Viva le Iene, gli unici superstiti dell'inchiesta in tv (mentre Gabanelli, Santoro e co sono finiti)

I servizi delle Iene avranno anche tanti problemi, saranno anche nazionalpopolari, ma quando c'è da sollevare un polverone ci mettono sempre la faccia. In tv sono rimasti solo loro a fare delle vere inchieste: quando si muovono tutti se ne accorgono, sarà un caso?

Nadia Toffa Linkiesta
15 Febbraio Feb 2018 1105 15 febbraio 2018 15 Febbraio 2018 - 11:05

Se l’unico vero scoop della campagna elettorale – quello della Rimborsopoli del M5S - l’ha regalato un programma di intrattenimento, le Iene, siamo messi male. Oltretutto non è nemmeno andato in onda in tv a causa della legge sulla par condicio perché non è un programma di informazione, dunque l’astuto Davide Parenti, padre del format, ha messo tutto online, dove il terreno è libero da leggi e paletti.

Siamo messi male ma poteva andare peggio. Potevamo avere solo le Berlinguer, i Fazio e i Giletti, invece c’è un programma di satira che è più sul pezzo dei professori del giornalismo. Se il programma in fondo più grillino che esiste fa una battaglia contro i grillini, qualcosa rimane. Lo stesso Filippo Roma, autore dell’inchiesta, al Tempo dice che la trasmissione di Italia 1, con il suo tampinare i politici per strada, con il giustizialismo armato solo di microfono e gli agguati davanti a Montecitorio, è stata “il background culturale del Movimento 5 Stelle. L' antipolitica l' abbiamo introdotta noi. All' inizio della legislatura, quando realizzavo i servizi fuori dalla Camera e dal Senato, molti parlamentari del MoVimento 5 Stelle si venivano a fare la foto con me, perché dicevano che erano cresciuti con le Iene”. Invece adesso si trovano gli invasati di Grillo a insultarli su Facebook.

La trasmissione nata alla fine degli anni 90 da un format argentino vive i mille conflitti di interessi interni e le contraddizioni come un valore in più, non in meno.

Vanno in onda con ottimi ascolti (domenica scorsa con il 12% erano la seconda rete) sulla tv della famiglia Berlusconi, ma sono di sinistra sino al midollo, a cominciare dal papà Davide Parenti, e sono state inventate dall’ex consigliere di Renzi Giorgio Gori quando era un giovanissimo direttore di Italia 1. Adesso nella loro squadra c’è anche Giulia Innocenzi, che si occupa del sito (Michele Santoro lo sa?). Piacciono tanto a Renzi, che giorni fa ha twittato in lode di Nadia Toffa e del suo coraggioso coming out sul cancro, ma fanno a pezzi il suo amico Fausto Brizzi, ospite fisso della Leopolda e sostenitore dell’ex premier: lo hanno fatto nel discusso servizio sulle molestie del cinema italiano, in cui dieci attrici accusavano l’ex autore dei cinepanettoni, un’inchiesta che sembrava una gigantesca bolla, per non chiamarla macchina del fango, senza vere e proprie denunce, salvo il fatto che ieri le denunce sono arrivate davvero, una almeno, alla procura di Roma che ha aperto un’inchiesta, anche se il diretto interessato dice che non gli risulta.

E chi firmava quel controverso servizio? Dino Giarrusso, 43enne catanese, oggi candidato alla Camera nel collegio Roma 10. Per chi? Per il Movimento 5 Stelle, scelta per cui si è beccato del “traditore” dalla Toffa che insieme agli altri del branco non ha gradito il salto della quaglia del collega che abbandona il giornalismo d’inchiesta per un comoda poltrona. Le Iene sono un po’ grilline ma fanno pelo e contropelo ai grillini, dicevamo. Contro il M5s hanno realizzato il servizio-bomba che ha scoperchiato la storiaccia del Rimborsopoli, con nomi e cognomi dei furbetti del bonifichino che hanno falsificato le restituzioni di parte degli stipendi al Fondo per il microcredito. E via di insulti pentastellati sui social: “Gli altri rubano i nostri soldi e voi non dite niente”, “Voterò 5 Stelle”, “Fate il pelo a Berlusconi e al Pd, se avete il coraggio”.

Report non esiste più, la Gabanelli fa micro inchieste sul Corriere che per adesso fanno poco rumore, Michele Santoro è sparito, gli altri chiacchierano. Così gli unici che manganellano e scavano sotto le belle parole della campagna elettorale sono Le Iene, e lo fanno da Italia 1, la rete giovane di Mediaset, mentre le altri tv dormono, parlano, parlano o soccombono sotto la par condicio e l’altra trasmissione “giustizialista” per eccellenza, Striscia la notizia, si occupa di gossip

Il tutto è andato in onda non in tv, ma sul sito delle Iene. Il programma non è una testata giornalistica quindi la messa in onda avrebbe violato la par condicio. Spiega Mediaset: “La ragion d’essere di un editore è pubblicare servizi di grande rilievo che diano prestigio editoriale e assicurino la maggiore diffusione di copie o – nel nostro caso – di ascolti tv. (..) Ma visto che in questo periodo la messa in onda di questo genere di servizi in programmi televisivi non sotto testata violerebbe la disciplina della par condicio, Mediaset dà quindi la massima visibilità video all’inchiesta delle Iene su un mezzo – il web – su cui invece la legge sulla par condicio non si applica”. Anche ieri sera, nessun cenno in tv sul caso.

Report non esiste più, la Gabanelli fa micro inchieste sul Corriere che per adesso fanno poco rumore, Michele Santoro è sparito, gli altri chiacchierano. Così gli unici che manganellano e scavano sotto le belle parole della campagna elettorale sono Le Iene, e lo fanno da Italia 1, la rete giovane di Mediaset, mentre le altri tv dormono, parlano, parlano o soccombono sotto la par condicio e l’altra trasmissione “giustizialista” per eccellenza, Striscia la notizia, si occupa di gossip: dalle presunte censure di Magnolia, casa di produzione tv, sul caso della cannabis all’Isola dei famosi alle sospette irregolarità sul vincitore del Festival di Sanremo, il cui nome si conosceva 20 minuti prima della proclamazione. Striscia mal sopporta le Iene. Pare che ci sia Antonio Ricci dietro la mancata promozione del format su Canale 5. Non che le Iene siano senza macchie, spesso camminano sulla sottile linea che divide lo scoop dalla bufala, le rivelazioni clamorose dalle balle galattiche, come nel caso dei servizi sul fantomatico fenomeno del Blue Whale, quella sfida social che spingerebbe i ragazzi ad affrontare cinquanta prove estreme in cinquanta giorni, fino a quella finale: togliersi la vita. “Quei filmati sui suicidi sono falsi”, hanno ammesso. Ma tutto sommato non hanno perso credibilità, anche se quando davano credito al metodo Stamina di Davide Vannoni ci sono andati vicini.

Spingevano affinché quel metodo, che prometteva cure a tante malattie neurodegenerative, venisse messo a carico del Sistema Sanitario Nazionale. All’indomani dei servizi, però, la validità scientifica di Stamina fu contestata anche dalla magistratura. E le Iene furono accusate di fare disinformazione, particolarmente grave perché dava false speranze ai malati. Aldo Grasso, scrivendo di Nadia Toffa che ha parlato della chemioterpia, “l’unica cosa che serve”, ha ricordato quando Le Iene “si sono recate a Cuba a intervistare un allevatore di scorpioni da cui si ricavava una cura anticancro”. Adesso staranno più attente, aggiunge.

Chi non fa, non rischia. E loro fanno tanto, bisogna ammetterlo.

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