Applicatela o cambiatela: la grande ipocrisia sulla Bossi-Fini è il vero problema dell’immigrazione in Italia

Il presunto assassino di Pamela Mastropietro era un nigeriano cui era scaduto il permesso di soggiorno. Decidiamoci: o andava rimpatriato, e non si capisce perché non si stato fatto; o andava incluso, e non si capisce perché non si cambia una legge che non lo prevede. Nel limbo ci sono solo guai

Pamela Innocent Linkiesta
2 Febbraio Feb 2018 0750 02 febbraio 2018 2 Febbraio 2018 - 07:50

Proviamo, per una volta, a non scomodare forche e altri pensierini da terza elementare per parlare del caso di Pamela Mastropietro, diciottenne romana il cui cadavere mutilato è stato rinvenuto in due trolley lungo una strada di campagna nei pressi di Pollenza, in provincia di Macerata? O, se vogliamo dirla ancora meglio, del caso di Innocent Oseghale, lo spacciatore nigeriano di 29 anni col permesso di soggiorno scaduto, che è stato fermato come sospettato di omicidio o di tentato occultamento del cadavere, con riscontri, a quanto trapela, inoppugnabili?

Proviamoci. E cominciamo col dire una verità lapalissiana, giusto per mettere le cose al loro posto. Che Innocent Oseghale, in Italia, non ci doveva essere. E non perché sia un criminale, o presunto tale. Molto banalmente, perché così dice la legge vigente. E leggi, piacciano o meno, dovrebbero essere rispettate. Parliamo della famigerata Bossi-Fini che è stata approvata nel 2002 e che in teoria prevederebbe l’espulsione, con accompagnamento alla frontiera, dei migranti cui è scaduto il permesso di soggiorno o a cui è stato negato lo status di rifugiati, e addirittura l’arresto per chi fosse trovato in Italia dopo il decreto di espulsione.

Proviamo a dire un’altra verità lapalissiana, però. Che quella norma è sbagliata. E non perché sia contraria a qualsivoglia principio morale: molto banalmente, perché non ha mai funzionato. Anche in questo caso le evidenze abbastanza incontrovertibili. Ne dà testimonianza, ad esempio, un articolo de Il Messaggero del 27 maggio del 2008 che arriva a imputare proprio alla Bossi-Fini il crollo delle espulsioni in Italia. Dice l’articolo, citando un grafico del ministero degli Interni sugli immigrati espulsi dal 1984 al 2006, che il picco delle espulsioni coincide con l'anno 2002, l’ultimo prima dell’applicazione della legge. E che, da allora in poi, le espulsioni, anziché aumentare si sono dimezzate nel giro di quattro anni. Ancora oggi, a distanza di una decina d’anni, le cose vanno più o meno così. Dice, l’articolo, che “Inasprire la legge, ha portato a un suo allentamento pratico”, poiché accompagnare le persone alla frontiera era materialmente impossibile, se non a prezzo di costi altissimi.

La diciamo senza giri di parole: volete tenervi la Bossi-Fini? Applicatela, e non lasciatela lì a far da feticcio della vostra intransigenza. Non riuscite ad applicarla, o non la volete applicare perché credete sia contraria ai principi su cui si fonda l’umanità, che abbia più senso spendere i soldi per includere, anziché per respingere? Cambiatela. I numeri e i soldi per fare una o l'altra cosa ci sono e ci sono sempre stati

E diciamone un’altra ancora, già che ci siamo: che promettere di rimpatriare i migranti “a casa loro” vale tantissimo a livello elettorale, ma costa tempo e soldi. Una recente indagine di EuObserver su circa 100 operazioni di rimpatrio tra l’inizio del 2015 a ottobre 2016, ha stimato un costo medio di 5.800 euro a migrante. È una stima approssimativa, sia chiaro: ma se lo moltiplichiamo per tutti i migranti per i quali è stato emesso un foglio di via in Europa arriviamo rapidamente a 1,7 miliardi di euro all’anno. Tanto? Sì, ma non tantissimo se si pensa alle sparate da campagna elettorale dei nostri pseudo-candidati premier. Allora, perché non si rimpatriano tutti questi migranti che qua non ci dovrebbero stare? Perché nel 2016, in Europa, su 305.365 ordini di espulsione solo la metà (cioè 176.223) si sono concretizzati con il ritorno a casa dell’immigrato irregolare? Perché in Europa ci sono più di due milioni di persone delle quali le autorità non sanno praticamente nulla?

Vi diamo la risposta, altrettanto banale: perché è diffcilissimo. Perché mancano accordi bilaterali coi Paesi in cui queste persone dovrebbe ritornare. E perché manca pure la volontà politica di concentrare lì tempo e risorse delle forze dell'ordine. La prova regina? Il decreto legge 89/2011 emanato dal governo Berlusconi ha ribaltato questa consuetudine. All’espulsione forzata della Bossi-Fini ha sostituito l’allontanamento volontario da concordare con la persona espulsa, a cui viene semplicemente dato un periodo di tempo entro cui lasciare l’Italia (nel caso dei migranti parliamo spesso di 7 o 15 giorni). Come ha ricordato Carlotta Sami, portavoce per l’Europa meridionale per l’agenzia ONU per i rifugiati, «con le espulsioni gli Stati membri intimano agli irregolari di lasciare il paese, ma poi quasi mai questi si allontanano. Con i rimpatri invece il migrante viene effettivamente riportato nel paese d’origine. Senza accordi di riammissione non si muove nulla».

E già che siamo, eccovi un’altra notizia sgradita: che quei 2 milioni di invisibili alla deriva che qualcuno fa finta di non vedere e che qualcun altro usa da una vita come alibi e capro espiatorio per elevare il rancore a progetto politico, sono effettivamente un problema. Per le nostre coscienze, quando diventano schiavi dei caporali o della criminalità organizzata. Per l’ordine pubblico, quando senza alcun percorso e alcuna possibilità, si ritrovano a compiere atti criminali.

Forse siamo arrivati al punto in cui tutto il berciare su immigrazione e criminalità, alla fine, come al solito, si risolve in un problema sottovalutato e mal gestito che monta inesorabilmente. La diciamo senza giri di parole: volete tenervi la Bossi-Fini? Applicatela, e non lasciatela lì a far da feticcio della vostra intransigenza. Non riuscite ad applicarla, o non la volete applicare perché credete sia contraria ai principi su cui si fonda l’umanità, che abbia più senso spendere i soldi per includere, anziché per respingere? Cambiatela. I numeri e i soldi per fare una o l'altra cosa ci sono e ci sono sempre stati. Adesso invece c’è solo quel limbo, dove si incontrano la disperazione di Pamela e quella di Innocent. E dove monta, sempre più, l’intolleranza degli italiani brava gente.

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