Cerchi magici in Parlamento, così i leader hanno candidato i fedelissimi

I fedelissimi dei leader possono stare tranquilli: comunque vada la campagna elettorale, per loro c’è un posto garantito a Roma. L’esito del voto è incerto, i capi partito non vogliono sorprese. Così Berlusconi e Renzi, ma anche Salvini e Di Maio, hanno blindato i loro collaboratori più stretti

Silvio_Berlusconi_Linkiesta
8 Febbraio Feb 2018 0750 08 febbraio 2018 8 Febbraio 2018 - 07:50

Posti blindati per evitare sorprese. I fedelissimi dei leader possono stare tranquilli: comunque vada la campagna elettorale, per loro c’è un posto garantito a Roma. Da destra a sinistra, il prossimo Parlamento sarà composto da squadre affiatate e a prova di tradimento, o almeno questa è l'idea di partenza. La spiegazione è semplice. Quasi sicuramente il voto del 4 marzo non premierà nessuno, e in assenza di chiari vincitori le intese si stringeranno solo nella fase successiva. Ecco perché Matteo Salvini e Luigi Di Maio, Silvio Berlusconi e Matteo Renzi hanno bisogno di mettersi al riparo da sorprese. Vogliono gruppi parlamentari compatti, pronti a seguirli in qualunque decisione. Persino nell’eventualità delle tanto odiate, almeno a parole, larghe intese. E così le liste dei candidati a Camera e Senato sono state compilate guardando già al dopo. La scelta è caduta sui più fidati: politici più o meno navigati, ma anche stretti collaboratori pronti a garantire lealtà. Un po’ capi corrente, insomma, un po’ custodi di quelli che un tempo si sarebbero chiamati “cerchi magici”. Rigorosamente trasversali.

Nel Partito Democratico si è a lungo ironizzato sul cosiddetto "giglio magico", il ristretto gruppo di collaboratori, spesso dai comuni natali toscani, vicini al segretario Matteo Renzi. Molti componenti di quella squadra possono contare su un seggio sicuro anche in queste elezioni. Alcuni sono pronti per il Senato, dove ha deciso di candidarsi anche Renzi, che finora non ha mai avuto un mandato parlamentare: l’ex premier corre nel collegio uninominale di Firenze, ma è capolista anche nei collegi plurinominali in Umbria e Campania. Posto garantito al tesoriere Francesco Bonifazi, capolista nel collegio toscano di Arezzo-Pisa-Livorno. Punta a Palazzo Madama pure Ernesto Carbone, deputato renziano di origine calabrese e di indubbia fede. I più lo ricordano per il famoso “ciaone” con cui irrise gli sconfitti del referendum sulle trivelle, altri per la promessa di voler lasciare la politica - anche lui - in caso di sconfitta al referendum costituzionale. Al netto delle buone intenzioni, il partito lo ha inserito nel listino proporzionale in Emilia Romagna. Fanno parte dello stesso giro Davide Faraone e Tommaso Nannicini, entrambi in corsa per Palazzo Madama. Il primo, renziano di riferimento in Sicilia, è capolista a Palermo. Il secondo, economista e ascoltato consigliere del segretario, al primo posto a Milano.

I fedelissimi dei leader possono stare tranquilli: comunque vada la campagna elettorale, per loro c’è un posto garantito a Roma. Matteo Salvini e Luigi Di Maio, Silvio Berlusconi e Matteo Renzi, hanno bisogno di mettersi al riparo da sorprese. Vogliono gruppi parlamentari compatti, pronti a seguirli in qualunque decisione. Persino nell’eventualità delle tanto odiate, almeno a parole, larghe intese.

Ovviamente ci saranno petali del “giglio magico” anche alla Camera. La figura più citata è quella di Maria Elena Boschi, volto femminile del renzismo e, oggi, sottosegretaria alla presidenza del Consiglio nel governo Gentiloni. Il Pd l’ha candidata un po’ in tutta Italia. All’uninominale se la giocherà a Bolzano, un collegio reso sicuro dal sostegno del partito autonomista altoatesino Svp. Ma la Boschi corre anche al proporzionale: capolista nel Lazio, a Guidonia e Velletri, e in Lombardia. Persino in Sicilia: da Marsala a Messina, passando per il collegio di Ragusa-Siracusa. Nella prossima legislatura ha prenotato un seggio a Montecitorio anche Luca Lotti, storico collaboratore e amico di lunga data del leader. Lui è stato inserito all’uninominale nel collegio blindato di Empoli. Sempre in Toscana ecco Filippo Sensi, ex portavoce renziano - ora collaboratore di Paolo Gentiloni - protagonista della comunicazione durante l’esperienza del segretario a Palazzo Chigi. Per lui è stato riservato un posto nel collegio plurinominale toscano Firenze-Mugello-Empoli.

Nel centrodestra, di “cerchi magici” se ne ricordano molti. A partire da quello per antonomasia che circondava Umberto Bossi. Il suo successore alla guida della Lega, Matteo Salvini, è stato cauto nella compilazione delle liste. Ma su una scelta è stato determinatissimo, ovvero nel lasciare fuori quei nomi non allineati. Dei bossiani è rimasto ormai il solo Bossi, ricandidato capolista al Senato a Varese-Como-Lecco. Dei maroniani, invece, non è rimasto nessuno. Né Gianni Fava, che aveva sfidato Salvini per la segreteria del partito, né il deputato romagnolo Gianluca Pini. Roberto Maroni stesso non si è ricandidato alla presidenza della Lombardia. Fra i leghisti, dunque, ci saranno molti debutti a Roma fra gli eredi dei giovani padani, che sono stati il serbatoio di voti e di amicizie per Salvini quando non era ancora Salvini. Fra questi c'è Alessandro Morelli, capogruppo al Consiglio comunale di Milano e responsabile comunicazione del partito, che è di fatto l’alter ego del segretario nella sua città, dove è candidato all'uninominale alla Camera. Alla Camera sono candidati anche due dei collaboratori più stretti di Salvini. Andrea Crippa, suo assistente all'europarlamento e protagonista di un controverso video contro la promozione per i visitatori arabi decisa dal Museo Egizio di Torino, che corre sempre a Milano. Ed Eugenio Zoffili, responsabile della segreteria in via Bellerio, che corre nel plurinominale a Como. Un seggio sicuro per Montecitorio sempre a Milano per Igor Iezzi, ex giornalista della Padania e poi capo segreteria all’assessorato lombardo allo Sport. Fra i salviniani non di storia leghista, ci sono poi i due prof anti-euro, Alberto Bagnai e Claudio Borghi, schierati all’inizio della campagna elettorale.

Nel Partito Democratico si è a lungo ironizzato sul cosiddetto "giglio magico", il ristretto gruppo di collaboratori, spesso dai comuni natali toscani, vicini al segretario Matteo Renzi. Molti componenti di quella squadra possono contare su un seggio sicuro anche in queste elezioni Politiche

Molti uomini di fiducia sono stati messi in lista anche da Silvio Berlusconi. Se la scorsa legislatura sedeva al Senato l'ormai ex assistente Maria Rosaria Rossi, questa volta il Cav manderà a Roma la sua nuova assistente, Licia Ronzulli, in passato parlamentare europea: capolista di Forza Italia al Senato a Bergamo-Brescia. Capolista alla Camera nel Lazio è invece l'altro assistente, Sestino Giacomoni. Il consigliere diplomatico dell’ex premier, Valentino Valentini, è capolista alla Camera in Lombardia 1. Riconfermati poi i capigruppo Paolo Romani (Senato, Lombardia) e Renato Brunetta (Camera, Veneto), con l'avvocato Niccolò Ghedini, candidato al plurinominale di Vicenza per la Camera. Gran debutto invece per l’alter ego di Berlusconi nella lunga stagione alla guida del Milan: Adriano Galliani è stato candidato capolista al Senato nella circoscrizione Varese-Como-Lecco, la stessa posizione di Bossi.

E i Cinque Stelle? Finito dietro le quinte Beppe Grillo, il movimento è passato nelle mani di Luigi Di Maio: vicepresidente della Camera, capo politico e candidato premier. Non è difficile individuare i nomi dei suoi collaboratori più stretti fra i candidati in Parlamento. Una squadra di fedelissimi che ne sostiene, non da adesso, leadership e aspirazioni. Tra i parlamentari spiccano Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro. Il primo è un avvocato siciliano trapiantato in Toscana. Il secondo viene dal Trentino e in questa legislatura ha ricoperto il delicato incarico di segretario dell’ufficio di presidenza di Montecitorio. Entrambi si sono occupati di enti locali: a loro sono stati affidati, per fare un esempio, la difficile gestione del Campidoglio e i rapporti con la sindaca Virginia Raggi. Di Bonafede si è parlato a lungo per un possibile ruolo di Guardasigilli nell’eventualità di un governo grillino. Intanto è candidato alla Camera. Correrà nell’uninominale e sarà capolista al proporzionale, sempre a Firenze. Fraccaro, invece, sarà in Trentino Alto Adige. Anche per lui è stata prevista la possibilità di una doppia candidatura. All’uninominale, nel collegio di Pergine Valsugana, e al proporzionale da capolista in Trentino. Nell’elenco dei collaboratori più vicini a Di Maio c’è un posto di primo piano per Vincenzo Spadafora. Già garante per l’infanzia, da tempo si occupa delle relazioni istituzionali del vicepresidente della Camera. Ascoltato consigliere e, da qualche settimana, aspirante parlamentare. Il Movimento lo ha candidato all’uninominale nel collegio di Casoria, in Campania. È descritto come un vero e proprio rappresentate di Di Maio al Nord, invece, Stefano Buffagni, consigliere regionale uscente in Lombardia e candidato alla Camera. Quando Di Maio è in Lombardia, Buffagni è la sua ombra.

Potrebbe interessarti anche