L’Italia cresce, il governo crolla: ecco il vero paradosso di questa campagna elettorale

Non c'è dato economico che non faccia segnare il segno più. E sarà pure merito di Draghi e della ripresa, ma è innegabile che le cose vadano molto meglio rispetto al 2013. Perché allora le forze di governo sono in caduta libera? E perché nei manifesti del Pd non c’è traccia di quei dati? Mistero

Paolo Gentiloni Linkiesta
16 Febbraio Feb 2018 0750 16 febbraio 2018 16 Febbraio 2018 - 07:50

Di tutte le cose strane di questa campagna elettorale, questa è forse la più strana di tutte. Perché l’economia va bene, ma il consenso delle forze di governo è in caduta libera?

Più 1,4% di crescita del prodotto interno lordo, la più alta dal 2010, superiore alle aspettative. Crescita record nell’export, +7,4%, un risultato migliore rispetto a Germania e Francia, che si fermano rispettivamente al 6% e al 4%. E ancora, è del 7 febbraio il report dell’OCSE che segnala una crescita sostenuta del Pil pro capite della famiglie, pari allo 0,8%, decisamente superiore a quello di tutte le altre grandi economie sviluppate.

Ancora: crescono i consumi (1,4%), crescono gli investimenti fissi lordi (3%), e per la prima volta dall’inizio della crisi cala il rapporto debito/pil dal 132% al 131,6%. Dimenticavamo: pure la disoccupazione è in calo, dal 12,9% di gennaio 2014 all’11% di oggi, il risultato più basso da settembre 2012.

Sarà merito della ripresa internazionale, di Mario Draghi e del Quantitative Easing, degli attentati in giro per il mondo che hanno rilanciato il turismo in Italia, di una fortunata congiunzione astrale, di tutto quel che volete voi. È innegabile, tuttavia, che le cose in Italia vadano meglio oggi che nel 2013, quando la legislatura è iniziata. E che alcune scelte politiche, come altre vuole è accaduto, abbiano concorso a migliorare il quadro, anziché peggiorarlo. Pensiamo, ad esempio, al piano Industria 4.0 che ha concorso ad accelerare la crescita degli investimenti. O al fatto che sono state disinnescate le clausole di salvaguardia sull’aumento dell’Iva, di anno in anno, che hanno evitato un aumento dell’Iva che avrebbe depresso i consumi. O, molto più banalmente, a una pressione fiscale che è passata dal 45% del 2013 al 40,3% del 2017.

Crescono i consumi, crescono gli investimenti, e per la prima volta dall’inizio della crisi cala il rapporto debito/pil dal 132% al 131,6%. Dimenticavamo: pure la disoccupazione è in calo, dal 12,9% di gennaio 2014 all’11% di oggi, il risultato più basso da settembre 2012. Perchè di tutto questo non c'è traccia nella campagna elettorale del Pd?

Non stiamo bene, forse. Ma sicuramente stiamo meglio di quando la legislatura è iniziata, cosa che negli ultimi vent’anni non è accaduta spesso. La cosa sorprendente semmai è che a questo giro elettorale quest’evidenza sembra non valere nulla. Non si spiega altrimenti il fatto che le forze dell’attuale maggioranza di governo siano segnalate dai sondaggi in caduta libera, addirittura al terzo posto dopo la coalizione di centrodestra e il Movimento Cinque Stelle.

Paradosso nel paradosso, persino le forze di maggioranza sembrano essere frenate da un sorprendente e autolesionista pudore nel non voler rendicontare, numeri alla mano, quanto di buono fatto. Fateci caso: sui manifesti elettorali del Partito Democratico non c’è traccia di tutti i dati che abbiamo raccontato sinora, né del boom dei visitatori nei musei, né del calo dei reati, né della drastica diminuzione degli sbarchi. Saranno fini stratagemmi elettorali di cui ignoriamo la ratio, ma non sarebbe più utile una campagna di informazione su quanto fatto e sui risultati ottenuti, anziché una sterile polemica - a rischio boomerang - sui mancati rimborsi dei parlamentari Cinque Stelle? Misteri da campagna elettorale. Ormai non ci stupiamo più di nulla.

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