Donne e bambini muoiono nel Mediterraneo, ma nella campagna delle spese pazze per loro non c’è nemmeno un Euro

3 donne morte, 20 dispersi, 800 persone salvate nell'ultimo naufragio di questo gennaio, alla faccia dell’accordo con la Libia. Un Paese normale proverebbe a fare da sé, per non avere morti sulla coscienza. Noi spariamo promesse irrealizzabili a tutto spiano, ma per i migranti torniamo poveracci

Migranti Linkiesta
29 Gennaio Gen 2018 0750 29 gennaio 2018 29 Gennaio 2018 - 07:50

Sino a qualche mese fa, sembrava non avessimo nemmeno due spiccioli in tasca per affrontare l’emergenza dei migranti e dei richiedenti asilo. Ricordate, no? Non possiamo accoglierli tutti, non abbiamo soldi per noi, figuriamoci per i profughi, e altri poraccismi assortiti. Poi arriva la campagna elettorale e improvvisamente i soldi ci sono per tutto: per il reddito di cittadinanza, per l’abolizione della Fornero, per il reddito di cittadinanza e l’abolizione di qualunque abolizione delle tasse. E ogni volta la (presunta) copertura si chiama spending review, come se improvvisamente ci riscoprissimo cicale che buttavano via un sacco di soldi senza rendersene nemmeno conto.

Non bastasse succede che muoiono tre donne e risultano disperse altre venti anime, di cui molti bambini, a causa di un gommone pieno di 120 migranti che si è rovesciato nel Mediterraneo. Donne e bambini, lo ripetiamo. Morte e disperse non solo perché mandate alla deriva dai trafficanti di uomini, in centoventi, su un gommone fatiscente che ha iniziato sgonfiarsi appena giunto in mare aperto.

Un Paese normale, non un consesso di premi Nobel per la pace, si farebbe un esame di coscienza sugli accordi presi con la Libia. Un Paese normale, già che c’è, farebbe due conti e scoprirebbe che questo accordo non ha minimamente fermato gli sbarchi. Un Paese normale, sotto elezioni, deciderebbe di mettere due soldi per evitare di avere sulla coscienza la morte di donne e bambini che da noi cercavano accoglienza e protezione. Un Paese normale, non l’Italia

«La scena era devastante - ha raccontato a La Repubblica uno dei medici del team dell'Aquarius - arrivavano a bordo molti casi gravissimi, uno dietro l'altro, persone incoscienti e che non respiravano più». La cosa peggiore, però, è che potevamo salvarle quelle donne. La nave, appartenente alla organizzazione governativa Sos Mediterranee è arrivata a questo salvataggio dopo essere stata allontanata dalla Guardia costiera libica quando ormai si trovava a soli cento metri da un altro gommone in difficoltà. «È stato terribile - racconta il team - sentivamo le grida d'aiuto ma non ci è stato permesso di intervenire».

Un Paese normale, non un consesso di premi Nobel per la pace, si farebbe un esame di coscienza sugli accordi presi con la Libia. Perché quelle tre donne, quei bambini, potevamo salvarli, ma la guardia costiera libica, addestrata dai nostri soldati, nel pieno rispetto dell’accordo che abbiamo stipulato con loro, ha deciso di ostacolare i soccorsi. Un Paese normale, già che c’è, farebbe due conti e scoprirebbe che questo accordo non ha minimamente fermato gli sbarchi - 800 solo ieri, più di 2500 dall’inizio dell’anno, in linea con il 2017 - ma ha solo imbarbarito il contesto. Un Paese normale, sotto elezioni, deciderebbe di mettere due soldi per evitare di avere sulla coscienza la morte di donne e bambini che da noi cercavano accoglienza e protezione.

Un Paese normale, non l’Italia. Che in attesa della prossima patacca da decine di miliardi, di donne e bambini che muoiono semplicemente se ne fotte. E questa è la vergogna più grande che ci tocca, in questi brutti tempi di cui non racconteremo orgogliosi ai nipoti. Quella di esser diventati insensibili all’orrore. E sensibilissimi al richiamo dei pifferai magici.

Potrebbe interessarti anche