Rassegnatevi: arriverà un governo di larghe intese (e dovrà piacervi per forza)

A dispetto di tutto il chiacchiericcio dei partiti sul fatto che non si coalizzeranno mai con gli acerrimi nemici, i numeri parlano chiarò. Una storia già sentita, ma che in fondo piace rileggere a tutti

Andreotti Linkiesta
10 Febbraio Feb 2018 0745 10 febbraio 2018 10 Febbraio 2018 - 07:45

Ancora tre settimane di campagna elettorale, prevedibilmente tre settimane di nulla. Non giriamoci intorno, tutte le più fosche previsioni, in vista del 4 marzo, si stanno avverando. Insulti, contrapposizione feroce, promesse mirabolanti, liti in seno agli stessi schieramenti. Un senso generale di confusione, approssimazione e sostanziale inutilità. E’ il frutto - anche - di una legge elettorale sciaguratamente proporzionale, nata per rinviare il più possibile le decisioni da prendere. Dunque, non solo, come con molte ragioni denunciano i 5 Stelle, per depotenziare qualcuno (cioè loro), ma soprattutto per lasciare mani libere a ciascuno. Prendete tutti i roboanti ‘NO’ di questi giorni, a qualsiasi ipotesi di Grande Coalizione alla tedesca, alleanze, convergenze parallele e asimmetriche, tutto quello che vi pare e buttateli via.

Non può sfuggire, anche distratti e angosciati dal caso Meta-Moro, che a urlare di più contro qualsiasi ipotesi di coalizione siano coloro che saranno presumibilmente chiamati a provarci, Berlusconi e Renzi. Ovvio, scontato e persino giusto

Sono il nulla, cortine fumogene, davanti alla spietata realtà dei numeri. Vero, il Centrodestra può farcela, ma il 40% resta difficilissimo da superare, anche per i sondaggisti più ottimisti e ‘arcoriani’. Sulla tenuta, poi, dell’eventuale Governo non ci esprimiamo, perché basta tendere l’orecchio a 10 minuti di un qualsiasi giorno di campagna elettorale, per sentire Berlusconi e Salvini d’accordo solo su una cosa, non essere d’accordo con l’altro. Il resto è noia, con i 5 Stelle che ripetono il mantra del primo partito, del tutto inutile con il Rosatellum. Anzi, persino beffardo. Quanto al Centrosinistra, si assiste a qualche timido segnale di risveglio, ma il distacco dal Centrodestra viaggia sui 10 punti e l’unico obiettivo realistico, ad oggi, appare superare Di Maio, per la seconda piazza. Dunque, se le parole di queste ore avessero un valore, dovremmo tornare a votare a Giugno. Alzi la mano chi ci crede.

Non può sfuggire, anche distratti e angosciati dal caso Meta-Moro, che a urlare di più contro qualsiasi ipotesi di coalizione siano coloro che saranno presumibilmente chiamati a provarci, Berlusconi e Renzi. Ovvio, scontato e persino giusto. Oggi. L’elettorato più schierato non gradisce, i pasdaran si scaldano e vanno quietati, dunque su le barricate. Il punto è che l’enorme fetta degli indecisi, coloro che decreteranno il risultato del 4 marzo, farà tradizionalmente la sua scelta nelle ultime 48 ore. Ad oggi, pertanto, nessuno ha particolare interesse ad aprire spiragli. Non servono. Per essere più precisi, non servono ancora.

Quando Mattarella chiamerà - e FARÀ DI TUTTO per formare un Governo - l’enorme area moderata di questo Paese, compresi tutti i ‘decisi’ delle ultime 48 ore, diranno di Si alla Coalizione. Magari non basteranno i numeri di Berlusconi e del Centrosinistra, ma il discorso si aprirà per forza di cose.

Dite che questo film ’abbiamo già visto? Certo. Anche certe canzoni le abbiamo già sentite, ma restano in gara.

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