Onorevoli giornalisti, il quarto potere è sceso in politica

Carta stampata e televisioni, direttori e semplici portavoce. Ce n’è per tutti i gusti e per tutti gli schieramenti. Dal centrodestra al centrosinistra è pieno di candidati giornalisti. Persino nei Cinque Stelle. Pensare che pochi mesi fa Grillo diceva: «Vorrei mangiarvi per il gusto di vomitarvi»

Franco Origlia/Afp/Getty Images
31 Gennaio Gen 2018 0955 31 gennaio 2018 31 Gennaio 2018 - 09:55

«Mi chiedono: ma ti candidi? Come fossi il primo italiano che sceglie di portare le sue battaglie culturali, dai diritti civili alla libertà di pensiero, dove possono diventare realtà». Tommaso Cerno quasi si stupisce del clamore suscitato. Già direttore del Messaggero Veneto e del settimanale L’Espresso, da pochi mesi alla condirezione di Repubblica, il giornalista lascia la redazione e si trasferisce a Palazzo Madama. «È una scelta di vita, personale, combattuta» ammette su twitter. Smessi i panni del cronista, diventa parlamentare del Partito democratico. Il quarto potere scende in campo. Insieme a Cerno è lunga la schiera dei giornalisti italiani che, in vista delle elezioni del 4 marzo, hanno conquistato un posto in lista. Carta stampata e televisioni, direttori e semplici portavoce. Ce n’è per tutti i gusti e per tutti gli schieramenti. Dal centrodestra al centrosinistra, passando persino per il Movimento Cinque stelle. Eh già. Sono lontani i tempi della caccia al giornalista. «Un minimo di vergogna la percepite per il mestiere che fate, sì o no?». Pochi mesi fa Beppe Grillo se la prendeva così con i cronisti obbligati a seguirlo in una delle sue uscite romane. «Vi mangerei tutti per il giusto di rivomitarvi». Oggi che il comico si è defilato dall’impegno politico e Luigi Di Maio ha preso il timone, si cambia linea. Anche i giornalisti diventano deputati e senatori pentastellati.

Gianluigi Paragone, Emilio Carelli, Primo Di Nicola. Ci sono diversi giornalisti anche nelle liste del Movimento Cinque stelle. Eh già. Sono lontani i tempi della caccia al cronista. «Un minimo di vergogna la percepite per il mestiere che fate, sì o no?». Così, solo pochi mesi fa, Beppe Grillo accusava la categoria. «Vi mangerei tutti per il giusto di rivomitarvi»

Da possibile rigurgito ad aspirante parlamentare, è un bel salto. Alcuni sono volti noti. Gianluigi Paragone, ex direttore della Padania e di Libero, un passato in Rai e La7 sarà candidato al Senato. In corsa a Varese, dove se la vedrà con Umberto Bossi. Il giornalista si era avvicinato al Movimento ormai da tempo, un interesse nato con la sua lunga battaglia contro banche e finanza. Sono gli stessi temi che seguirà da parlamentare grillino. Si candida con i Cinque Stelle «per offrire un contributo al Paese» l’ex direttore di SkyTg24 Emilio Carelli. Per lui è stato riservato un posto a Roma. Correrà all’uninominale nel collegio di Ostia e Fiumicino. Una gara in discesa, sul litorale romano i grillini raccolgono molti consensi. «Con i Cinque stelle - ha rivelato al Corriere - condivido i valori della trasparenza, dell’onestà, della voglia di cambiare un certo sistema dei partiti». Di Maio premier? «Ho avuto modo di conoscerlo bene, di discutere con lui. Ha spessore e capacità di ascolto». Già direttore del quotidiano Il Centro, il giornalista Primo DI Nicola è candidato in Abruzzo per un seggio al Senato. Storica firma de L’Espresso, negli ultimi tempi ha conquistato l’attenzione dei grillini per il suo impegno sul tema dei costi della politica. Una battaglia raccolta nel libro “Orgoglio e vitalizio”. E sarà proprio questa la sua missione parlamentare per conto del Movimento. «Sono qui - ha spiegato il giornalista durante la presentazione ufficiale - con l’impegno di cancellare quel che resta di questa vergogna dei vitalizi parlamentari. Un autentico, vergognoso macigno che pesa sulla credibilità della politica».

Nessuno scandalo, sia chiaro. I giornalisti che hanno già varcato il confine della politica sono numerosi. Senza pensare a casi illustri - da Luigi Einaudi a Giovanni Spadolini - nella legislatura appena conclusa erano almeno 31 i cronisti prestati al Palazzo. Eppure la polemica si riapre a ogni campagna elettorale. A molti il dubbio resta: chi ha il compito di controllare il potere politico, può diventarne parte? Insanabile conflitto di interessi o normale transizione? Intanto Forza Italia punta forte sui direttori. Tra le liste del Cavaliere ha trovato posto Andrea Cangini, già direttore del Quotidiano Nazionale e ora capolista nelle Marche per un seggio al Senato. Spazio all’ex direttore di Tempi Luigi Amicone in Emilia Romagna. E all’ex collega del settimanale Panorama Giorgio Mulè, che correrà in Liguria con il sogno di uno scranno a Montecitorio. «Una scelta netta, da cui non si può tornare indietro» spiegava all’indomani della candidatura. Per una curiosa coincidenza Mulè è in campo nella regione guidata da un governatore berlusconiano e altra celebre penna: l’ex Mediaset Giovani Toti. Intanto salta all’ultimo, pare per la non disponibilità del diretto interessato, la candidatura del direttore del Giornale Alessandro Sallusti. La lista dei giornalisti berlusconiani però non è finita. Consigliere d'amministrazione Rai, direttore de L’Opinione delle libertà, ha trovato un posto con Forza Italia anche Arturo Diaconale. Sarà candidato nel Lazio Andrea Ruggieri, responsabile tv del partito, uomo della comunicazione del Cavaliere e nipote di Bruno Vespa.

Carta stampata e televisioni, direttori e semplici portavoce. Ce n’è per tutti i gusti e per tutti gli schieramenti. Dal centrodestra al centrosinistra, passando dai Cinque Stelle è pieno di candidati giornalisti. Per qualcuno resta un insanabile conflitto di interesse, per altri è normale transizione

Una menzione speciale va ai portavoce. Esperti di comunicazione e spin doctor che spesso finiscono per seguire le orme dei leader che consigliano. Ancora una volta la storia è piena di esempi illustri. E questa tornata elettorale non fa eccezione. Dall’ufficio stampa allo scranno parlamentare passerà Filippo Sensi, storico collaboratore di Matteo Renzi a Palazzo Chigi, ora con il premier Paolo Gentiloni. Per lui il Partito democratico ha riservato una candidatura nel proporzionale a Firenze. A Montecitorio potrebbe presto incontrare il portavoce di Pietro Grasso. Alessio Pasquini ha lavorato con il leader di Liberi e Uguali nella sua esperienza da presidente del Senato, ora ha conquistato una candidatura nel proporzionale in Lombardia. Dopo Cerno e Sensi, il Partito demcoratico candida anche Francesca Barra, scrittrice e giornalista. Un nome che in pochi si aspettavano alla vigilia. «Renzi l’ho conosciuto quando era sindaco di Firenze - ha raccontato a Repubblica - Lo intervistai per un programma di Radio 1. Ora mi ha chiamato, mi ha chiesto di partecipare a un sogno». Esperienza onirico politica che la vedrà protagonista a Matera. «Voglio contribuire a difendere un territorio ignorato e deriso come la Basilicata, proseguendo quello che ho sempre fatto da giornalista e cittadina». E poi c’è Chiara Geloni. Già vicedirettore di Europa, direttore dei Youdem, la televisione del partito democratico. Collaboratrice di Pier Luigi Bersani, che ha seguito nella sofferta scissione verso Articolo 1. Adesso Liberi e Uguali la candida alla Camera in Toscana, nel collegio di Carrara, la sua città. Un paio di giorni fa ha ufficializzato con un tweet la discesa in politica e la nuova avventura, evidentemente inattesa: «E prendiamola tra le braccia questa vita danzante».

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