Sopresa: il naufrago che ispirò la figura di Robinson Crusoe non era un naufrago

Naufragi che non lo erano: le vicende del marinaio (anzi, corsaro) inglese Alexander Selkirk vengono associate sempre a quelle del personaggio inventato da Defoe. Ma le differenze forse sono molto più grandi

A Selkirk

Alexander Selkirk

1 Febbraio Feb 2018 1105 01 febbraio 2018 1 Febbraio 2018 - 11:05

La realtà, di fronte alla finzione, viene sempre sconfitta. Un esempio è la storia di Alexander Selkirk, il marinaio-naufrago del XVIII secolo che avrebbe ispirato lo scrittore inglese Daniel DeFoe per la figura di Robinson Crusoe. Quando si parla di Crusoe, si pensa a Selkirk. E quando si parla di Selkirk, si pensa a Crusoe. Non fa eccezione questo articolo e non fa eccezione nemmeno il governo cileno, che ha deciso di nominare in onore del marinaio un’isoletta a caso nel Pacifico, chiamandola Isla Alejandro Selkirk. Quella vera, però, su cui Selkirk ha passato da solo otto anni della sua vita, si trova a circa duecento chilometri di distanza ed è stata ribattezzata Isla Robinson Crusoe.

Eppure la figura di Selkirk merita un po’più di interesse. All’epoca erano frequenti le cronache di marinai dispersi sulle isole degli oceani, ma la sua avventura, durata tantissimo tempo, divenne in poco tempo la più celebre. Su di lui, prima ancora che venisse pubblicato Robinson Crusoe, erano già usciti due libri e un’intervista (forse falsa) scritta da Richard Steele.

A differenza del personaggio di Defoe, poi, Selkirk non era un naufrago. Anzi: era stato abbandonato sull’isola dopo alcuni litigi con il capitano. Era un pianagrane, un imbroglione e un prepotente. Non era nemmeno un marinaio, ma un corsaro, cioè un privato pagato per attaccare le navi di potenze nemiche. Se era rimasto sull’isola così a lungo, poi, era stato anche perché si rifiutò di salire, poco tempo dopo l’abbandono, su alcune navi spagnole di passaggio.

Aveva scelto insomma di vivere come un selvaggio: quando fu ripescato dagli equipaggi inglesi delle navi Duke e Duchesse, anche loro corsari, si presentò come un capellone arruffato e puzzolente. Parlava a stento inglese (che pure era la sua madrelingua) era vestito di pelli ma correva velocissimo, cacciava le capre e conosceva a menadito tutti i punti in cui si poteva trovare acqua potabile ed erbe contro lo scorbuto.

Alla fine ripartì. Si accordò con il capitano per partecipare alla missione in corso per la somma di 800 sterline e, nemmeno a dirlo, si ammalò appena salito: dopo tutto quel tempo sull’isola aveva perso l’abitudine di mangiare cibi salati.

Le analogie con il personaggio di Defoe, come si vede, non sono tante. Più che un modello, Selkirk era stato più che altro una fonte di ispirazione. Robinson Crusoe, la cui laboriosità spinge Karl Marx a individuarlo come simbolo di uno spirito pre-capitalista, appena lascia l’isola comincia a occuparsi dei propri affari, cura le piantagioni e ne trae molto guadagno. Selkirk no: torna in Inghilterra e subito riparte – come richiedeva il suo mestiere – per altri viaggi in mare, dove perderà la vita. Entrambi, però, sia il personaggio che l’uomo reale, incarnano aspetti diversi e solo in certa misura contrastanti di una mentalità destinata, attraverso la conquista, la colonizzazione e i commerci, a cambiare il mondo.

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