Destra e Sinistra sono alla guerra interna (perché sanno di non convincere più nessuno)

Le coalizioni continuano a contendersi voti all'interno del proprio elettorato di riferimento. Ma l'ambizione della nuova legge elettorale era tutt'altra: andare a raccogliere i voti oltre la propria staccionata, lavorando all'allargamento della platea che partecipa al voto

Partiti Croce Linkiesta
8 Febbraio Feb 2018 0745 08 febbraio 2018 8 Febbraio 2018 - 07:45

Nella vecchia politica si chiamavano “i manifesti con la croce”: erano quei lenzuoli con il simbolo del partito sormontato da una grande X che apparivano nell'ultima settimana della campagna elettorale, quando il tempo degli slogan e delle promesse era finito e si trattava solo di ricordare agli elettori di mettere la croce proprio lì, su quello scudocrociato, su quella falce e martello, su quella fiamma, e di non sbagliarsi.

Per il centrodestra il momento dei “manifesti con la croce” quest'anno è arrivato con largo anticipo. Parla di croci Matteo Salvini: «Chi il 4 marzo farà una croce sul simbolo della Lega sa che la difesa dell’economia del nostro paese verrà difesa davanti a ogni imposizione europea». Parla di croci Silvio Berlusconi: «Dovete fare una croce sul simbolo, naturalmente di Forza Italia. Soltanto sul simbolo, in questo modo avrete votato anche per i nostri candidati e non ci sarà alcuna possibilità di contestazione del vostro voto». E c'è da giurarci che arriverà un invito a fare la croce giusta anche dal palco Giorgia Meloni, la prima a indire una manifestazione di piazza – il 18 febbraio a Roma – proprio per ricordare che solo con la croce sul logo di Fdi ci si può garantire da futuri inciuci.

Parenti serpenti? Alleanze fragili? Lotta per la leadership? A un primo sguardo sì, si tratta anche di questo: in Italia la litigiosità di coalizione è un grande classico, e per quel che riguarda il centrodestra è stata una costante di un po' tutte le campagne elettorali. Ma il gioco a rubabandiera tra cugini stavolta parla anche di altro, e cioè di una resa psicologica all'idea che il bacino dei consensi sia quello, che sia impossibile estenderne i confini esplorando altri territori

A sinistra la competizione interna è più morbida, ma solo perché il principale alleato di Renzi, la lista +Europa, al momento è quotata poco sotto al 3% e se si fermasse a quel livello gli automatismi elettorali trasferirebbero automaticamente i suoi consensi sul Pd. Se e quando i sondaggi sulla Bonino supereranno l'asticella, possiamo fin d'ora scommettere che la “questione della croce” si imporrà anche nella coalizione guidata da Renzi, e anche da quelle parti si cominceranno a sentire gli inviti a mettere “la croce giusta”.

Parenti serpenti? Alleanze fragili? Lotta per la leadership? A un primo sguardo sì, si tratta anche di questo: in Italia la litigiosità di coalizione è un grande classico, e per quel che riguarda il centrodestra è stata una costante di un po' tutte le campagne elettorali. Ma il gioco a rubabandiera tra cugini stavolta parla anche di altro, e cioè di una resa psicologica all'idea che il bacino dei consensi sia quello, che sia impossibile estenderne i confini esplorando altri territori - l'astensionismo, il voto contro, la prateria del M5S – e che quindi gli unici margini di miglioramento stiano nel dragare con scrupolo l'orto dell'attuale elettorato, ben consapevoli che Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia hanno perso gran parte della loro antiche differenze e i travasi elettorali dall'uno all'altro sono più facili.

Sarebbe un fenomeno soltanto da registrare se non fosse che l'ambizione della nostra legge elettorale, e di tutti gli autorevoli moniti che ne hanno accompagnato l'iter, era esattamente l'opposta: costruire un meccanismo che, attraverso un mix di maggioritario e proporzionale, con la possibilità di scelta tra candidati identificati con precisione, riportasse qualcuno ai seggi e inducesse i partiti a lavorare all'allargamento della platea che partecipa al voto. Missione fallita, si direbbe. E non è solo un'opinione: l'ultimo dato Demopolis parla di 17 milioni di astensioni quasi certe, con un calo di 5 milioni di elettori rispetto alle Politiche del 2013, in gran parte determinato dai giovani sotto i 25 anni (uno su due non andrà a votare).

Dati per desaparecidos quei 17 milioni, capirete che la platea si restringe. I voti del M5S sono da tutti giudicati non contendibili. I voti del Pd hanno già una sponda al centro (la Bonino) ed è difficile che saltino la barricata verso Berlusconi. Non resta che parlar di croci, e invitare a metterla giusta, e spiegare che solo mettendola lì ci si garantirà il paradiso in terra a cui ciascuno aspira: i regaloni fiscali del Cavaliere, la svolta Law and Order di Salvini, il No-inciucismo della Meloni. Amen.

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