Perché ci ricordiamo benissimo dei favori fatti e non di quelli ricevuti

La percezione di qualcosa di buono fatto per gli altri si accresce nel ricordo mentre la stessa cosa ma a senso inverso tendiamo a dimenticarla: per questo fare e ricevere favori deve diventare una pratica quotidiana

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5 Febbraio Feb 2018 1250 05 febbraio 2018 5 Febbraio 2018 - 12:50
Tendenze Online

L’arte della decisione è competenza complessa, sempre più decisiva in un contesto fast & furious dove le relazioni tra colleghi e collaboratori diventano più fluide e meno strutturate. Persuadere gli altri a fare qualcosa è difficile, ma può rivelarsi un asset fondamentale in grado di farvi ottenere risultati veloci e, insieme ad essi, un’atmosfera di lavoro più rilassata.

In questo contesto, è interessante riflettere su quello che definireil’algoritmo dei favori.

Perdonate l’espressione un po’ forzata, ma il punto è proprio di cercare discomporre un gesto naturale in una sequenza di istruzioni pronte all’uso. I favori sono azioni delicate che, proprio per la loro natura, coinvolgono il piano professionale ma anche, e soprattutto, quello delle relazioni umane in senso più lato. Chiaro, dunque, che si debba stare attenti a come esse funzionano.

E come funzionano, dunque?

Un favore è come il pane che diventa raffermo in pochi giorni? Oppure è più come una bottiglia di vino d’annata, che guadagna valore col tempo?

La questione è assai interessante, soprattutto con riferimento a quell’atmosfera citata all’inizio.

Pensate ai contesti lavorativi odierni: spazi di coworking, aziende che adottano in massa lo smart working. Un design relazionale efficace consente di cementare il rapporto tra collaboratori le cui occasioni di incontro si fanno sempre più sporadiche e per cui, dunque, è importante agire sulla forza dei legami.

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