Salvini e Saviano, piantatela di giocare alla guerra civile: la sparatoria di Macerata non ha mandanti morali

La ricerca di responsabilità e di mandanti morali nella tentata strage di Macerata è solo l'ultimo tassello di un discorso pubblico impazzito, in cui si gioca alla guerra civile per conquistare due like. Intanto gli immigrati calano, i delitti pure e l'economia cresce, ma non interessa a nessuno

Macerata Linkiesta

HO / ITALIAN CARABINIERI PRESS OFFICE / AFP

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4 Febbraio Feb 2018 0800 04 febbraio 2018 4 Febbraio 2018 - 08:00

Davvero, piantatela. Piantela di sparala grossa per quattro like su Facebook, di alzare ogni volta il tiro nelle dichiarazioni per farvi notare, di giocare alla guerra civile per ergervi a eroi partigiani, di rinfocolare timori come quello della grande invasione dei migranti o dell’onda nera neofascista che non hanno alcun appiglio statistico a sostenerle. Nemmeno oggi, nemmeno dopo il presunto assassinio di Pamela Mastropietro da parte di un clandestino nigeriano. Nemmeno dopo che Luca Traini, ventottenne militante di estrema destra, ha deciso di “vendicarla” sparando all’impazzata per le vie di Macerata, ferendo sei persone.

Fermate, fate un bel respiro, e ripetete ad alta voce: sono due casi estremi, isolati, figli più di circostanze del tutto peculiari, che del contesto politico. Sono delitti che non hanno mandanti morali né nella politica dell’accoglienza della sinistra (il primo), né nei post su Facebook di Matteo Salvini (il secondo). Per quanto dolorose, sono cose che possono succedere - e succedono - ovunque. Quel che sconcerta, semmai, è la miccia corta delle reazioni di chi, élite (presunta tale) politica o culturale del Paese dovrebbe contare fino a mille prima di dire qualcosa.

Matteo Salvini per primo. Dire che «La responsabilità morale di ogni episodio di violenza che accade in Italia è di quelli che l’hanno riempita di clandestini» è una bestialità che non dovrebbe uscire dalla bocca di una persona che si candida a fare (almeno) il ministro dell’Interno, nemmeno in campagna elettorale. Perché concorre ad aumentare il disordine, anziché diminuirlo. È, come minimo, una prova clamorosa di inadeguatezza al ruolo che dovrebbe far riflettere, prima di tutto, chi ha nell’ordine e nella sicurezza le sue priorità: Salvini è uno che soffia sul fuoco dello scontro sociale, non uno che spegne gli incendi.

Peraltro, vale la pena di ribadirlo, già che ci siamo: la grande invasione degli stranieri è una bufala tra le più clamorose. Se non altro proprio perché la tendenza di quest’ultimo anno è quella di una progressiva diminuzione del numero di immigrati nel nostro Paese. Non solo: è da anni che il numero di quelli che arrivano in Italia per andarsene il prima possibile aumenta esponenzialmente: nel 2015 - scrive Libero, non il Manifesto - gli stranieri che se ne sono andati via sono stati 44mila, il triplo rispetto al 2006. In ultimo, vale la pena ricordarlo ogni volta che si può, l’Italia è il terzultimo Paese europeo per numero di rifugiati sul totale della popolazione: 147mila, circa 2,4 ogni mille abitanti. Questo nonostante Lampedusa. In un anno, il 2017, in cui il numero dei richiedenti asilo si è dimezzato rispetto al 2016. Per la cronaca: l’ultimo report del Viminale su ordine e sicurezza pubblica, parla di una diminuzione degli omicidi, delle rapine e dei furti, e dei delitti in generale.

La grande invasione (brrr)

Il problema sta tutto qua, in fondo. Nelle parole che si dicono e negli effetti che si vogliono ottenere. Dalle condanne ferme alla violenza senza se né ma, da inviti alla calma e alla prudenza, da parole meditate e consapevoli degli effetti che possono provocare nasce un dibattito politico civile che sa sopravvivere ai colpi di testa di spacciatori clandestini e pazzi neofascisti. Da classi politiche e intellettuali fuori controllo, desiderose solo di giocare a chi ha più likev nascono solo guai

Lo stesso vale per Roberto Saviano (e Piero Grasso, e Laura Boldrini) che hanno accusato a vario titolo Matteo Salvini di esser il mandante morale di una tentata strage, come ha fatto Roberto Saviano, addirittura un pericolo per la democrazia. Una bestialità, pure questa. Primo: perché concorre ad alzare ulteriormente i toni e a esacerbare la polemica politica sui migranti, come quanto sta accadendo in queste ore ha già ampiamente dimostrato. Secondo: perché per essere consequenziali a parole come queste bisognerebbe chiedere a Marco Minniti lo scioglimento della Lega Nord - non Casa Pound, non Forza Nuova - quale movimento eversivo, cosa che non crediamo Roberto Saviano farà nelle prossime ore. Terzo: perché ci rifiutiamo di credere che Saviano non sappia che sciogliere e ghettizzare le forze politiche non fa che renderle davvero eversive e pericolose. Piccola chiosa: ai 2500 sfigati di Forza Nuova che vogliono pagare le spese legali a Traini per guadagnarsi un po' di insulti e visibilità di risulta bisognerebbe rispondere con l'oblio, non certo strappandosi i capelli.

Il problema sta tutto qua, in fondo. Nelle parole che si dicono e negli effetti che si vogliono ottenere. Dalle condanne ferme alla violenza senza se né ma, da inviti alla calma e alla prudenza, da parole meditate e consapevoli degli effetti che possono provocare nasce un dibattito politico civile che sa sopravvivere ai colpi di testa di spacciatori clandestini e pazzi neofascisti. Da classi politiche e intellettuali fuori controllo, apprendisti sgregono desiderosi solo di giocare a chi ha più like, così come da cariche dello stato che cercano la loro share of voice elettorale sparandola grossa nell’imminenza di un fatto di sangue, nascono solo guai. Indovinate in che direzione stiamo andando.

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