«Volevo regolamentare la prostituzione. Dc e falsi moralisti mi hanno fatto la guerra»

Nel 1988 il deputato Antonio Bruno presentò la prima legge per introdurre tutele sanitarie e previdenziali per le lucciole. «Ne parlai con il Vaticano, l’opinione pubblica era d’accordo, ma la Dc chiese la mia testa». Anni dopo, da sottosegretario alla Difesa, portò i profilattici nelle caserme

37301961344 A789dcd3c8 K
17 Febbraio Feb 2018 0745 17 febbraio 2018 17 Febbraio 2018 - 07:45

«A distanza di tanto tempo, posso dire che avevo ragione». È il 1988 quando il giovane deputato socialdemocratico Antonio Bruno propone di regolamentare la prostituzione in Italia. Il coraggio evidentemente non gli manca. È stato appena eletto alla Camera, la sua prima iniziativa parlamentare diventa una delle battaglie politiche più accese. Lui non sembra preoccuparsene troppo. Prima Bruno presenta una proposta di legge che introduce tutele sanitarie e previdenziali per le lucciole. Poi, visto che i principali partiti ne ostacolano la discussione, inizia a raccogliere le firme per un referendum abrogativo della legge Merlin. È una sfida controcorrente che gli crea non pochi problemi. Anche personali. Ai dubbi delle gerarchie ecclesiastiche e ai commenti ironici dei giornalisti segue l’ostracismo della politica. La Democrazia Cristiana e i socialisti ne fanno un caso personale. E quando pochi anni dopo Bruno viene proposto per un incarico di governo, la Dc pone un veto sulla sua presenza.

La battaglia del deputato tarantino non è casuale. La proposta di legge viene depositata a trent’anni esatti dalla chiusura della case di tolleranza. Per l’autore rappresenta una risposta al fallimento della legge Merlin del 1958. «All’epoca volevo semplicemente regolarizzare la libera prostituzione» racconta al telefono l’ex parlamentare. «Volevo limitare quello scempio che accadeva, e accade tutt’ora, nelle strade delle nostre città». Il testo è articolato, quasi nulla viene lasciato al caso. Antonio Bruno propone l’istituzione delle cosiddette “colline dell’amore”: ambienti appositamente pensati per ospitare l’attività delle lucciole. «Strutture molto diverse dalle case chiuse dei decenni precedenti, luoghi che avrebbero ridotto la delinquenza e lo sfruttamento delle donne». La legge punta a garantire la sicurezza di prostitute e clienti. Ma introduce anche importanti tutele igienico-sanitarie. Dopotutto sono gli anni in cui l’aids arriva e si diffonde in Italia. «La norma prevedeva visite settimanali da parte delle istituzioni sanitarie pubbliche - ricorda Bruno - E una serie di tutele previdenziali per le operatrici del settore». Senza dimenticare l’aspetto fiscale e le ricadute positive sulle casse pubbliche. «Esattamente come accade oggi in Olanda e Germania». Una proposta di legge moderna, comunque la si pensi in materia. A cui evidentemente si sono ispirate tante riforme presentate negli ultimi anni da numerosi parlamentari.

Nel 1988 il giovane deputato presenta una proposta di legge che introduce tutele sanitarie e previdenziali per le lucciole. Poi inizia a raccogliere le firme per un referendum abrogativo. È una sfida controcorrente che gli crea non pochi problemi. Anche personali. Ai dubbi delle gerarchie ecclesiastiche e ai commenti ironici dei giornalisti segue l’ostracismo della politica. La Democrazia Cristiana ne fa un caso personale. E quando pochi anni dopo viene proposto per un incarico di governo, la Dc pone un veto sulla sua presenza

Prima di depositare la legge a Montecitorio, il giovane deputato si prende anche la responsabilità di avvertire il Vaticano. «Attraverso un mio amico - ricorda Bruno - ero riuscito a contattare un’autorevole eminenza a cui avevo presentato il progetto». Incredibilmente, si apre un confronto con il mondo cattolico. «I miei interlocutori dicevano di apprezzare la proposta di legge per le finalità etiche e sanitarie che si proponeva. Anche se il Vaticano, non accettando il meretricio, non poteva che avversarla». Tanti cittadini condividono l’iniziativa. «L’opinione pubblica era d’accordo - racconta ancora Bruno - ricordo un sondaggio in cui il 58 per cento degli intervistati si diceva a favore della mia proposta di legge». Ma il tema resta scomodo, poche personalità si schierano dalla parte del parlamentare. «Tra coloro che appoggiavano l’iniziativa, senza far parte della larga schiera di falsi moralisti, mi viene in mente Indro Montanelli». Le reazioni più dure, però, arrivano dalla politica. «Erano apertamente contrari i democristiani e i socialisti, ma anche i comunisti». Il giovane deputato ne paga le conseguenze in prima persona. Quando nel 1989 sta per nascere il governo Andreotti VI, il Partito Socialista Democratico lo propone per un ruolo da ministro o sottosegretario. «La Democrazia cristiana si oppose. Me lo dissero chiaramente, era per la mia iniziativa sulla prostituzione» racconta oggi Bruno. «Neppure le autorità ecclesiastiche mi osteggiarono così. Neanche dalla stampa ho ricevuto attacchi velenosi come quelli dei democristiani».

Prima di depositare la legge a Montecitorio, il giovane deputato si prende anche la responsabilità di avvertire il Vaticano. «Ero riuscito a contattare un’autorevole eminenza a cui avevo presentato il progetto. Mi disse di apprezzare la proposta di legge per le finalità etiche e sanitarie che si proponeva. Anche se il Vaticano, non accettando il meretricio, non poteva che avversarla»

Qualche anno dopo la diffida viene meno, nel 1991 Bruno diventa sottosegretario alla Difesa. A Palazzo Chigi c’è ancora Giulio Andreotti. «Vado al governo e mi intesto un’altra battaglia che mi ha creato tanti problemi». Come detto sono gli anni della diffusione dell’aids, nel Paese c’è grande paura. Il fenomeno delle malattie sessualmente trasmissibili riguarda da vicino tanti ragazzi che partono giovanissimi per il servizio militare. «Mi arrivavano moltissime lettere dalle mamme preoccupate». E così il sottosegretario decide di inviare grandi quantitativi di preservativi nelle caserme. Una scelta di buon senso, si direbbe oggi. Ma all’epoca crea imbarazzi e indignazione. «Ne parlai con il ministro e non era molto d’accordo. Dopotutto anche lui era un democristiano….. Eppure a distanza di tanti anni posso dire che anche in quell’occasione avevo ragione io».

Oggi sono passati sessant’anni esatti dalla legge Merlin, la regolamentazione della prostituzione continua a far discutere. I tempi sono maturi per un intervento legislativo? Antonio Bruno non sembra avere dubbi: «Direi che sono molto maturi». Le divisioni non mancano, ma da qualche tempo la politica si confronta sulla questione. «Anche se nessuno ha mai il coraggio di affrontare concretamente il problema». Tra i tanti leader, il leghista Matteo Salvini ha proposto più volte un intervento. «Siamo in campagna elettorale - sorride Bruno - Non mi permetto di dire se il suo impegno è sincero, ma evidentemente adesso è alla ricerca del consenso».

Potrebbe interessarti anche