavoratori di cui l’Europa ha bisogno secondo le regole che essa stesse stabilisce. E da nessuna parte si trova il famoso milione, che forse è equivalente a quelli del Signor Bonaventura, per chi se lo ricorda.

Intanto chi va in Ungheria trova un’economia, dopo anni di crisi anche a causa di politiche poco provvide, finalmente in espansione. Non solo a Budapest, ma anche da altre parti si stanno costruendo zone industriali a spron battuto.

Tutti o quasi i progetti hanno una cosa in comune: la bandiera blu con dodici stelle. In altre parole gli ungheresi costruiscono con i soldi dell’Unione Europea, e fanno benissimo, ma dare addosso all’Europa ancora elettoralmente sembra indispensabile per prendere voti.

Anche i cinesi, come abbiamo già visto, investono in Ungheria perché vogliono farne l’hub delle loro merci, dove andrebbero raccolti i prodotti cinesi per raggiungere l’Europa occidentale.

Di ungheresi ragionevoli ce ne sono parecchi, e la maggior parte tende a farsi una risata quando gli viene chiesto del piano Soros.

Altri invece si preoccupano, ricordando che nel passato si rideva di altri personaggi in centro Europa ed è finita in tragedia.

Per inciso il personaggio principale degli anni tra le due guerre era un semiletterato, ma un grande trascinatore di folle.

Orban non è certo un ignorante: infatti ha anche studiato in Inghilterra. Grazie ad una borsa di studio pagata da… avete indovinato: George Soros.

Anche in Repubblica Ceca, come in Ungheria, è tempo di elezioni.

Qui le cose vanno addirittura meglio che in Ungheria: si viaggia in piena occupazione e gli annunci di ricerca di personale campeggiano nei cartelloni delle strade. Sta diventando un problema trovare operai ed impiegati. Anche qui molti progetti sono finanziati dall’Unione Europea.

Tutto il V4 (Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia) è a favore dello stop ai migranti economici. I nostri partner centroeuropei dicono che i flussi vanno fermati in Africa e che solo a chi ha diritto di asilo va permesso di entrare in Europa. Credo che moltissimi di noi trovino questa posizione assolutamente ragionevole: poi semmai va visto come si può fare

Nello scorso fine settimana si è votato per il primo turno dell’elezione del Presidente della Repubblica: il Presidente uscente Zeman, noto più che altro per le sue battute improvvide e probabilmente meno famoso di altri perché parla una lingua poco compresa all’estero, è risultato primo con oltre il 38% dei voti, nonostante l’età avanzata e la salute non certo florida.

Al secondo turno se la vedrà con Jiří Drahoš, professore di chimica ed ex presidente dell’Accademia delle Scienze ceca. Altri candidati comprendevano un giovane medico ed un ex rettore universitario. Insomma quasi tutti gli sfidanti del Presidente uscente erano quello che tutti in Italia vorremmo: competenti, onesti e senza scheletri nell’armadio. Ovvero adatti al ruolo.

Praticamente tutti gli sconfitti hanno espresso supporto per Drahoš, che ha riportato il 26.6% dei voti.

Zeman è noto per i suoi legami con la Russia, ma soprattutto con la Cina, che ha acquistato diverse aziende ceche finché le autorità non hanno iniziato a tirare il freno. Il Presidente ha per ora rifiutato di partecipare ai dibattiti, ma ha dichiarato che sarà presente a quelli che precederanno il secondo turno, che si svolgerà domenica prossima.

Per ora lo sfidante ha un leggero vantaggio nei sondaggi, che si sono rivelati accurati al primo turno. Se ne deve essere accorto anche il Presidente uscente, tanto che se era rimasto per ora fuori dalla campagna elettorale, adesso ha iniziato con i suoi sostenitori a giocare sporco con attacchi personali all’avversario che ha risposto sostenendo che l’educazione è un valore e non scenderà a quel livello. I sondaggi lo premiano forse anche per quello. Si prega i politici italiani di prendere nota.

Non si faccia illusioni però chi sostiene una politica di accoglienza e di distribuzione dei migranti: anche Drahoš ha detto che la Repubblica Ceca accetterà solo chi ha diritto di asilo. Accoglienze preventive non piacciono a nessuno in Europa Centrale: la misura sarebbe talmente impopolare da assicurare la mancata elezione di qualunque politico la appoggiasse. Tutto il V4 (Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia) è a favore dello stop ai migranti economici. I nostri partner centroeuropei dicono che i flussi vanno fermati in Africa e che solo a chi ha diritto di asilo va permesso di entrare in Europa. Credo che moltissimi di noi trovino questa posizione assolutamente ragionevole: poi semmai va visto come si può fare.

Anche a Praga il dibattito volge intorno ai temi dell’immigrazione e dell’Unione Europea, vista in senso negativo nonostante i soldi che qui arrivano. Anche qui, come in Ungheria, non si sono visti rifugiati: l’anno scorso in tutta la Repubblica è arrivato il sorprendente numero di…67 rifugiati.

Parlando con chi vota Zeman emerge che il Presidente piace proprio per le sue improvvide battute.

Una volta disse che non avrebbe permesso che le donne ceche mettessero il velo, aggiungendo che in alcuni casi forse sarebbe comunque meglio che guardarle senza.

Uscite del genere sembrano piacere alla gente semplice, che dice che Zeman parla come una persona comune che fa battute all’osteria.

Peccato solo che lo Stato non sia uno scherzo, e che il castello di Praga non sia un’osteria.

Intanto a Praga aprono studi di medicina cinese e allo zoo potrebbero arrivare dei panda, simbolo dell’amicizia dei cinesi. O forse simili alle aquile romane, che le legioni piantavano come simbolo di dominio.

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