Cronaca nera, polemiche e zero idee: questa campagna elettorale è il nulla cosmico

I politici non fanno altro che commentare la cronaca quotidiana. Oggi Macerata, ieri il braccialetto di Amazon, prima ancora ai Vaccini e alla contabilità dei gettoni di presenza presi e restituiti. Si parla di cronaca pur di non parlare dei temi reali: un tendenza tutta italiana

Renzi D'urso Linkiesta
13 Febbraio Feb 2018 0730 13 febbraio 2018 13 Febbraio 2018 - 07:30

Avevamo già visto una campagna elettorale all'inseguimento della cronaca, quella romana di Alemanno versus Rutelli, dominata dal brutale omicidio della signora Giovanna Reggiani, violentata e lasciata morire in un fosso da un giovane rumeno. Mai però si era verificata una campagna per le Politiche totalmente dominata dalle scalette di Chi L'ha Visto o di Quarto Grado: delitti di ragazze, smembramenti, rappresaglie di giustizieri contro i passanti, e adesso anche banditi che rapinano gioiellerie, gioiellieri che sparano a banditi, e ovviamente tutto ciò che ci gira intorno, le manifestazioni, le contro-manifestazioni, le polemiche su chi va o non va alle manifestazioni, gli spostamenti di Questori, le perizie necroscopiche, il can can sulla legittima difesa.

L'hard boiled si è imposto su ogni contenuto politico, la tendenza-Marlowe ha scavalcato i programmi e persino le seducenti promesse economiche della prima ora. Dal giorno del rinvenimento del cadavere fatto a pezzi di Pamela Mastropietro, il 2 febbraio, i partiti sembrano inghiottiti dal gorgo delle notizie di “nera” dimostrando in questo una sudditanza psicologica assoluta alle forze – Lega in primis – che da tempo hanno costruito la loro propaganda sull'amplificazione delle emozioni dell'uomo della strada. La surreale vicenda del doppio corteo anti-razzista dimostra quanto la sinistra sia caduta nel gioco, le parole di Emma Bonino - “In piazza bisognava andare tutti” - confermano che anche gli elementi più razionali hanno ceduto al sentimento del momento.

Siamo tutti Franca Leosini, insomma. E chi non è Franca Leosini al massimo si allarga dalla cronaca nera alla bianca. Giornate intere passate a polemizzare su un'iniziativa promozionale del Museo Egizio di Torino (lo sconto sui biglietti ai visitatori che parlano arabo), con Giorgia Meloni che attacca e un paio di ministri oltre all'ex-premier Renzi che si schierano in difesa. Prima c'era stata la rubrica Tecnologia (il braccialetto di Amazon). E prima ancora la sezione Scienze (i vaccini) e la sezione Condominio (contabilità dei gettoni di presenza presi e restituiti). Ovunque, insomma, a discutere e a litigare tranne dove sarebbe opportuno posizionarsi: l'idea di Paese, i rapporti con l'Europa, la sorte dei salari e del lavoro, la riduzione del gap Nord-Sud, e poi ovviamente la sicurezza e l'immigrazione: due cose che è difficile affrontare se si usano come punti di vista gli opposti estremismi su Macerata.

La fine della storia la vediamo in questi giorni, con le emozioni “nere” trasformate in programma politico e utilizzate come arma estrema per scuotere dal letargo gli elettori, per mobilitarli agitando le latenti paure di ciascuno: il branco dei nigeriani squartatori, il Taxi Driver fascistoide e fuori di testa che apre il fuoco a casaccio per la strada

“Ma la cronaca è la sola cosa che interessi le persone”, obiettano i Leosinisti, e forse è vero. Tuttavia anche l'adagiarsi del pubblico in queste emozioni elementari – il naturale orrore per una ragazza fatta a pezzi, il disgusto per uno che spara a caso sui passanti – e l'attenzione compulsiva per i loro cosiddetti “risvolti politici” pare il frutto di una costruzione consapevole più che di un caso. Il boom della cronaca nera comincia tra il 2006 e il 2007, durante il governo Prodi, quando secondo uno studio del Centro di ascolto dell'informazione radiotelevisiva il tempo dedicato ai servizi su delitti, violenze e rapine in tv raddoppia, passando dal 10,4 al 23,7 per cento. Nel 2010, l'Osservatorio Europeo sulla Sicurezza calcola che i tg italiani hanno dedicato l'11 per cento delle edizioni di prima serata alla “nera” contro l'8% della Bbc, il 4% della spagnola TVE e della francese France2 e solo il 2 dell'ARD (Germania). Cinque anni dopo, nel 2015, il programma di Barbara D'Urso dedicato al delitto di Elena Ceste fa il quadruplo degli ascolti della contemporanea elezione del presidente della Repubblica e chiarisce a tutti quale sia lo spartito da suonare.

La fine della storia la vediamo in questi giorni, con le emozioni “nere” trasformate in programma politico e utilizzate come arma estrema per scuotere dal letargo gli elettori, per mobilitarli agitando le latenti paure di ciascuno: il branco dei nigeriani squartatori, il Taxi Driver fascistoide e fuori di testa che apre il fuoco a casaccio per la strada. Dagli opposti estremismi siamo scivolati alle opposte paranoie, come sempre succede quando si annega nell'episodica della crudeltà. Non è un bello spettacolo, non servirà a risolvere un bel niente.

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