Che bello sarebbe, se tutta l’Italia fosse come il Museo Egizio di Torino

Fateci sognare per tre minuti di vivere in un Paese in cui è premiato il merito, in cui la gioventù non è un disvalore, in cui si riesce a promuovere la cultura, anche laddove nessuno l’aveva mai promossa. Un Paese con più Christian Greco e meno Giorgia Meloni

Museo Egizio Linkiesta
12 Febbraio Feb 2018 0755 12 febbraio 2018 12 Febbraio 2018 - 07:55

Che bella sarebbe l’Italia, se Christian Greco non fosse un’eccezione. Se per i quarantenni titolati e senza cognomi importanti né santi in paradiso - anzi, da 17 anni fuori dal Belpaese - non fosse precluso alcun posto di responsabilità, così come a lui è stata offerta la responsabilità di guidare il Museo Egizio di Torino, duecento e rotti anni di Storia, il più importante al mondo dopo quello del Cairo, uno dei più importanti musei italiani. Se fosse premiata l’etica del lavoro di chi si paga gli studi pulendo i cessi alla stazione e facendo il guardiano di notte negli alberghi. Se ci fosse ovunque qualcuno in grado di risollevare istituzioni malconce e vecchiotte com’era il museo torinese, che tra il 2014 e il 2015 è riuscito a far crescere del 33,5% come presenze e addirittura del 205% come ricavi. Se avessimo una classe dirigente che riuscisse a interpretare il suo ruolo e quello dell’istituzione che rappresenta anche in relazione alla funzione sociale che esprime, come nel caso degli sconti alle persone di lingua araba, due biglietti al prezzo di uno, con l’evidente funzione di offrire loro - alle donne arabe, soprattutto, come si evince chiaramente dal manifesto - un’occasione di cultura a loro vicina, in grado di incuriosirli o interessarli. Perché no, includerli.

Sarebbe bello se da adesso al 4 marzo si parlasse anche di questo. Di come costruire un Paese moderno, colto, preparato e capace nelle sue élite economiche, culturali, manageriali e politiche. Di premiare il merito e non l’appartenenza ideologica a questa o quella parrocchia politica. Di cogliere nella cultura e nell'istruzione il vero potenziale inespresso per costruire quell’integrazione che un tempo era demandata al solo lavoro

Sarebbe bello, e invece ci tocca l’Italia di Giorgia Meloni. Che legge di quest’ultima iniziativa e vi coglie solo il potenziale polemico, per rinfocolare la sua bislacca teoria sul razzismo al contrario perpetrato ai danni degli italiani. Che prende armi e bagagli e vola a Torino per strumentalizzare la vicenda a tre settimane dalle elezioni col fine ultimo di ottenere il massimo livello possibile di visibilità, visto che sul caso Macerata è stata letteralmente fagocitata da Berlusconi e Salvini. Che finisce per subire la lezione da Greco stesso, che le si para davanti e le racconta che quella promozione è una delle tante, riservata a pezzi di pubblico difficilmente attratti da un museo, come già accaduto coi giovani, coi carcerati, con gli innamorati nel giorno di San Valentino. Che, non paga, si ritrova a dover rincarare la dose, facendo annunciare dal suo responsabile della comunicazione Federico Mollicone che qualora Fratelli d’Italia andasse al governo caccerebbe Greco con un calcio nel sedere, perché responsabile «di una iniziativa ideologica». Lui.

Sarebbe bello se da adesso al 4 marzo si parlasse solo - via, anche - di questo. Di come costruire un Paese moderno, colto, preparato e capace nelle sue élite economiche, culturali, manageriali e politiche. Di premiare il merito e non l’appartenenza ideologica a questa o quella parrocchia politica. Di cogliere nella cultura e nell'istruzione il vero potenziale inespresso per costruire quell’integrazione che un tempo era demandata al solo lavoro. Di diventare un Paese diverso, molto più simile a Christian Greco, al suo giovane entusiasmo, alla sua intelligenza sociale, alla sua pervicace voglia di dialogare e di includere, soprattutto chi è diverso da lui o non la pensa come lui, di quanto lo sia ora. Sì, lo sappiamo: forse dovremmo pregare che quell’eccezione venga preservata nello tsunami di incompetenza e rozza tattica politica che ci attende, ma per un secondo lasciate sognare, lasciateci assaporare la sensazione di un Paese cui basterebbe pochissimo per essere diverso. Che bello sarebbe. Non svegliateci, grazie.

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