L'amore di Salvini per De Andrè smaschera l’ipocrisia leghista

Al posto di indignarsi per l'appropriazione indebita di Salvini nei confronti di De André, forse bisognerebbe chiedergli conto politicamente del fatto che proprio lui, amante dell'anarchia di De André possa aver cambiato idea a tal punto da ritrovarsi lì a sbraitare slogan xenofobi e reazionari

Salvini
17 Febbraio Feb 2018 0745 17 febbraio 2018 17 Febbraio 2018 - 07:45

Dei gusti, come dei colori, non c'è niente di cui discutere, dicevano gli antichi. Eppure, a giudicare dal tumulto che è eruttato dai social nei giorni scorsi dopo che il leader della Lega Matteo Salvini ha dichiarato il suo amore per Fabrizio De André, e l'apprezzamento per la miniserie che Raiuno gli ha dedicato, pare che alcuni gusti, soprattutto quando si parla di politica, possano fornire ben più di uno spunto di riflessione.

La storia dell'amore che lega Matteo Salvini a Fabrizio De André non è una novità. Prima del suo arrivo canticchiante sul tappeto rosso di Sanremo di settimana scorsa e prima del pollice alzato per la fiction di Raiuno Principe libero, l'ultima volta era stata meno di dodici mesi fa, quando il leader della Lega aveva dichiarato, proprio da Genova: «Adoro De André. Era contro ogni dittatura, per le differenze. E quando posso, faccio una scappata al cimitero a trovarlo qui a Genova. Sono cresciuto a pane, Milan e De André».

La questione è delicata, ma ricca di spunti interessanti sul nostro modo di ascoltare la musica, sul modo di Salvini di concepire la sua attività politica e, da ultimo, sul nostro concetto di coerenza e di non contraddittorietà.

Da una parte, per quanto riguarda il rapporto che ognuno di noi istaura con l'arte, e con la musica in modo particolare, i latini avevano certamente ragione: se Salvini dice di adorare De André non c'è molto da obiettare, anzi, da grande amante di De André direi proprio “sono contento per lui”. E in ogni caso, anche se la cosa mi desse fastidio, sarebbe certamente più facile dimostrare che c'è un cheeseburger che gravita intorno alla Terra alla velocità della luce tra noi e la Luna, piuttosto che dimostrare la veridicità di una preferenza estetica come quella esternata Salvini.

La parte più interessante è senz'altro quell'altra, quella che ci può dare degli spunti interessanti per analizzare il modo in cui Salvini porta avanti la sua battaglia politica, quella della Lega, il cui programma oltre a portare avanti le più classiche delle idee conservatrici: la sicurezza, l'autorità, le frontiere. In altre parole dio, patria e famiglia.

Ci sono infatti due modi di analizzare l'affetto che lega il leader leghista al cantante anarchico genovese. Il primo è quello che abbiamo letto in decine di post scritti su Facebook con furia e indignazione da molti dei fan del genovese e sostanzialmente, e consiste nel dare per certo che Matteo Salvini stia mentendo quando dice di amare De André. In questo caso, la prova della menzogna sarebbe evidente per il fatto che il programma della Lega e le uscite reazionarie di Salvini procedono effettivamente in direzione ostinata e contraria rispetto all'umanesimo libertario di De Andrè.

Ma forse c'è anche un altro modo di leggere questo strano rapporto e non è mettere in discussione l'onestà di Salvini quando parla del suo affetto per De André, ma, al contrario, metterlo in discussione quando sventola odio e discriminazione per attizzare i suoi potenziali elettori. Da questo punto di vista, in effetti, le cose tornano molto di più, soprattutto se si guarda qualche metro più in là del Salvini di questi mesi, sempre più allineato a Giorgia Meloni e al suo nazionalismo post fascista e sempre più xenofobo nello stigmatizzare l'immigrazione come causa di tutti i mali..

Se si scava un filo più in profondità nella vita politica di Salvini, infatti, si scopre che quella passione di De André è tutt'altro che contraddittoria con il leader leghista, e che invece, probabilmente, è proprio l'ultima svolta nazionalista e identitaria che è in contrasto con quello che Salvini ha sempre pensato. Non è un segreto per nessuno, infatti, che Salvini da ragazzo sia stato un gran frequentatore dei centri sociali, in primis del Leoncavallo di Milano. Esattamente come non è un segreto che Salvini facesse parte, sempre da ragazzo, della frangia “comunista” dei giovani padani, tanto che lui stesso, anni dopo, si è definito lui stesso “ molto più di sinistra di Renzi”, aggiungendo anche di trovare nelle idee portate avanti da Marine Le Pen e dalla destra sociale europea molti più valori di sinistra che nei partiti che si dichiarano veramente di sinistra, leggi il PD.

Di sicuro qualche aspetto di ragione c'è in quella frase, sia perché la destra sociale e la sinistra sociale condividono alcune battaglie — contro il capitalismo, per esempio, o a favore delle comunità contro la globalizzazione — sia perché il centro sinistra italiano è da molto tempo lontano anni luce dai valori di sinistra, tanto che il PD di Matteo Renzi ormai, sia come candidati che come politiche, somiglia miliardi di volte di più a una nuova DC che a un nuovo PCI.

Forse, dunque, al posto di indignarsi per una stronzata come la supposta “lesa maestà” o come l'altrettanto supposta appropriazione indebita di Salvini nei confronti di De André, indignazione tipica borghese, bisognerebbe chiedergli conto politicamente del fatto che proprio lui, amante dell'anarchia fantasiosa di De André e simpatizzante delle occupazioni, possa aver cambiato idea a tal punto da ritrovarsi lì a sbraitare slogan xenofobi e reazionari al fianco dei Fratelli d'Italia, delle Casepound e delle Forze Nuove. Forse più per opportunità politica e desiderio di potere, a questo punto, piuttosto che per reale convinzione politica? Certo è che, in entrambi i casi, il buon Fabrizio De Andrè lo guarderebbe con compassione, quella di un uomo che “il potere lo ha scagliato dalle mani”, di uno spirito libero, ma libero veramente.

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