Burioni, stai sbagliando: la scienza non è democratica, ma dev’essere gentile

Su Twitter, l'immunologo Roberto Burioni ha umiliato il giornalista Dino Giarrusso, ma quella che in molti hanno festeggiato come la vittoria dello scienziato sullo stregone è in realtà una sconfitta per la scienza, che se non riesce a comunicare è come un vaccino senza siringa

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12 Febbraio Feb 2018 1143 12 febbraio 2018 12 Febbraio 2018 - 11:43

Sono passati alcuni giorni dal duro confronto sui social tra il dottor Roberto Burioni, professore di microbiologia e virologia all'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, e il giornalista delle Iene Dino Giarrusso, candidato alla Camera nelle liste del Movimento 5 Stelle, ma quella che in molti hanno festeggiato come la vittoria dello scienziato Burioni sullo stregone Giarrusso è in realtà la sconfitta della scienza di fronte alla comunicazione.

Intendiamoci, Roberto Burioni è un medico rispettato e rispettabile, un valente immunologo, un brillante divulgatore e certamente sa di cosa parla quando parla di vaccini e di malattie infettive. Eppure, come già ha sottolineato per esempio Alessandro Gilioli, il modo in cui impersona il suo essere medico e scienziato è sbagliato, controproducente e molto, molto fastidioso.

Proprio nei confronti di Giarrusso, Burioni aveva concluso settimana scorsa una accesa conversazione su Twitter con queste parole: «Se parliamo di vaccini ci sono due possibilità: lei si prende laurea, specializzazione e dottorato e ci confrontiamo. Oppure —più comodo per lei — io spiego, lei ascolta e alla fine mi ringrazia perché le ho insegnato qualcosa. Uno non vale uno».

Dal tono e nelle parole usate dallo scienziato emerge un atteggiamento aggressivo, arrogante e presuntuoso che non c'entra nulla con la scienza, la cui base inattaccabile è il dubbio permanente e la cui unica cosa sacra è che non esistono cose sacre. Non è la prima volta che Burioni si trincera nella torre d'avorio della sua disciplina, ma, per il bene di tutti, dobbiamo sperare che sia l'ultima e iniziare a mettere in pratica qualche altra strategia, perché non è con l'esclusione e con l'alterigia che si persuadono gli ignoranti.

Non imporre, ma persuadere. Questo è il verbo della scienza. Ed è un verbo latino, composto della radice PER, che qui sta ad indicare il compimento di un'azione, e dal participio passato di SUADERE, SUASUS, che pare abbia origini sanscrite e sta per dolce, soave. Rendere soave, quindi, non il suo esatto contrario, che è quello che sta facendo i professor Burioni

Non imporre, ma persuadere. Questo è il verbo della scienza. Ed è un verbo latino, composto della radice PER, che qui sta ad indicare il compimento di un'azione, e dal participio passato di SUADERE, SUASUS, che pare abbia origini sanscrite e sta per dolce, soave. Rendere soave, quindi, non il suo esatto contrario, che è quello che sta facendo i professor Burioni.

Mai come in questo momento la scienza ha bisogno infatti di allearsi con la linguistica, la retorica, la comunicazione. Perché la natura contenuto non è più sufficiente a renderlo autorevole, gli serve un contenitore adatto.

Esattamente come quei vaccini di cui il dottor Burioni e l'intera comunità scientifica difendono l'utilità, anche le idee, per attecchire e funzionare, hanno bisogno di qualcosa che le veicoli, qualcosa che le faccia percolare nel cervello della gente, in profondità, dove possono sedimentare e attivarsi. E se nel caso dei vaccini quegli strumenti si chiamano siringhe, o al limite forse capsule di gelatina, nel caso delle idee i loro nomi sono diversi, ma la loro funzionalità e necessità identica: si chiamano capacità comunicativa, retorica, empatia, gentilezza.

Senza quegli strumenti, le grandi idee della scienza non sono nulla. Senza gentilezza, la scienza è solo una religione cattolica con un dio un po' più distratto. E noi di religioni, di pensieri magici e di superstizioni ne abbiamo fin troppe per poter permettere che le menti migliori della comunità scientifica — oggi è Burioni, domani chissà — buttino nel cesso dell'arroganza tutto il potere persuasivo di una modalità del pensiero che, quando è supportata dalla gentilezza, dalla pazienza e dall'umiltà, è la scoperta più sensazionale dell'intera storia dell'Umanità.

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