Quesiti linguistici

Ci sono solo “lucani” in Basilicata? Risponde la Crusca

Qualcuno li chiama anche “basilicati” e “basilicatesi”, ma la denominazione derivante dal nome della regione in età romana resta ancora quella preferibile

Matera Linkiesta

Matera (Pixabay)

17 Febbraio Feb 2018 0745 17 febbraio 2018 17 Febbraio 2018 - 07:45

Tratto dall’Accademia della Crusca

In questo caso, abbiamo a che fare con una delle venti regioni italiane, la Basilicata. L’assenza di rapporto etimologico tra il toponimo e l’etnico più diffuso (che è indubbiamente lucano) costituisce un esempio di “suppletivismo”, fenomeno non raro in italiano, ma che solo in questo caso avviene con riferimento agli abitanti di una regione.

Cominciamo col dire che la regione in età romana era denominata in latino Lucania, di cui Lucanus (da cui l’it. lucano) è l’etnico, secondo lo stesso rapporto che lega Campanus (it. campano) a Campania, Calabrus (it. calabro) a Calabria(che poi in italiano ha prodotto anche calabrese), Italus (it. italo) a Italia. Secondo il Dizionario di toponomastica (Torino, Utet, 1990), il termine Lucani è un adattamento latino di una voce del sostrato locale italico, che in greco è resa con Leukanòi, etimologicamente legata a leuc- nel senso di ‘capo, estremità’ (ma ci sono varie altre proposte etimologiche).

In età medievale, a partire dal sec. X, l’antica Lucania cominciò a essere indicata anche (e dal sec. XII esclusivamente) come Basilicata, toponimo che, secondo lo stesso Dizionario, deriva dal gr. basilikòs, termine che indicava l’amministratore bizantino della regione, oppure dalla basilica di Acerenza, sede del vescovo che aveva la giurisdizione sul territorio. Con questa denominazione la regione entrò, nel 1860, nel Regno d’Italia, ma il toponimo classico Lucaniavenne ufficialmente ripristinato nel 1932 in epoca fascista, per essere nuovamente sostituito da Basilicata nel 1947, con l’avvento della Repubblica.

Per quanto riguarda l’etnico, il Deonomasticon Italicum di Wolfgang Schweickard (DI), s.v. Lucània documenta l’uso, fin dal sec. XIII, di lucano/i, con riferimento sia alla popolazione della Lucania antica sia ai contemporanei abitanti della Basilicata. Gli etnici derivati da Basilicata, secondo lo stesso DI, sono basilicatese/i (con -ese, il suffisso più usato per la formazione di questi derivati; rarissima la variante letteraria basilicatense/i, come pure l’alternativo basilicatino/i, con il suffisso -ino) e basilisco (pl. basilischi), considerato una “variante etimologizzante, per analogia formale con it. basilisco ‘rettile’”. I due termini hanno avuto, tra Otto e Novecento, una certa diffusione, ma restano entrambi di uso molto più circoscritto rispetto a lucano, che ha formato anche composti come calabro-lucano e lucano-pugliese.

Quanto ai basilicati citati da un nostro lettore, si tratta di un etnico non registrato nel DI, né in altri dizionari, ma di cui si trovano in rete alcune rarissime attestazioni ottocentesche e qualche scherzoso esempio contemporaneo. Peccato che non si abbiano esempi al singolare, ma è probabile che basilicati rappresenti il maschile plurale di basilicato e che si tratti quindi di un etnico formato per conversione dal toponimo (come Argentina/argentino); nel caso di un maschile singolare basilicate si potrebbe ipotizzare la possibile attrazione di etnici come arpinate, cassinate, mentre un eventuale maschile basilicata sarebbe l’unico altro esempio di etnico in -ata, oltre a crotoniata (numerose, invece, le formazioni in -ita e in –ota).

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