Imparare mentre si dorme? Secondo gli scienziati si può (ma non come credete)

Ascoltare lezioni sperando di assorbirle nel sonno è un’illusione presto passata di moda. Però esiste un modo per fissare nella memoria, mentre si è addormentati, ciò che si è imparato da svegli

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19 Febbraio Feb 2018 1105 19 febbraio 2018 19 Febbraio 2018 - 11:05
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Registrare le lezioni, mettere gli auricolari e andare a dormire: nel sonno si imparerà qualcosa. O no? Da decenni ormai l’apprendimento nel sonno – che non è mai stato davvero convincente – è stato smontato in via definitiva. Non funziona mai e, peggio ancora, ha come unico effetto quello di tenere sveglio chi lo prova. Da quando è tramontata la moda gli scienziati hanno smesso di occuparsene. E, in realtà, questo è stato un peccato: perché un modo per imparare qualcosa mentre si dorme – sembra – esiste davvero.

Lo spiega Björn Rasch, studioso dell’Università di Lubecca. Dopo aver condotto diversi esperimenti insieme al suo team è arrivato a una conclusione: usare stimoli odorosi o sonori durante il sonno aiuta la memorizzazione di alcune informazioni acquisite da svegli. I ricercatori hanno sottoposto i partecipanti a un test: li obbligavano a imparare a memoria le posizioni di alcuni soggetti su una griglia disegnata (niente di più di un gioco di memoria). In quel periodo li esponevano, senza che ne fossero consapevoli, a un forte profumo di rosa. Durante il sonno, nella fase più profonda, facevano sentire ad alcuni partecipanti lo stesso odore di rosa (ad altri no). Risultato: chi durante il sonno aveva avuto il “richiamo” odoroso al risveglio ricordava meglio le informazioni acquisite. Il meccanismo – sostengono – funziona anche con i suoni.

Secondo i ricercatori il principio è semplice. Dal momento che qualsiasi fase di apprendimento, anche quella dello studio, avviene sempre in forma polisensoriale, l’affacciarsi del profumo, o del suono specifico, durante la fase di rielaborazione notturna aiuterebbe a fissare meglio i ricordi nella memoria. L’importante è che sia suono che profumo siano collegati, a livello più o meno consapevole, alle informazioni acquisite.

È un primo passo, dicono gli scienziati. Ma ci sono ancora, secondo loro, molte questioni aperte: suoni e profumi aiutano la memorizzazione del dettaglio o dell’insieme? Questa proprietà può essere impiegata per imparare una lingua straniera? (È il riaffacciarsi dell’antico sogno). E ancora: può aiutare a contrastare l’invecchiamento della mente e ridurre il calo delle capacità cognitive? È ancora tutto da scoprire. Per il momento, è solo una questione di rumori e suoni.

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