Zitto zitto Trump li sta purgando ancora

Il discorso sullo Stato dell’Unione che è piaciuto a tre americani su quattro, le aperture “moderate” su clima e immigrazione, il taglio delle tasse, l’economia che vola: attenzione, Trump non è morto, nonostante gaffe e scandali. Forse è meglio che i democratici inizino a preoccuparsi, di nuovo...

Trump Linkiesta
1 Febbraio Feb 2018 0750 01 febbraio 2018 1 Febbraio 2018 - 07:50

Lasciamo da parte tutti i complotti, mettiamo da parte le bandierine, per un attimo, e proviamo a ragionarci su, andando a ritroso. Lunedì notte Donald Trump ha tenuto il suo primo vero discorso sullo Stato dell’Unione. Un discorso normale, moscio, autocelebrativo, retorico fino alla nausea, dicono i commentatori vedovi dalla sera dell’Obama Out. Eppure, quel discorso è piaciuto al 75% degli americani. Per darvi un’idea, più o meno la stessa percentuale di americani cui piacevano un sacco quelli di Obama. E vorrà dire poco, ma dopo questi discorsi la popolarità di Trump è schizzata al 42%, dal buco del 32% in cui era precipitata un mese fa, alla vigilia del suo primo anno di presidenza.

Ancora male, ma non malissimo, per un presidente che doveva essere mandato via a calci. Al punto tale che i 24 seggi del Congresso che i democratici dovrebbero strappare ai repubblicani alle elezioni di medio termine sembrano essere in discussione: oggi i punti che separano l’Asinello dal Gop sono “solo” 7,3. Il giorno di Natale eravamo a 13. Non abbastanza per prendersi tutto, soprattutto se la popolarità di Trump dovesse salire ancora.

E il bello (o il brutto, dipende da come la pensiate) è che nel mezzo c’è stata la pubblicazione di “Fire and Fury” di Michael Wolf, c’è stato il mandato di comparizione a Steve Bannon, ex capo stratega del presidente Donald Trump in relazione all’indagine sui presunti legami tra i collaboratori di Trump e la Russia. Vero. a

E se l’economia ai tempi di Trump crescesse ancora, più di quanto non stia facendo ora? E se il tasso di disoccupazione andasse sotto il 4,1% cui è precipitato ora? Se, in definitiva, non solo Trump non si rivelasse essere la catastrofe che era annunciato essere, perlomeno negli effetti?

Col super taglio delle tasse, innanzitutto. dal 35% al 21% per le imprese, e con l’aliquota massima al 37% per le persone fisiche, i cui effetti si dovrebbero vedere nei portafogli degli americani da febbraio. Con la cittadinanza decennale offerta ai dreamers. Con l’ipotesi di ritornare dentro l’Accordo di Parigi.E poi tutto lascia intendere che le polemiche sul RussiaGate possano essere affiancate, se non altro, da quelle su Andrew McCabe, ex vicedirettore dell’Fbi, democratico, che è sotto indagine per aver rallentato il caso delle mail di Hillary Clinton.

Domanda da un milione di dollari: e se l’economia ai tempi di Trump crescesse ancora, più di quanto non stia facendo ora? E se il tasso di disoccupazione andasse sotto il 4,1% cui è precipitato ora? Se, in definitiva, non solo Trump non si rivelasse essere la catastrofe che era annunciato essere, perlomeno negli effetti? Se non riuscisse il colpetto dei Democratici al congresso? Non sono ipotesi così balzane e irrealistiche, tutt’altro. Anzi, sono la naturale prosecuzione delle tendenze in atto negli ultimi giorni.

E se così dovesse essere, per i democratici e per chi aveva pensato che l’inettitudine populista di Trump fosse destinata a implodere da sola, che si potesse scacciare l’incubo prima possibile grazie ai Russiagate, che gli scandali sotto le lenzuola e i presunti tradimenti a Melania potessero smuovere le coscienze perbeniste americane, sarebbero guai seri. Soprattutto perché un potenziale sfidante ancora non si vede all’orizzonte e quando si vede è Oprah o Mark Zuckerberg, per dire: beauty contest allo stato purissimo. Anche questa, a suo modo, una piccola grande rivincita di The Donald.

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