L’intervista

Emma Bonino: «La mia battaglia per l’Europa e i migranti, contro il debito e le panzane»

Parla la storica esponente radicale, leader della lista +Europa: «Le promesse di questa campagna elettorale sono tutte a debito, così si prende in giro la gente. I migranti? La strumentalizzazione politica non aiuta ma la gente non è stupida. Il ritorno del fascismo? Attenzione a minimizzare troppo»

Emma Bonino

Emma Bonino

TIZIANA FABI / AFP

16 Febbraio Feb 2018 0735 16 febbraio 2018 16 Febbraio 2018 - 07:35

«Noi non stiamo aiutando la gente a ragionare». Emma Bonino sorride amara, fasciata nel suo turbante color terra bruciata. Settant’anni il prossimo nove marzo, la leader radicale è capofila di +Europa, una delle tre liste alleate al Partito Democratico. Più che a quello, però, sembra più che altro interessata a smontare promesse, alibi, luoghi comuni degli altri schieramenti. Quasi come fosse una vestale della realtà, disinteressata a essere popolare o a prender voti: pro Europa, pro migranti, pro austerità, con la sua proposta di congelare la spesa pubblica per cinque anni al fine di ridurre il debito pubblico. Piccola che sia, in questo modo +Europa è diventata un piccolo caso di questa campagna elettorale. Una specie di antidoto contro gli opposti populismi, o per i delusi da Matteo Renzi, tra cui lei stessa si annovera. E non è un caso che molti dei supposti frondisti del segretario Pd, da Calenda allo stesso Paolo Gentiloni, abbiano manifestato simpatia per questa operazione politica. Lei si schermisce e rilancia: «Ne ho fatte tante di campagne elettorali, ma sbracate come questa non ne avevo mai viste».

Addirittura?
Senza alcun dubbio. Sia in termini di strumentalizzazione di problemi additati a capro espiatorio di tutto quel che succede, sia in termini di promesse, come se nessuno sapesse che la famiglia Italia è fortemente indebitata, con 60-70 miliardi di servizio del debito da pagare ogni anno. Leggi i programmi e rimani basito. È come se la famiglia Bonino, super indebitata, tornasse quest’anno dal cognato per comprare un altro motorino. E il cognato, che te li ha già prestati ultimamente, ti manda giustamente a quel Paese. Un po’ perché non ha voglia di dartene, un po’ perché pensa che i tuoi figli non saranno in grado di ripagarlo, quel debito.

Eppure non c’è partito che non dica che voglia fare la spending review. Buon ultimo Berlusconi, che ha indicato Carlo Cottarelli come possibile ministro di un governo di centrodestra...
Sarà. Per ora le promesse di questa campagna elettorale sono tutte a debito. Chi ti dice facciamo la flat tax, la vuole fare a debito. Chi ti dice aboliamo le tasse universitarie o il canone Rai, pure. Chi ti dice, rimpatriamo 600mila clandestini - come se fosse gratis, ma anche come se fosse possibile - anche. Tutte promesse a debito. Che si scioglieranno come neve al sole il prossimo 5 marzo, quando pure chi ci ha creduto capirà che non se ne dovrà far nulla.

Voi invece siete quelli che vogliono tagliarle, le spese...
Attenzione, noi non proponiamo nessun taglio. Noi proponiamo un congelamento della spesa pubblica per i prossimi cinque anni.

Che vuol dire...
Vuol dire che la spesa pubblica si può pure rimodulare al suo interno. Tagliare alcune detrazioni e togliere l’Iva intermedia, per spenderli altrove. La nostra linea rossa è non fare altro debito. Con quel po’ di credibilità che ci consente di guardarci allo specchio la mattina.

Sta dicendo che gli altri sono tutti uguali?
Sto dicendo che tutte queste promesse a vanvera, dal reddito di cittadinanza, all’abolizione della legge Fornero, dalla doppia moneta alla flat tax ha portato a convergere vari rivoli demagogici nell’unico torrente del più spesa. Anche quando si parla di lavoro: possibile che non si dica che la questione non è aumentare la spesa pubblica, che non è così che si crea lavoro? Ma che invece occorre far crescere la dimensione delle imprese, diminuire il divario tra imprese e università, dal divario Nord-Sud di antichissima data.

Secondo lei come mai sta avvenendo tutto questo?
Perché dire la verità costa. Ma queste proposte mirabolanti hanno come sottofondo la mancanza di rispetto degli italiani. Io capisco bene che la gente si sente contenta se non deve pagare qualcosa. Ma non è vero. E la fragilità di leadership non aiuta, perché non aiuta le persone a pensare nel medio termine.

Beh, tutto si può dire del governo Renzi tranne che la sua leadership sia stata fragile, fino a che non si è dimesso da Palazzo Chigi, perlomeno…
È vero, Renzi aveva impostato un percorso diverso, ma si è fermato.

Il referendum è stato lo spartiacque della sua parabola politica. A proposito, lei cosa votò allora?
Io avevo votato Sì, perché credevo nella revisione del titolo V della costituzione. Fu ideata questa specie di federalismo che non è, con devoluzione di competenze senza devoluzione di responsabilità. Così facendo, le regioni sono diventati centri di spesa senza controllo. Mentre nessuno ha messo mano alle società pubbliche e alle municipalizzate. E intanto il turismo era diventata competenza esclusiva delle Regioni, il commercio internazionale è competenza concorrente. Una follia totale. E tutto perché la Lega era indipendentista e si voleva togliere acqua al loro mulino. Un po’ come accade anche oggi, in altri contesti.

A cosa si riferisce?
All’Europa, per esempio. Pensi al contesto internazionale: Putin, Trump, il Mediterraneo in fiamme. Tutte cose che dovrebbero portarci a volere più Europa, perché è del tutto evidente che non siamo in grado di affrontare nessuno di questi problemi da soli. E invece abbiamo fatto dell’Europa il capro espiatorio di tutti i mali. Per dire: non è Bruxelles che ci ha chiesto di vivere a debito. L’abbiamo fatto da noi, con grande compiacimento. Non è da oggi che non affrontiamo la realtà. La legge elettorale obbrobriosa ci ha messo del suo.

Ecco, a proposito. Voi radicali eravate soli nella battaglia contro la partitocrazia, prima di Tangentopoli. Oggi però i partiti non ci sono più, e quelli che ci sono, sopravvivono con difficoltà. Si è pentita, di quella battaglia? Era meglio prima?
La battaglia contro la partitocrazia era giusta, ciò che ne è scaturito è sbagliato. Io non conosco democrazia senza partiti, ma non conosco partito che sia sopravvissuto senza essersi innovato.

Cos’è che abbiamo sbagliato?
Il rinnovamento passava dall’uninominale, o dal maggioritario a doppio turno, alla francese. E invece siamo arrivati al Porcellum al Rosatellum e a un sistema prevalentemente proporzionale.

Come nella prima repubblica, ma senza partiti…
A vedere il bicchiere mezzo pieno, questa è una fase transitoria, un po’ slabbrata. Se lo vogliamo vedere mezzo vuoto, c’è da preoccuparsi.

Nel bicchiere mezzo vuoto mettiamoci pure che sono finiti i soldi. E anche in quel caso voi eravate in prima fila contro il finanziamento pubblico ai partiti...
All’epoca noi pensavamo ad alternative di sostegno dell’organizzazione politica, fatta più di servizi che di denaro. Ai partiti lo Stato doveva offrire le sedi, i servizi postali. Se dai soldi ai partiti ingrassi le segreterie centrali e basta.

Dire la verità costa. Ma queste proposte mirabolanti hanno come sottofondo la mancanza di rispetto degli italiani. Io capisco bene che la gente si sente contenta se non deve pagare qualcosa. Ma non è vero

Parliamo dei migranti in Italia...
Sbagliato. Il tema non sono i migranti in Italia.

Rifacciamo. Parliamo di...
Il tema è la mobilità globale. Gli uomini non sono alberi. Si sono sempre mossi e sempre si muoveranno. La mobilità c’è sempre stata. Peraltro, quelli che migrano verso di qua sono uno su dieci dei migranti africani. Adesso noi la sentiamo di più, a causa della nostra posizione geografica. E poi perché non avendo alle spalle imperi colonialisti, non siamo abituati a vedere stranieri nelle nostre strade. I nostri nonni non avevano mai visto una persona nera, per dire. Il nostro era un Paese di emigrazione e dovremmo ricordarcelo: non è mai un fenomeno allegro lasciare le proprie abitazioni e le proprie radici. Valeva per i nostri nonni e vale per quel che sta succedendo in Africa.

Ok, ma che si fa? Vox populi vuole che i clandestini vadano rimpatriati...
Ciò nonostante, e nonostante la Bossi - Fini, fu proprio la destra - meritoriamente - a fare le due più grandi sanatorie europee, legalizzando 900mila persone, in pochi anni. Questo dimostra che quello della gestione del fenomeno migratorio non è un tema facile. E che è la manipolazione politica che non ti consente di governarlo.

Lei dice una cosa che è molto controcorrente, in Italia. Che a noi i migranti servono, che sono una risorsa…
E scusi, perché sarebbe così controversa? Ci sono ricerche di Confindustria o della Fondazione Moressa che ci dicono chiaramente che invertire il declino demografico del Paese, e per garantire l’equilibrio tra morti e nati, all’Italia servirebbero 160mila nuovi ingressi - o nuove nascite - ogni anno, per i prossimi dieci anni. È la proposta di Ero Straniero è quella di superare la Bossi Fini, che offre un ingresso più istituzionale, più rassicurante, di questi soggetti che entrano comunque, ma dalla porta di servizio, l’unica aperta: quella dei richiedenti asilo. Il problema è questo esercito che ci creiamo da soli degli irregolari.

Bene la demografia, ma se non c’è lavoro è dura integrare queste persone...
Le faccio due esempi: in Italia ci sono 800mila famiglie con 800mila badanti, di cui sono una parte sono con la pelle bianca, e se lo sono è perché sono rumene o ucraine. Guardiamo anche i dati Miur sugli studenti: abbiamo una popolazione scolastica di 8 milioni di persone. 800mila studenti sono figli di immigrati. Senza di loro, 68mila professori sarebbero a spasso. Difficile insegnare a un muro.

Se questo è vero, perché allora molti italiani la vedono in modo diametralmente opposto?
Io non ne sarei così sicura, la gente è meno stupida di quanto si creda. Certo, la rincorsa a chi la spara più grossa non aiuta. Perché poi ti trovi di fronte a dati che dicono che più sono arrivati gli immigrati, più i reati sono diminuiti. È uscita una ricerca Eurispes, pochi giorni fa: dice che in Italia la gente sia convinta che ci sia il 30% di immigrati. No, è l’8%. Ma ti dicono che non conta niente, che quel che importa è la percezione. Capito? La percezione.

A proposito di percezione: lei percepisce un ritorno della minaccia fascista in Italia?
Che l’Italia sia fascista è una stupidaggine. Detto questo sa cosa trovo davvero bestiale?

Cosa?
Che si dia agli stranieri la colpa dell’emergere di episodi di xenofobia. È come dare agli ebrei la colpa del nazismo. Il fatto che ci sia gente che lo dica e gente che ci crede deve farci riflettere. Perché ogni volta si scende uno scalino: la prima volta era una ragazzata, la seconda volta meno, ma la gente va capita. Alla fine ti trovi nell’abisso e non l’hai nemmeno visto arrivare.

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