Se le elezioni si giocano sull’immigrazione, la destra ha già vinto (anche se i guai sono colpa sua)

La semplicità del messaggio, le contraddizioni di tutti gli altri, la necessità di spostare l’attenzione dal rischio fascista: ecco perché la mossa di Berlusconi di battere il tasto sull'immigrazione clandestina rischia di essere vincente. Nonostante non ci sia disastro peggiore della Bossi-Fini

Migrazioni Linkiesta
5 Febbraio Feb 2018 0755 05 febbraio 2018 5 Febbraio 2018 - 07:55

Se il dibattito elettorale si sposta sul terreno delle migrazioni e degli immigrati clandestini in Italia, la destra ha già vinto. Lo diciamo con cognizione di causa dopo aver ascoltato Silvio Berlusconi al Tg5 parlare dell’immigrazione come di una «questione urgentissima». Oggi in Italia, ha detto il leader di Forza Italia, «si contano almeno 630 mila migranti di cui solo il 5%, e cioè 30 mila, ha diritto di restare in quanto rifugiati e cioè fuggiti da guerra e morte. Gli altri 600 mila sono una bomba sociale pronta a esplodere, perché vivono di espedienti e di reati».

Un colpo da maestro, quello di Berlusconi, che sposta l’attenzione dalla questione fascisti alla questione stranieri, ventiquattr’ore dopo la tentata strage contro gli immigrati di Macerata. Sa benissimo, Berlusconi, che è meglio si ragioni di quanti clandestini cacciare che difendersi dalle accuse di collateralismo con l’estremismo neofascista. Sa bene, pure, che su questo versante lui, Salvini e Meloni sono gli unici che possono permettersi di giocare d’attacco. Rimpatriare i clandestini/bomba sociale è un messaggio chiaro ed efficace, cui sottosta una strategia semplice e almeno all’apparenza facilmente attuabile. Sa bene, soprattutto, che la pancia del Paese sta con lui, soprattutto quella fascia di elettori che ondeggia tra il Movimento e il centrodestra. Convincerla a votare per la sicurezza, contro lo straniero, vuol dire portarla dalla propria parte. Rincarare la dose rispetto a Salvini, vuol dire evitare che il travaso avvenga tra Cinque Stelle e Lega.

Fonte: Quorum/YouTrend

Un colpo da maestro, quello di Berlusconi, che sposta l’attenzione dalla questione fascisti alla questione stranieri ventiquattr’ore dopo la tentata strage contro gli immigrati di Macerata. Sa benissimo, Berlusconi, che è meglio si ragioni di quanti clandestini cacciare che difendersi dalle accuse di collateralismo con l’estremismo neofascista

Per tutti gli altri, manco a dirlo sono guai. Per il Pd, soprattutto, che ondeggia tra la dottrina-Minniti (fermiamo gli sbarchi) e la dottrina Bonino (legalizziamo i clandestini), tra amministratori come l’assessore milanese Pierfrancesco Majorino che chiedono a gran voce una linea di contrapposizione radicale alla linea del centrodestra e il Matteo Renzi che li vuole “aiutare a casa loro”, mutuando addirittura gli slogan della Lega. Lo stesso Movimento Cinque Stelle non sa che pesci prendere, con Di Maio che la butta in tribuna andando a discettare delle cause - basta vendere le armi ai Paesi in guerra - e scaricando la colpa sull’Europa.

Per il centrodestra è un gioco da ragazzi, insomma. Anche perché nessuno spiega agli elettori che è la legge che hanno fatto loro, la Bossi Fini, che ha creato l’esercito di 600mila irregolari, tanto temuto da Berlusconi, attraverso la creazione del reato di immigrazione clandestina, comminato a chiunque non fosse accettato come rifugiato politico una volta sbarcato a Lampedusa. Che con la Bossi-Fini sono crollati rimpatri ed espulsioni. Che quelli che più di tutti hanno urlato con gli immigrati sono quelli che hanno creato le condizioni affinché il problema immigrati si aggravasse.

Nessuno lo fa, perché nessuno ha interesse che si incardini lì la discussione per mesi, perché parlare di rimpatri ed espulsioni fa venire l’orticaria a mezza sinistra, e perché litigare tra alleati in campagna elettorale non è la miglior tattica possibile, a un mese dal voto. Il risultato sono praterie per Salvini e Berlusconi. Anche quando c’è di mezzo un pistolero fascista. Figuratevi senza.

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