L’Italia è un treno di pendolari (e se lo merita)

29 milioni di persone si muovono tutti i giorni per andare al lavoro, 5,5 dei quali in treno. Viaggio tra i numeri, gli sprechi e le contraddizioni di un sistema che racconta molto di noi e dei nostri vizi

Trenitalia Linkiesta
27 Gennaio Gen 2018 0747 27 gennaio 2018 27 Gennaio 2018 - 07:47

L’Italia è un treno di pendolari perché non c’è Paese al mondo che resiste come noi alle metropoli. Noi preferiamo vivere nel paese e prendere un treno o l’auto tutte le mattine per andare a lavorare nella grande città. La mattina, in Italia, ha il sapore dell’esodo biblico: un italiano su due - 29 milioni su 60, se preferite - beve il caffè e poi si sposta per lavorare o studiare in un comune diverso da quello in cui abita. E poi ci torna per dormire, la sera. Tendenza in aumento, peraltro: in dieci anni, l’esercito dei pendolari ha arruolato altri 2 milioni di soldati.

L’Italia è un treno di pendolari perché su quel treno ci salgono in pochi. E molti, cinque pendolari su sei, preferiscono fare da sé, e prendere la loro automobile per recarsi al lavoro, passando la giornata a inveire contro gli ingorghi e i parcheggi che non si trovano. Secondo il rapporto Pendolaria di Legambiente di quei 29 milioni di pendolari, sono solo 5,5 milioni quelli che prendono il treno tutte le mattine, uno su sei. Meno che in Francia, Germania e Regno Unito.

L’Italia è un treno di pendolari perché, come accade quasi sempre, tutte le statistiche nazionali sono una media del pollo: quasi tutti i pendolari ferroviari italiani si trovano infatti nel centro nord del Paese. La sola Lombardia conta 735mila pendolari ferroviari, in aumento. La Sicilia 36mila, quasi quanti quelli della sola provincia di Bolzano. La conformazione geografica c’entra, ma fino a un certo punto. Secondo Legambiente, più investi nel ferro, più la gente prende il treno. Il problema è che il trasporto ferroviario è affare delle regioni, non nazionale: e quindi, per ragioni di consenso, investe tanto chi ha già tanti pendolari, e poco chi non ne ha. Risultato: un pezzo di Paese è sempre più ferroviario, un pezzo di Paese sempre meno.

L’Italia è un treno di pendolari perché ovviamente si costerna, s'indigna, s’impegna, ma anziché prendersela con la politica e i manager per i disastri che combina nella gestione del servizio, se la prende con capotreno e controllori

L’Italia è un treno di pendolari perché viaggiare in treno, da noi, costa pochissimo. Un miglio su rotaie lungo lo Stivale - perdonateci: è una classifica inglese - costa l’equivalente di 15 centesimi di sterlina. Meno che in Germania (25 centesimi), meno che in Grecia (26), meno che in Francia (38), meno che nel Regno Unito (51). Da noi, in più, buona parte del servizio è coperto dalla fiscalità generale, trasferimenti che lo Stato e le Regioni erogano alle aziende di trasporto ferroviario - di loro proprietà, generalmente - affinché possano mantenere uno standard di servizio decente, pur a prezzi più che calmierati.

L’Italia è un treno di pendolari, perché ovviamente questo sistema diventa regolarmente una mangiatoia pubblica a uso e consumo degli amici degli amici. L’esempio più fulgido è quello delle mitiche Ferrovie Sud-Est pugliesi, campioni del mondo di spreco di denaro pubblico: 311 milioni di euro di debiti, 1400 cause di lavoro e 1393 dipendenti, la più bassa percentuale di sbigliettamento e nessun controllore sui treni, locomotive del 1959 ancora in circolazione, e altre comprate come rottami dalle ferrovie tedesche, vendute e rigenerate da un’azienda polacca e ricomprate a peso d’oro - 23 milioni di euro - per non essere mai utilizzate, così come del resto altri tre treni (5,6 milioni), 90 autobus e tre parcheggi da sei milioni di euro. Se pensate sia solo un problema meridionale vi sbagliate di grosso, tuttavia. L’altrettanto fulgida storia di Trenord la trovate qua. Buona lettura.

L’Italia è un treno di pendolari perché ovviamente si costerna, s'indigna, s’impegna, ma anziché prendersela con la politica e i manager per i disastri che combina nella gestione del servizio, se la prende con capotreno e controllori. Al punto tale che le aggressioni al personale ferroviario - generalmente in seguito a controlli di viaggiatori privi di biglietto - stanno diventando oggetto di rivendicazione sindacale e motivo di sciopero del personale. I convogli di Trenord, dal 2015, sono presidiati da guardie giurate. E a quanto pare, a breve, i controllori saranno dotati di telecamere sui vestiti per registrare - e prevenire - eventuali aggressioni.

L’Italia è un treno di pendolari perché si sveglia solamente sospinto dall’onda emotiva di un disastro, pretendendo di cambiare radicalmente un modello che - piaccia o meno - va avanti sempre uguale da decenni, col rassegnato beneplacito degli elettori che tutto chiedono tranne aziende di trasporto efficienti, gestite senza ingerenze politiche. L’Italia è un treno di pendolari perché se lo merita.

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