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Sorpresa, Trump piace ma non lo ammetteremo mai

Il 42% degli americani approva l’operato di Trump. Per capire l'ascesa del tycoon serve studiare la psicologia, e la comunicazione

Trump Oggi Linkiesta
6 Febbraio Feb 2018 1105 06 febbraio 2018 6 Febbraio 2018 - 11:05

È trascorso ormai un anno dall’inizio della presidenza Trump ma c’è ancora chi non si rassegna all’idea di vederlo alla Casa Bianca. Abbiamo visto raramente tanta ostilità nei confronti di una leadership. L’atteggiamento prevalente verso Donald Trump è un esempio da manuale sulla polarizzazione, o si è dalla sua parte oppure no e da lontano, dall’Europa, sono poche le simpatie per un presidente che fin dall’inizio ha considerato prioritari gli interessi del proprio Paese, che parla di dazi e di muri. Eppure, a circa dodici mesi dal suo insediamento, è giunto il momento di studiare e comprendere le ragioni alla base del sostegno verso il quarantacinquesimo presidente Usa.

Secondo l’ultimo sondaggio della Monmouth University, condotto tra il 20 e il 28 gennaio su 806 maggiorenni, il 42% degli americani approva l’operato di Trump. Lo scorso mese il valore era del 32%. La maggioranza, in verità, disapprova ancora la sua figura ma dal 56% di dicembre, la percentuale è scesa al 50%. Inoltre, il 55% ha affermato che l’inquilino della Casa Bianca ha portato avanti con successo la sua agenda politica e la fetta rappresenta il 13% in più rispetto a dicembre. Inoltre, il 37% approva la direzione che sta prendendo il Paese, a dicembre a pensarla così era il 24% degli intervistati. I dati riportati da Politico ci fanno capire che il fenomeno Trump, se così possiamo definirlo, va approfondito e naturalmente c’è chi già ci ha pensato.

Sul Journal of Social and Political Psychology è stato pubblicato uno studio condotto da Lucian Gideon Conway III e Meredith A. Repke dell’University of Montana e da Shannon C. Hack della Syracuse University, tutti e tre del Dipartimento di Psicologia. I ricercatori sono partiti dalla constatazione che Trump ha riscosso un successo inatteso che non può essere giustificato solo da una matrice ideologica, limitandosi a dire che i suoi sostenitori sono conservatori. La spiegazione è molto più articolata e riguarda la comunicazione e le sue regole. Quando una norma è abbastanza severa, come quella della correttezza politica, l’effetto che se ne ricava è duplice. Da un lato ciò che si pensa può essere nascosto nel breve periodo per paura della disapprovazione sociale, accettando così di rispettare quella stessa norma. Tuttavia, sul lungo periodo la propria opinione svincolata dalle regole riappare in tutta la sua forza. Inoltre, l’osservazione di quella regola è frutto della pressione e non di una convinzione spontanea. Questo aspetto vanifica il potenziale informativo che c’è dietro il comportamento desiderato in base alla regola stessa.

Secondo alcuni ricercatori in sostanza, le norme culturali di correttezza politica nel lungo periodo possono paradossalmente minare l’intento positivo cui sono destinate. Alla gente può dunque piacere il linguaggio provocatorio di Trump. Come viene riportato nello studio citato, è stato lo stesso Presidente Usa ad aver svelato questa caratteristica durante il dibattito per le primarie del Partito Repubblicano nell’agosto 2015: “penso che il grosso problema di questo Paese sia il politicamente corretto. Sono stato sfidato da così tante persone e, onestamente, non ho il tempo per la correttezza politica totale.” Potremmo dire che norme troppo rigide su come esprimere le proprie opinioni hanno creato un desiderio latente di trasgressione che ha trovato voce nello stile comunicativo di Trump. Gli studi condotti da Lucian Gideon Conway III, Meredith A. Repke e da Shannon C. Hack mostrano che c’è un legame tra l’annuncio di regole restrittive sulla comunicazione e il sostegno a Trump e che chi è più restio ad accettarle con molta probabilità lo supporta a prescindere dalla sua ideologia di partenza. Nello studio pubblicato vengono evidenziate anche le lacune che non permettono di ricavarne una regola certa ma la tendenza è chiara. Lo stile provocatorio, diretto e talvolta indisponente di Trump dà sfogo al desiderio latente di tanti americani che non vogliono filtrare sempre le proprie opinioni in base al politicamente corretto. Il tycoon ha dato voce a tanti ma noi magari vediamo solo chi non la pensa come lui. La ricerca riportata da Journal of Social and Political Psychology oltre al valore scientifico, aiuta a capire anche che per provare a comprendere certi fenomeni, occorre allargare il proprio sguardo, almeno oltre la propria bolla.

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