Il cellulare? Una tecnologia fastidiosa fin dal 1919

Suona sempre nei momenti più imbarazzanti, disturba gli amici e i conoscenti. È una comodità, ma anche un problema. Noi lo sappiamo per esperienza, ma all’epoca era solo immaginazione (molto esatta)

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(Particolare di una tavola di Haselden)

6 Febbraio Feb 2018 1255 06 febbraio 2018 6 Febbraio 2018 - 12:55

“Il prossimo orrore moderno che inventeremo sarà il telefono portatile”, diceva nel 1919 il vignettista e comico inglese W. K. Haselden, a quanto pare molto dotato – adesso si può dire con certezza – per le previsioni del futuro. In questa simpatica vignetta, apparsa il cinque marzo del 1919, Haselden immagina tutti i momenti imbarazzanti e sbagliati in cui il nuovo, futuristico aggeggio, entrerà in funzione. Disturbando tutti gli altri.

Premonitore? Eccome. Ma il telefono, all’alba degli anni ’20, era già un fait accompli: brevettato nel 1876, diventa sempre più popolare (almeno tra le classi che se lo potevano permettere) fino a quando, dopo la fine della prima Guerra Mondiale, si comincia davvero a parlare di telefoni portatili, ma in un senso diverso da quello conosciuto oggi. Si pensava, più che altro ad apparecchi collegabili, in ogni momento, alla linea fissa telefonica. Haselden, invece, immagina un telefono portatile, wireless, con cui si poteva chiamare e ricevere chiamate in ogni luogo.

Figlio di un imprenditore inglese, nacque a Siviglia nel 1872, per trasferirsi poi a Londra cinque anni dopo, insieme alla madre (a causa della morte del padre). Qui comincia a pubblicare storie a fumetti all’età di 31 anni, e affronta con ironia i temi più di moda del periodo. È per questo motivo che sono tante le tavole dedicate alle novità della vita moderna e a tutti i problemi, di etichetta e opportunità che comportavano.

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