Salvateci dall'“ospedalese”, la lingua degli orrori della sanità italiana

Indicazioni poco chiare generano confusione, che genera a sua volta inefficienza: ecco perché l’ospedale, a suo modo, è l'esempio perfetto di quel che non funziona nell'uso della nostra lingua.

Boris Linkiesta
19 Febbraio Feb 2018 0750 19 febbraio 2018 19 Febbraio 2018 - 07:50
WebSim News

Ore 7.00, ingresso di un laboratorio di analisi di un ospedale milanese. Porte che si aprono e si chiudono freneticamente, telefoni che squillano, personale indaffarato, pazienti spazientiti.

Cosa ci faccio lì? Rassicuro subito i più apprensivi: semplici esami del sangue.
E non sono l’unica.
Ad aggirarsi con aria smarrita nel salone dell’accettazione non ci sono solo io.

C’è una doppia indicazione:

Asl – Accettazione
Asl – Laboratorio

Chi scrive non deve mai perdere di vista il suo destinatario. Lo scopo della scrittura è farsi leggere, capire e seguire. Se uno di questi tre obiettivi viene meno tutto crolla. Spesso non ci si pensa, ma una scrittura oscura si ripercuote prima di tutto sui destinatari del messaggio, poi sui suoi autori, e più in generale sull’azienda, che, come un editore, ne ha permesso la pubblicazione.

Queste due scritte fanno sorgere un dubbio amletico: se devo fare gli esami del sangue, devo prima dirigermi in laboratorio o passare per l’accettazione?

Si crea confusione. I più temerari cercano un contatto diretto con il personale per chiedere aiuto. Qualcuno si rivolge a chi è già in coda. Altri ancora seguono l’istinto e un minimo di apparente logica che, in questo caso, non è vincente. Ossia vanno verso l’accettazione.

Questo è un esempio di aziendalese, o meglio, di ospedalese.

Le informazioni chiave per i pazienti sono poco chiare. La mancata comprensione innesca un meccanismo che finisce per impattare sull’efficienza dell’azienda sanitaria stessa.

Se leggo e non capisco chiedo a un impiegato, che a sua volta deve sospendere ciò che sta facendo per assistermi, sempre che possa o voglia. Questo genera nervosismo e ritardi.

Chi scrive non deve mai perdere di vista il suo destinatario. Lo scopo della scrittura è farsi leggere, capire e seguire. Se uno di questi tre obiettivi viene meno tutto crolla.

Spesso non ci si pensa, ma una scrittura oscura si ripercuote prima di tutto sui destinatari del messaggio, poi sui suoi autori, e più in generale sull’azienda, che, come un editore, ne ha permesso la pubblicazione. Che figura ci facciamo?!

Per concludere, ho una proposta per il laboratorio di analisi in questione e non solo: preparare un bel cartello con scritto “In coda qui per gli esami del sangue”

WebSim News

Potrebbe interessarti anche