Dopo la strage in Florida

Armi in mano a una società terrorizzata: ecco la peggiore follia di questa campagna elettorale

17 morti nella scuola di Miami. Dovrebbero insegnarci che giocare con le armi è pericoloso. E chi specula su questi temi in campagna elettorale per guadagnare consensi in modo strumentale (vedi alla voce destra salviniana) gioca col fuoco

Scuola_Miami_Linkiesta
15 Febbraio Feb 2018 0700 15 febbraio 2018 15 Febbraio 2018 - 07:00

Non fosse bastato Luca Traini con la sua semiautomatica a uso sportivo, che ha seminato il panico a Macerata, con gli stranieri usati come bersaglio di un folle tiro a segno per vendicare la morte di Pamela Mastropietro. Non fosse bastato pure Patrizio Giovanni Iacono motociclista ventunenne, che venerdì scorso ha sparato contro alcuni clienti della Caffetteria Tirreno di Pisa che lo avevano rimproverato per delle scorribande in moto compiute nel quartiere e nei pressi dell’esercizio e nella cui abitazione è stato rinvenuto un vero e proprio arsenale di armi detenute clandestinamente.

Non fosse bastato tutto questo, ieri sera ci ha pensato Nicholas Cruz, 19 anni, ex studente problematico della Marjory Stoneman Douglas High School di Parkland, Florida, che ha fatto fuoco su studenti e insegnanti della sua ex scuola, ammazzando almeno diciassette persone, ferendone a decine, a ricordarci che la più grande follia, anche in una società in preda alla paura, soprattutto in una società in preda alla paura, di permettere ai cittadini di detenere armi da fuoco.

Speriamo basti, ora, per fermare le idee - queste sì, molto pericolose - di Matteo Salvini, segretario e candidato premier della Lega, che vorrebbe «un cittadino su due armato, come in Svizzera», che vorrebbe depenalizzare il reato di legittima difesa e che vorrebbe reintrodurre «quattro mesi di servizio militare obbligatorio, così impariamo a sparare».

Speriamo basti, ora, per fermare le idee - queste sì, molto pericolose - di Matteo Salvini, segretario e candidato premier della Lega, che vorrebbe «un cittadino su due armato, come in Svizzera», che vorrebbe depenalizzare il reato di legittima difesa e che vorrebbe reintrodurre «quattro mesi di servizio militare obbligatorio, così impariamo a sparare»

Non sono proposte buttate lì a caso. Salvini e la Lega, da bravi imprenditori politici della paura, sanno fiutare l’aria come pochi. E in Italia l’aria è pesante. Come ha raccontato proprio ieri a Linkiesta.it il professor Fabrizio Battistelli, ordinario di Sociologia all’università La Sapienza, il nostro Paese è vittima del paradosso dell’insicurezza percepita: omicidi in calo, stazionarietà dei borseggi e delle rapine, diminuzione dei furti in abitazione, reati in calo complessivamente del 16,2%. Eppure, la percezione di insicurezza è aumentata di quindici punti - dal 55% al 70% . in soli 15 anni: “La paura dei crimini non è proporzionale all’entità dei reati, ma alla probabilità di esserne vittima”, spiega ancora Battistelli.

Lo ribadiamo, sperando di non essere Cassandre che scrivono a futura memoria: armare una società diseguale, rancorosa, con conflittualità che la dimensione della dialettica tra rappresentanze di interessi collettivi non è più in grado di riportare nell’alveo del dibattito politico e che sovente sfociano in vendette private e guerre civili di quartiere equivale ad aumentare paure e insicurezze anziché depotenziarle. Risolvere le disuguaglianze e le insicurezze sociali, - senza distinzioni tra italiani e stranieri, grazie - figli di una precarietà economica e della paura di uno smottamento del terreno sotto i piedi, verso la povertà, rappresenta l’unica via per provare a smontare questa costruzione sociale. È una strada lunga e problematica, ma è l'unico modo per evitare il Far West. L’America insegna: le scorciatoie portano solo guai.

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