L'amore celebrato a Sanremo strizza l'occhio a Bin Laden

Un sentimento assolutista e geloso che consiste nel mettersi a guardia della solitudine dell’altro bloccando ogni canale con l’esterno: da quasi settant’anni il Festival veicola un’idea dell’amore che sarebbe piaciuta al mullah Omar

Klimt Linkiesta
3 Febbraio Feb 2018 0745 03 febbraio 2018 3 Febbraio 2018 - 07:45

Domande epocali, eppure effimere, mi attanagliano la mente in questi giorni: Perché esiste qualcosa piuttosto che il nulla? Chi è Dio? Da dove veniamo e dove andiamo? C’è vita dopo la morte? Giovanni Caccamo vincerà Sanremo? I bookmakers pagano la sua vittoria tra 15 e 25 volte la posta, privilegiando Ermal Meta e Federico Moro, offerti a 2.5 e Ron a 4. Ma di sicuro, la canzone di Caccamo è talmente in linea con il canone sanremese che non mi stupirei se la giuria decidesse di premiarlo. Da quasi settant’anni, il Festival veicola un’idea dell’amore che sarebbe piaciuta al mullah Omar. Un sentimento assolutista e geloso che consiste nel mettersi a guardia della solitudine dell’altro bloccando ogni canale con l’esterno. Canta Caccamo: “Chiusi dentro di noi, insieme io e te per sempre / senza volere niente a parte questo nostro naufragare e non cercare niente / più niente a parte noi / e non capire niente”. È il manifesto programmatico di chi vede l’obnubilamento amoroso come il sogno di una vita. E non basta. Ciò che Caccamo chiede alla sua donna è non lasciarsi mai, “senza volere niente, senza cercare niente”. Eh no, Giovanni: se le proponi una vita di merda, poi non lamentarti quando ti molla.

Questo atteggiamento verso la vita di coppia, non solo fa stare malissimo, ma ci fissa in una condizione che peggiora via via che ci rendiamo conto di un’amara verità: per essere felici in due e durare nel tempo, tenendo lontani noia e tradimento, l’amore non basta. Dopo l’euforia dei primi mesi, la realtà emerge con la forza di una breve poesia di Enrico Montesano: “Io nun c’ho che te, tu nun c’hai che me. Nun c’avemo un granchè”. Le canzoni italiane sono sempre state cattive maestre, e la più cattiva di tutte è Ancora, di Edoardo De Crescenzo, il principe degli amanti ostinati, quello che stava sveglio fino a notte alta perché lei era il suo chiodo fisso e insieme a lei ci stava meglio e più la pensava e più la voleva. Ma davvero alle ragazze piacerebbe trovare sotto casa un ex fidanzato che fa il pazzo e tira sassi alla finestra accesa? Questa follia ha radici antiche. Non nasce e non si esaurisce con Sanremo. Le canzoni d’amore insegnano che la felicità individuale dipende dallo stare in coppia, ma non basta: bisogna stare in coppia con la tipa che ci ha mollato, e se lei non ne vuol proprio sapere, intestardirsi, e romperle le ovaie fino allo sfinimento.

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