L’ottavo giorno Dio creò gli scienziati

Quello che porta uno scienziato a stare ore e ore chino nel microscopio è il non poter sopportare che ci sia qualcosa di ignoto che ancora si può scoprire. Quasi che “scoprire” fosse una missione divina

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ANNE-CHRISTINE POUJOULAT / AFP

9 Febbraio Feb 2018 1345 09 febbraio 2018 9 Febbraio 2018 - 13:45
Tendenze Online

Cosa spinge gli scienziati a fare gli scienziati? Solo piacere? No, di certo! Ovvio, la scienza deve piacere, la passione per la scoperta anche, ma non solo. Quello che porta uno scienziato a stare ore e ore chino nel microscopio è il non poter sopportare che ci sia qualcosa di ignoto che ancora si può scoprire. Quasi che “scoprire” fosse una missione divina. Che poi, effettivamente, lo è!

Nella Genesi (2,20) si legge: “Dio, il Signore, avendo formato dalla terra tutti gli animali dei campi e tutti gli uccelli del cielo, li condusse all’uomo per vedere come li avrebbe chiamati, e perché ogni essere vivente portasse il nome che l’uomo gli avrebbe dato.”

Ma cosa vuol dire “dare un nome”? Nel linguaggio biblico il nome è importantissimo e definisce non tanto come si chiama qualcosa, quanto piuttosto la sua stessa essenza. Nel roveto ardente Dio, alla domanda “chi sei?” di Mosè, risponde definendo il suo essere in quanto essere: “Io Sono Colui che Sono”. Dio è definito dagli uomini YHWH, cioè “Colui che è”, ma viene chiamato semplicemente HaShem: il Nome.

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