Sanremo, tutto è bene quel che finisce bene (a parte il disastro Pausini)

Un’edizione coronata dal successo di pubblico. Con una buona qualità delle canzoni, e un Baglioni (e un Salzano) che occupano ogni pertugio libero. Peccato per una Hunziker sottotono, e una Pausini disastrosa. Che probabilmente ci ritroveremo l’anno prossimo

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11 Febbraio Feb 2018 1000 11 febbraio 2018 11 Febbraio 2018 - 10:00

E alla fine tutto è andato come previsto. Ma proprio tutto tutto.
Hanno vinto coloro che i bookmaker davano per vincenti già dal giorno dopo l'uscita della lista dei partecipanti, Ferdinando Salzano, come da noi bonariamente sottolineato, si è preso ogni pertugio libero o non libero e lo ha occupato con un proprio artista, riuscendo nel miracolo di insieme in un Festival che voleva mettere al centro le canzoni in gara ormai si è perso il conto di quanti superospiti, Baglioni che aveva dichiarato non avrebbe fatto il conduttore, non ha fatto il conduttore, ma non lo hanno schiodato dal palco neanche con il Napalm. Insomma, tutto è bene quel che finisce bene. Forse.

Perché se è vero che la vittoria di Ermal Meta e Fabrizio Moro, ricordiamo al centro di una polemica per la faccenda brano già edito sì o brano gia edito no, mette d'accordo un po' tutti, ben accolto inizialmente dalla critica, sicuramente dal pubblico e evidentemente dalla giura di qualità, se il secondo posto de Lo Stato Sociale è perfettamente in linea con quello di Elio e le Storie Tese con la Terra dei cachi, e più in generale tiene sul podio la "quota stravagante", complice una canzone movimentata che piace ai giovani quanto ai più attempati, se la terza posizione di Annalisa premia una delle più bella voci del nostro panorama musicale, finalmente sul palco con una canzone a fuoco, è pur vero che in un Festival che vedeva l'età media dei cantanti in gara sui quarantotto anni a salire sul podio sono solo i giovani.

Quanti hanno applaudito la scelta di Baglioni di decapitare il mondo dei talent, in effetti assente dalla kermesse con quello del rap/trap e con quello indie, Lo Stato Sociale escluso, ora starà immobile con la mascella spalancata e gli occhi rovesciati tipo Linda Blair. Niente Ornelle Vanini, Ron, Decibel o ex Pooh, per intenderci. Niente Enzo Avitabile e Peppe Servillo, niente Luca Barbarossa, niente Mario Biondi. Non che il podio sia figlio dei talent, non oggi, ma sicuramente è un podio giovane, che guarda alla musica pop di oggi, più che a quella di ieri.

Baglioni che aveva dichiarato non avrebbe fatto il conduttore, non ha fatto il conduttore, ma non lo hanno schiodato dal palco neanche con il Napalm. Insomma, tutto è bene quel che finisce bene. Forse

Non bastasse, ci sarebbe anche da chiedersi perché, scelto di porre al centro dello spettacolo la musica, spesso la musica di Baglioni stesso, avendo quindi dichiarato più volte che non ci sarebbero stati comici, atleti, gente che con la musica in effetti c'entra poco, Baglioni abbia poi deciso di sacrificare una credibilità messa insieme in cinquant'anni di carriera dando vita a gag comiche con la potenza delle scenette che si facevano alle elementari durante la recita per i genitori, mettendo insieme uno spettacolo banale e spesso elementare. Come se uno volesse guardare a David Lynch e si trovasse di fronte Un posto al sole. Torniamo a dire, davvero un'anima divisa in due, Claudio Baglioni.

Ci sono però state delle soddisfazioni, va detto. A parte il buon livello delle canzoni in gara, a parte la giornata dei duetti, che ha portato su quel palco gente come Alice, di fianco a Ron, Midge Ure, con i Decibel, o Paola Turci e Marco Masini, rispettivamente con Noemi e Red Canzian, tanto per fare qualche nome, a parte il monologo iniziale di Fiorello, piccolo prontuario di come si possa stare sul palco senza annoiare, c'è stata Laura Pausini.
Sì, ricordate che la Pausini doveva essere ospite del Festival nella prima serata. Anzi, doveva essere la Superospite. Poi però è arrivato il vero mattatore, Fiorello, appunto, e a lei è presa la raucedine. Ricorderete le voci che la volevano in realtà indispettita per non essere la diva della serata, con soluzione finale che accontentava lei, il suo promoter Salzano, ma non certo la Rail, perché un conto è avere un nome grosso in partenza, quando serve la rincorsa, un conto in arrivo, quando i giochi sono fatti. Sia come sia, martedì Laura parlava come Tom Waits e ieri, miracolo, è salita sul palco, miracolo italiano. Peccato che però la sua performance sia stata devastata da problemi tecnici. Arriva come sempre elegante e sobria, inizia a cantare, e pum, ma via la linea. Problema che dura qualche secondo. Poi torna, ma manca la voce, poi va via di nuovo. Così per tutte l'esibizione. Vai a capire se in Rai si siano divertiti a ricambiare la cortesia, o se invece, una volta tanto, Dio ha voluto prendersi cura di noi. Un disastro.

Giusto per proseguire nella gestione Salzano, gira insistentemente il nome proprio della Pausini per l'edizione 2019. Ma il rischio sarebbe davvero troppo. Perché sentire Sting o gli U2 che intonano con lei La Solitudine o Invece no, diciamocelo, è troppo davvero

Come un disastro è stata la faccenda della Hunziker, che per tutta la settimana ha prova a usare il Festival per rifare il make up a Doppia Difesa, impallinata dalla Lucarelli proprio un paio di settimane prima del Fetivall, costringendoci a vedere cagate come il medley femminile, la cazzata dei ranuncoli, continui appelli che finivano sempre per ruotare intorno al concetto "io sto sempre dalla parte delle donne", ma che hanno sortito il solo effetto di far imbufalire tutte le associazioni che operano nel settore, giustamente contrariate dall'uso privato di servizio pubblico.

Insomma, un consuntivo diviso a metà, bene la musica, male tutto il resto. Visti i dati sorprendenti di ascolto, più alti anche del miracoloso Conti, ora nessuno vorrà più presentare il Festival, almeno tra quanti di lavoro fanno tv, al punto che, giusto per proseguire nella gestione Salzano, gira insistentemente il nome proprio della Pausini per l'edizione 2019. Non avessimo visto questa edizione avremmo esultato, perché almeno per una volta ci saremmo evitati di dover sentire le sue canzoni, ma il rischio sarebbe davvero troppo. Perché sentire Sting o gli U2 che intonano con lei La Solitudine o Invece no, diciamocelo, è troppo davvero.

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